Renzi deve sparire. E sparire deve anche il Pd. Perché alle prossime elezioni ci sia qualcosa da votare

Mino Fuccillo
Pubblicato il 3 maggio 2018 14:08 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018 14:08
Matteo Renzi ora deve sparire. E sparire deve anche il Pd. Perché alle prossime elezioni ci sia qualcosa da votare

Renzi deve sparire. E sparire deve anche il Pd. Perché alle prossime elezioni ci sia qualcosa da votare (nella foto Ansa, Renzi e Boschi)

ROMA – Renzi deve sparire. E sparire deve anche il Pd. Sparire entrambi dalla scena politica perché alle prossime elezioni ci sia qualcosa da votare. Qualcosa che contenga le ragioni che Renzi aveva ed ha e qualcosa che abbia le idee e i valori che il Pd ha ma non può.

Renzi deve sparire perché dove tocca e appare è reazione di rigetto. E’ un fatto e in politica come nella vita con i fatti non si polemizza. Come e ormai più di Craxi, se Renzi dice che dopo la domenica c’è il lunedì è rivolta e sdegno. Renzi nell’immaginario collettivo non solo è colpevole di tutto, è anche marchio e garanzia di insuccesso.

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Renzi aveva ragione sul Jobs Act, cioè su una legge che aiutasse a creare posti di lavoro rendendo meno eterno e costoso l’assumere. E infatti oggi in Italia c’è molta più gente che lavora rispetto a quattro anni fa. Renzi aveva ragione sul voler portare il merito e la competenza tra il corpo docente, tra i prof. Renzi aveva ragione nel voler smontare una Pubblica Amministrazione zavorra e questa sì davvero casta. Renzi aveva ragione nel considerare parte rilevante della sinistra italiana una forza conservatrice.

E quindi, per queste e altre ragioni che Renzi aveva ed ha, Renzi deve sparire. Erano i governi Prodi del centro sinistra e Prodi parlava alla sinistra di patto per i figli, cioè di smontare protezioni e zavorre per chi li aveva e destinare risorse ai figli. Siamo arrivati ai nipoti e la sinistra sindacale, politica, di cattedra, centro studi e circolo ancora protegge i gruppi sociali più conservatori che c’è. E ai giovani indica l’unica via maestra: mettersi in fila per anzianità di precariato. E la sinistra guarda con occhio languido alla nuova teologia sociale M5S secondo cui la competenza professionale è casta. Non l’aveva detto la sinistra che la competenza era selezione e la selezione è brutta cosa?

Renzi deve sparire non solo perché ha fallito e perso. Ma perché nel suo nome, segno e presenza qualunque cosa fallirebbe ancora. Renzi deve sparire perché è un boy scout che ha creduto di vedere un’Italia delle buone intenzioni e sentimenti che non c’è. Perché è l’antipatico numero uno d’Italia. Perché il suo riformismo è stato tanto declamato quanto bloccato nei fatti da burocrazie e nomenklature e lobby. Ma se burocrazie, nomenklature e lobby non solo ti bloccano ma riescono a convincere il paese che sbagliato sei tu, allora devi sparire. Perché sei Re Mida alla rovescia, quel che tocchi in politica decade e va in pezzi. Sì, Renzi deve sparire perché le sue ragioni sopravvivano almeno un po’.

E il Pd deve sparire anche lui. Perché abitato in maniera ormai irreversibile da una nomenklatura alta e bassa che invoca ad esempio collegialità volendo in realtà dire che nulla si fa e si decide senza l’unanimità. Cultura politica dove la stabilità è l’immobilità, dove ogni interesse sociale va tutelato e garantito e quindi ogni riforma degli assetti socio-economici-legislativi è trauma da evitare. Però il Pd si vuole, si dichiara, si attesta nei Congressi come partito riformista. Riformista con una spina dorsale dirigenziale educata al rispetto religioso dell’immobilità? Riformista un partito con base elettorale in ceti e categorie al minimo, proprio al minimo, definibili conservatori?

Riformista l’ex base operaia che non da oggi vota Lega? Riformista il ceto impiegatizio della Pubblica Amministrazione tutto avvinto intorno al dogma-diritto del denaro pubblico che paga a piè di lista? Riformista il personale delle Municipalizzate? Riformista il sindacalismo confederale e autonomo della scuola che considera insulto la valutazione professionale dei prof e sacrilegio la retribuzione diversa tra pro e prof a seconda della competenza?

Questi riformisti immaginari lo sono tanto che già serenamente e coerentemente votano M5S. Ma la sinistra, e per quel che qui interessa il Pd, questi ceti e gruppi e interessi sociali li immagina, immagina appunto per atto di fede, come pronti alle riforme e motori delle riforme. Immaginazione talmente fervida da scambiare M5S come, in fondo, un possibile partner…riformista! M5S che ha costruito la sua identità e la sua fortuna e il suo risplendere elettorale sullo schifo di massa e sulla sfiducia conclamata per i governi riformisti (più o meno) del centro sinistra. M5S, un partner…riformista!

Il Pd deve sparire perché un po’ di riformismo sopravviva. Il Pd fondato sulla faglia sempre instabile dell’equivoco tra intenzioni riformiste e pratica conservatrice. Il Pd sempre terremotato perché quella faglia smotta, ad ogni passo. Il tuo elettorato di riferimento non vuole sentire né sapere di come si crea surplus da redistribuire magari secondo criteri di compensazione sociale . Il tuo elettorato, gran parte del tuo elettorato vuole redistribuzione e basta e soprattutto vuole che la sua parte di redistribuito non muti, anzi considera diritto acquisito la parte si accresca. E tu vorresti essere il partito dell’innovazione tecnologica, della produttività, delle competenze, delle opportunità da creare, della libera concorrenza, del Welfare equo ma non glacificato nel chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato?

La faglia trema ad ogni passo, costruito sulla faglia il Pd deve sparire. Perché alle prossime elezioni ci sia qualcosa da votare che non sia M5S o Lega. Perché una nuova e più vera geografia politica si crei, il Pd deve sparire. Si formi a sinistra una Linke, un partito Corbyn, un qualcosa che sia una sorta di super pan sindacalismo magari abbellito con il target un mondo nuovo domani  mentre oggi difendiamo il vecchio. E vi convergano i molti che nel Pd e fuori del Pd la pensano e la vivono così. facciamo 15 per cento alle prossime elezioni? Facciamo.

E poi si formi, si formerà di sicuro, una vasta casa del vasto elettorato diciamo così lepenista che è in Italia. Nazionalismo economico, frontiere, dazi, barriere, italiani primi, democrazia finalmente autoritaria alla Orban (l’ha detto Salvini proprio così pari pari), democrazia senza le debolezze della democrazia (un po’ vino senza uva). E un paio di nemici che servono a fare unità di popolo: l’Europa e gli immigrati. Una lista Salvini con dentro quel che c’è della Meloni e un bel po’ di quel che finora ha votato Forza Italia. Facciamo 35 per cento? Facciamo. Perché solo 35 per cento? Perché un listone lepenista tutto proprio tutto l’elettorato di centro non lo prende. Se ne perde un pezzetto, magari un pezzotto.

E si formi, anzi già c’è, M5S di lotta e di governo. facciamo 30 per cento? facciamo. Perché solo 30 al secondo giro e non 33 come al primo o 35 e più? Perché al secondo giro l’elettorato di M5S è più mobile di quello lepenista. Comunque, invertendo non cambia: 35 per cento a M5S? Bene, allora 30 per cento al listone Salvini.

Listone Salvini, M5S, Linke all’italiana, fa 80 per cento dell’elettorato alle prossime elezioni. Se restasse il Pd il restante 20 per cento non lo prenderebbe. Se restasse Renzi il restante 20 per cento non lo prenderebbe. E invece una lista esplicitamente, coraggiosamente riformista che non si chiami più Pd quel 20 per cento può prenderlo. Macron all’italiana? Sì, ma Macron italiano non può più essere Renzi.

E che ci si fa con quel 20 per cento di voto riformista? Ci si fa quel che facevano i monaci nel medioevo: si trascrivono, conservano, salvano i codici e i testi della democrazia parlamentare, del welfare, dello Stato liberale, della socialdemocrazia. Si studia e si tramanda la civiltà classica della democrazia e anche del socialismo. Perché possano essere letti e disponibili quando, non tra secoli o decenni, diciamo tra una legislatura o due, i governi alla Orban o alla Peron abbiano finito di punirci per averli con entusiasmo voluti.

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