Opinioni

Renzi, il Pd e la pioggia di bonus. Basta ai “progressisti” e alla Leopolda

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Matteo Renzi alla chiusura della Leopolda 2017 (foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo anche per Uomini & Business, con il titolo “La pioggia dei bonus”:

Ci sarebbe un piccolo elenco di richieste per il vertice del Pd, che naturalmente non verranno nemmeno prese in considerazione. Ma comunque vale la pena di avanzarle.

1- Sarebbe ora di mandare i signori del “Campo progressista” a quel paese, pubblicamente. Contano forse per l’1 per cento. Non si sa bene chi ne fa parte (escluso Pisapia, che però non si candiderà). Con l’1 per cento sono ininfluenti: perdere con il 22 o il 23 non fa alcuna differenza. Vincere con il 32 o il 33, idem. Però si comportano come un partito vero: vogliono discutere del programma, vogliono un garante, vogliono delle primarie di coalizione, vogliono tanti bei posti scuri in lista. Chi porteranno in parlamento? Non si sa. A occhio e croce qualche avanzo vendoliano più furbo degli altri. Tutti pronti a tradire alla prima occasione. Perché il Pd perda tempo con questa gente non si sa. Sensi di colpa?

2- La seconda richiesta riguarda la pioggia di bonus e dei soldi sugli elettori. Il Pd dovrebbe chiamarsi fuori dalla folla di candidati che promettono qualsiasi cosa (tutte non realizzabili perché i soldi non ci sono). Invece sembriamo un paese nel colmo del suo benessere: soldi per tutti. Oggi, sarebbe assai più elegante (e forse anche pagante in termini elettorali) schierarsi contro questa autentica follia e spiegare che i denari non ci sono e che si potranno fare solo poche cose, le più urgenti. Ma sarebbe, forse, andare contro il Dna elettorale: sotto elezioni si promette, si distribuiscono denari inesistenti. E infatti, di elezione in elezione, abbiamo messo insieme il più alto debito d’Europa. Il mondo intero ci prega di smetterla perché siamo diventarti un pericolo, ma qui si va avanti. Berlusconi tira la volata, ma Grillo e Renzi pedalano per inseguirlo. Spettacolo poco edificante. Meglio sarebbe chiamarsi fuori e dire la verità: non esiste alcuna torta da spartire.

3- Si potrebbe tranquillamente considerare chiusa, dopo l’ottava edizione, l’esperienza della Leopolda. O, almeno, quella dei tavoli tematici. Non servono a niente, se non a dare l’illusione a un po’ di iscritti (un’assoluta minoranza) di contare qualcosa sulle scelte programmatiche. Da quei tavoli non è mai uscito niente che avesse un senso. Solo bla bla. Nella lunga storia della sinistra e degli atri partiti i tavoli tematici, dove casalinghe e pensionati discutono di ripresa e di occupazione, non ci sono mai stati. Per definire il programma ci sono i congressi e le conferenze programmatiche, dove parlano quelli che conoscono le materie, non pezzi di popolo scelti a caso. All’inizio era una bella idea, ma solo scenografica. Adesso, dopo otto edizioni, si può anche piantarla lì e passare e cose più serie.

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