Rai, peggio di prima. Solite nomine politiche, zero rinnovamento

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 5 agosto 2015 18:31 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2015 18:31
Rai, peggio di prima. Solite nomine politiche, zero rinnovamento

Rai, peggio di prima. Solite nomine politiche, zero rinnovamento

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato su Uomini & Business un articolo intitolato “Una Rai peggio di prima“. Turani critica la scelta di nuovo presidente (Monica Maggioni) e nuovo consiglio di Amministrazione. Secondo Turani non c’è nessun rinnovamento, si tratta delle solite nomine politiche. BlitzQuotidiano vi propone l’articolo completo:

Sconcerto e ironia per le nomine dei vertici Rai, materiale non di prima qualità. Anzi, di seconda se non di terza. E questo è certamente un errore da parte di Renzi. Tutti si aspettavano qualche novità, che non c’è stata. D’altra parte, per un leader politico come Renzi, assediato in casa dalla sua stessa minoranza, il problema numero uno non è riformare la Rai, ma fare in modo che sia abbastanza fedele.

D’altra parte, tutti sanno come si può fare una buona riforma della Rai. E’ una delle cose più semplici del pianeta: basta venderla, così la si allontana dalle mani dei partiti.

Ma questo non si può fare. Anzi, la Rai rimane con tre reti in modo che tutti gli interessati (partiti) abbiano la loro finestrella da cui affacciarsi sul mondo e da cui lanciare i loro messaggi.

Ma c’è anche di peggio. Le tre reti nazionali sono ben visibili e ognuno può trarre le sue conclusioni. Ma  ci sono, poi, le redazioni regionali, del tutto inutili, che però hanno una doppia funzione.

Da un lato servono ai vari politici per la loro propaganda spicciola nei relativi collegi. In più servono come luoghi per sistemare portaborse e galoppini di non alto livello. Tutta roba che qualunque gestore serio chiuderebbe nel giro di poche ore.

E qualunque persona seria, se proprio non si vuole vendere la Rai, collocherebbe sul mercato, all’istante, almeno due delle tre reti, la cui inutilità è ovvia.

Invece non accade nulla, da decenni, perché cambiare qualcosa in Rai provocherebbe la rivolta di tutti quelli che usano i suoi servizi.

D’altra parte, trasformata l’industria pubblica in S.p.A., la Rai rimane l’ultima struttura sulla quale comandano direttamente i partiti. E, forse, i calcolo (sbagliato) di Renzi è stato che Parigi vale ben una Rai. In ogni caso, sarà quasi impossibile vedere una riforma vera della Rai: i politici hanno con lei un legame incestuoso che nessuno riesce a curare e meno ancora a sciogliere.