Rai Sport. Mauro Mazza esce, Carlo Paris sale: né sentenza né partito ma merito

di Cesare Lanza
Pubblicato il 4 settembre 2014 14:49 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014 14:49

Cesare Lanza ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog Cesare Lanza.com.

Mauro Mazza è rimasto impigliato nella diatriba tra Paola Ferrari e Sabrina Gandolfi e, non solo per questo, è stato rimosso dalla direzione di RaiSport. Al suo posto l’ottimo Carlo Paris.

Evviva. Non è un mistero cosa penso di Mazza, ex fiduciario (subito fuggiasco) di Fini e pessimo direttore di Raiuno.

Fu esonerato dalla rete ammiraglia e secondo una comoda abitudine Rai si appellò alla magistratura, fu reintegrato a una direzione: allo sport, mannaggia!

Lì ha confermato il suo (dis)valore. Esonerato! Il dossier che riguarda la sua sostituzione sarebbe ricco e la sua direzione era sotto osservazione da tempo.

Gli sarebbe imputato di non aver raggiunto gli obiettivi editoriali che la Rai si aspettava, così come non sarebbe stato in grado di realizzare prodotti nuovi i

Rai Sport. Mauro Mazza esce, Carlo Paris sale: né sentenza né partito ma merito

Carlo Paris è il nuovo direttore di Rai Sport

n grado di conquistare il pubblico.

Gli viene contestato, inoltre, l’operato per la copertura dei Mondiali (che avevo già criticato ampiamente), la gestione dei canali (la finale del Roland Garros su Rai Sport 1 che vedeva la Sharapova e la Halep sul 4-4 venne interrotta per dare spazio ai playoff di Lega Pro Frosinone – Lecce) e le sostituzioni di conduttori ed inviati giudicate poco soddisfacenti.

Intanto Paola Ferrari continua a tuonare via Twitter: “Se avessi tutto questo potere mi farei dare il Festival di Sanremo”.

Ho una dolorosa e significativa esperienza personale. Ero un autore Rai, a un Festival di Sanremo (stravinto) fui lodato da Mazza in modo esagerato.

Poi entrai in collisione con amici più potenti di me e l’Inchino di Mazza fu immediato: mi estromise non solo dal Festival successivo, ma mi pose all’indice per qualsiasi programma mettendomi in una black list, perfettamente rispettata dalla sua corte (salvo Guardì e un paio di altri professionisti di anima indipendente).