Renzi in Aula: “Riforme o si va a votare”. Rottura definitiva con Berlusconi

di Claudia Fusani
Pubblicato il 13 Febbraio 2015 15:03 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 9:59
Renzi in Aula: "Riforme o si va a votare. Stravinco e facciamo un po' di pulizia"

Un momento della rissa in Aula tra deputati di Pd e Sel (foto Ansa)

ROMA – “Noi andiamo avanti, votiamo le riforme. E se non ce la facciamo, non c’è problema: tutti a casa e andiamo a votare. Tanto io ho con me le tv e l’elettorato e stravinco comunque. Così facciamo anche un po’ di pulizia”. Così ha ringhiato Renzi, nel cuore della notte, in faccia ai deputati di Forza Italia. E poco dopo che Pd e Sel, nella stessa aula, si sono presi a cazzotti. Se il patto del Nazareno è morto, anche l’alleanza quirinalizia con la minoranza dem e Sel non sta molto bene. E il partito di Renzi si avvia a votare da solo la riforma costituzionale. La decisione del giorno dopo infatti conferma la rottura: tutte le opposizioni (M5s, Lega, Sel e anche Forza Italia) non parteciperanno al voto sulle riforme. Il Pd se le voterà da sole. La rissa fisica si è tramutata in scontro politico.

Tre del mattino, notte tra giovedì e venerdì, l’aula di Montecitorio è in seduta fiume dalla sera di mercoledì. Significa solo pause tecniche, fisiologiche, mangiare, dormire lo stretto necessario e poco altro. Significa stop agli emendamenti e anche si subemendamenti. Il che non impedisce comunque alle opposizioni, Sel, Lega, M5S e un pugno di azzurri fittiani, di appellarsi al regolamento e di fare ostruzionismo in una bagarre che alle due del mattino era già finita in rissa – rissa vera, cioè cazzotti – tra il Pd Minnucci e Farina di Sel. La voce che il premier potesse arrivare in aula era circolata in serata ma era stata anche subito abbandonata visto che alle 22 di giovedì sera era prevista la conferenza stampa a Bruxelles nel concitato vertice con Grecia e Ucraina nel menu.

Invece alle tre del mattino, appena atterrato con il volo della Presidenza del Consiglio, Renzi entra nell’emiciclo. E ci trova la fine del mondo. Ne era stato informato durante la giornata. E decide di andare di persona a metterci la faccia. Rientra nell’elogio sulla “solitudine” e sulla “necessità del comando” esplicitato pochi giorni fa davanti agli allievi ufficiali dei Carabinieri.

Renzi, che non è parlamentare, entra in aula e comincia a girare tra i banchi. Prima dalla sua parte, la parte sinistra dell’emiciclo ancora sotto choc per la cazzottata tra Emiliano Minnucci (Pd) e Daniele Farina, l’ex leader del Leoncavallo di Milano ed eletto con Sel. Era successa un’ora prima, intorno alle due. Stava parlando il capogruppo di Sel Arturo Scotto nel tentativo di dare senso ad un’opposizione che nonostante tutto cerca di essere propositiva e migliorativa di un testo che riscrive quaranta articoli della Costituzione. Ma dalla fila di banchi retrostanti, dove siede il Pd, parte una spinta a Farina. Il quale non si tiene e reagisce. E molla un cartone all’incauto Minnucci. E’ una scintilla che incendia la fetta a sinistra dell’emiciclo. Airaudo vola sui banchi per raggiungere il colpevole. Altri lo seguono. Il saloon. “Ormai qui dentro è una provocazione continua, sfottò, arroganza, gente che è nessuno e che si fa forza solo perché sono maggioranza” riflette amara Celeste Costantino (Sel). “Visto che siete 400 e avete la maggioranza, almeno cercate di non usare le mani” grida Airaudo.

In questo clima, certo non costituente, ultimo episodio di una lunga serie di altri episodi ugualmente inquietanti, arriva in aula Renzi. Ci starà fino alla sospensione dei lavori, pochi minuti prima delle cinque. “Passeggiando tra i banchi con fare di sfida, bullesco, parlandoci a due centimetri dalla faccia” racconta Giuseppina Castiello, deputata di Forza Italia. E’ anche a loro che il premier dice: “Se non votiamo le riforme, andiamo tutti a casa. Tanto stravinco comunque le elezioni: le tv e l’elettorato sono con me. Così facciamo anche un po’ di pulizia”. Peccato che tra i poteri del premier non ci sia quello di sciogliere le Camere.

Renzi s’aggira nell’aula e tra i banchi, le prime ma anche le seconde file. Un po’ professore, un po’ controllore, un po’ generale. I Cinquestelle lo richiamano “ad un comportamento consono all’aula” (il pulpito non è dei migliori visto come si comportano loro) insistendo sul fatto che “Renzi non è parlamentare eletto e non può stare in aula come fosse casa sua”. La presidente della Camera Laura Boldrini non interviene. E’ imbarazzata. I Cinque stelle gridano: “Onestà-onestà”. Renzi ride, sorride. Non sembra importagli molto del codice comportamentale dell’aula né delle parole grosse che continuano a volare attorno a lui anche da parte di deputati per i solito calmi e moderati e invece, in questa notte, accesi da improvviso ardore. E coraggio. “Il Pd Sanna mi ha apostrofato come donna di strada, lo querelo” annuncia Carla Ruocco (M5S).

Da quest’ alba di fuoco nei fatti i lavori dell’aula non riprendono fino alle tre del pomeriggio. La capigruppo dura oltre due ore. “Tanto Renzi che i Cinque stelle parlano agli elettori che stanno fuori, forse sarebbe il caso che entrambi parlassero a noi che siamo in aula in rappresentanza di chi sta fuori”dice Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto. Allude, Pisicchio, a una certa simmetria di gesti e di comportamenti tra il premier e la pattuglia grillina.

Alle 14 Renzi convoca i deputati Pd. La minoranza è in imbarazzo. “Il clima non è consono a quello che stiamo facendo, una modifica importante della Costituzione” insiste Bersani. Mancano ancora circa 500 votazioni. Le opposizioni, tutte, da M5S a Forza Italia, annunciano che usciranno dall’aula. “Il Pd – sintetizzano – se la voterà da solo la riforma costituzionale”. Brunetta invoca l’intervento del Presidente della Repubblica. Mattarella osserva, preoccupato, la situazione dal Colle.