Antonio Conte come Mourinho, ma finchè vince…

di Renzo Parodi
Pubblicato il 18 febbraio 2014 8:27 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2014 8:28

Antonio Conte come Mourinho, ma finchè vince...ROMA – Più passa il tempo e più mi convinco che Antonio Conte ha studiato alla scuola di Josè Mourinho. Come il tecnico portoghese anche l’allenatore della Juventus fa scudo con tutto se stesso alla squadra quando viene attaccata o criticata dall’esterno. Soltanto lui può censurare il comportamento dei suoi calciatori e il gioco della Juventus, se qualcun altro ci prova, viene incenerito. Capello ha sostenuto che la Juventus in Europa non è al livello delle migliori rivali perché la serie A non è abbastanza competitiva per temprare i bianconeri (e tutti gli altri, naturalmente) ad affrontare le sfide ad altissimo livello della Champions League. Apriti cielo. Conte ha fustigato il predecessore, ricordandogli che gli scudetti vinti da lui in bianconero sono finiti sotto la mannaia della Giustizia sportiva. E non si è fermato lì, il Conte furioso. Dopo il 2-2 di Verona, aveva frustato i suoi accusandoli di aver mollato la presa e di essersi rilassati favorendo la rimonta dei veronesi. Revocata la giornata di riposo, li aveva sottoposti a cure speciali durante l’intera settimana. L’ostacolo successivo, l’altra squadra veronese, il Chievo, non era tale da misurare l’efficacia della cura, la vittoria (3-1) comunque è arrivata, larga e puntuale. E’ bastata una salva di fischi indirizzata dagli spalti a Giovinco per far montare di nuovo su tutte le furie il fumantino tecnico leccese.

Giù le mani dai miei giocatori”, il messaggio inviato da Conte ai contestatori. Mossa alla Mourinho, appunto, impareggiabile nel dosare bastone e carota nello spogliatoio, e nel tenere i giocatori al riparo da ogni refolo esterno che potesse disturbarne la serenità. In questo Mou è davvero uno speciale e Conte evidentemente, ragiona e si comporta con lo stesso metro. L’esordio in Europa League – più o meno un ripiego, viste le ambizioni del club – misurerà la capacità del tecnico di rimotivare la squadra di fronte ad avversari meno titolati e a traguardi meno prestigiosi rispetto alle attese. La Juve resta strafavorita per lo scudetto, sono curioso però di verificare con quale spirito affronterà la competizione europea “minore”, che prende avvio in Turchia, con la trasferta di Trazbon, che è poi l’antica città di Trebisonda. Anche su questo terreno si misurerà la conversione di Conte al credo mourinhiano. Se la Juve farà sul serio sarà un altro successo, l’ennesimo, dall’allenatore.

La Roma espulsa dalla coppa Italia per mano del Napoli si vendica infierendo sulla Sampdoria. Successo indiscutibile, sebbene viziato da un calcio di rigore a favore dei blucerchiati (tococ volontario di Benassia in area) ignorato dall’arbitro Celi. Il risultato diceva 1-0 per i Lupi affamati di Garcia e la gara si sarebbe riaperta. Senza Totti, con De Rossi neopapà in panchina, al Roma ha comunque risfoderato, nella ripresa, la verva antica, segnbo che la scoppola di Napoli è stata riasorbita e la corsa alla Juventus riprende. Nove punti sono un abisso ma c’è la partita interna con il parma da recuoperare e con 14 gare in palio niente è precluso, in linea di principio, almeno.

Il Napoli ha chiuso alla grande una settimana felice, aperta con la vittoria di Coppa Italia sulla Roma, con il successo esterno sul Sassuolo. Il momento di crisi massima sembra alle spalle, la squadra è nuovamente tonica e aggressiva, Hamsik è quasi tornato sui suoi livelli più alti di rendimento. Restano da rifinire gli inserimenti dei nuovi, in particolare di Ghoulam, tuttora un pesce fuor d’acqua. La trasferta in Galles, a Swansea, non sembra proibitiva. Ma attenzione, il calcio lassù, fatto di atletismo indiavolato e di ritmi forsennati, è sempre stato ostico per le abitudini italiane. Per dirla all’anglosassone, i sudditi di Sua Maestà britannica ci ritengono prototipi sbiaditi, dei Sissi (signorine) nell’espressione del gioco che loro inventarono, estrapolandolo dalle rudi contese scozzesi del passing game e dalle più eleganti esercitazioni dell’inglese dribbling game. Ma non voglio divagare. Il Napoli ha distaccato la Fiorentina di sei punti e non cesserà di provare ad agganciare e superare la Roma al secondo pstso. Traguardo tutt’altro che simbolico, visto che vale l’accesso diretto alla Cgampions della prossima stagione.

Anche l’Inter coltiva di nuovo sogni di gloria. Ha vinto Firenze, più netto di quanto dica lo striminzito 2-1, mostrando innegabili progressi nel gioco e in termini i personalità e controllo degli eventi. Il gol partita di Icardi era viziato da un evidente fuorigioco -e Montella se n’è giustamente lamentato nei consueti civilissimi termini. La Fiorentina si sente perseguitata dagli errori arbitrali, memore anche dello scippo subito l’anno scorso a pro del Milan, che la bruciò al terzo posto grazie ad un calcio di rigore misterioso concesso a Siena negli ultimissimi minuti di gioco. Il rilievo non toglie merito alla vittoria interista in casa-Renzi (presente in tribuna d’onmore accanto ai Della Valle) maturata in modo legittimo perché raramente l’Inter aveva giocato con tanta baldanzosa sicurezza (soprattutto nel primo tempo), col risultato di creare una mezza dozzina di occasioni da gol nei 90′. Lo schema con due punte – Palacio e Milito – ha riassestato gli equililibri di squadra ma il vero valore aggiunto lo hanno dato Guarin e Hernanes, il primo scampato all’inviso (dai tifosi nerazzurri) scambio con Vucinic. Il brasiliano prelevato a carissimo prezzo (venti milioni) dalla Lazio ha offerto quel tocco di classe e di imprevedibilità che mancava al centrocampo interista. Mazzarri adesso può lavorare tranquillo, potendo contare pure su Icardi, restituto al calcio giocato dopo il fiume di pettegolezzi provocati – è giusto ricordarlo – dallo stesso attaccante e dalla loquacissima e spigliata fidanzata. I quali non si sono sentiti in imbarazzo nell’informare il colto e l’inclita, attravesro ripetuti twitter, del loro infuocato amore e finanche, nel dettaglio numerico (Wanda) delle prestazioni sessuali con le quali lo hanno infiocchettato. Non venga dunque a lamentarsi, il rapinoso centravanti argentino, se la gente mormora e specule sulla sua love story. Prenda piuttosto esempio da Maxi Lopez, il terzo vertice del triangolo amoroso, che non ha spiccicato aprola e ha subito in silenzio le sue disinvolte esibizioni con l’ex moglie. Se l’amore tra Mauro e Wanda è un fattto privato fra loro due, e certamente lo è, perché metterlo in piazza e poi lamentarsi del putiferio innescato dall’incauto coming out?

La Fiorentina è visibilmente stanca e paga le dure e prolungate assenze di Gomez (rivisto in campo per pochi minuti dopo cinque mesi) e di Rossi. Incomprensibile e autolesionista semmai la scelta di Montella di presentarsi al cospetto dell’Inter con un duo di attaccanti (Ilicic e Joaquin) che attaccanti non sono. Per poi mettere mano, tardivamente, a Matri e Gomez, quando la frittata era ormai bella e fatta. La Viola patisce le fatiche di coppa (Italia) non disponendo di un organico complessivamente all’altezza delle rivali che la precedono in classifica. E ora dovrà guardarsi alle spalle, l’Inter si è portata a soli 5 punti e proverà a completare la rimonta. Dall’Indonesia, Thohir esulta e incensa Icardi. Mazzarri tace, anche sui presunti regali arbitrali. Sa che la strada è ancora lunga e non gli conviene innalzare prematuri peana alla resurrezione dei suoi. Citazione d’onore per l’antico Samuel, un baluardo insuperabile. A 35 anni è un vero fenomeno.

Del Milan si è detto già tutto e non stupisce che Seedorf si sia sentito in diritto di respingere al mittente le voci che vorrebbero la sua panchina già vacillante, dopo appena un mese. Sono noti i malumori istantanei, provocati dai risultati altalenanti del Milan, che appiccano fuochi molesti nell’animo del presidente Silvio Berlusconi, al quale non vale spiegare che la squadra, nata male in estate, è stata appena appena rabberciata sul mercato invernale (Rami, Essien, Honda) ma non al punto di aver ritrovato per incanto l’antico splendore. Balotelli rimane il solito enigma avvolto nel mistero (la citazione è di Churchill, a proposito dell’Urss). Non si capisce se i suoi umori malmostosi ne minano le inudbbie qualità tecniche. O se il ragazzo è totalmente avulso dal gioco della squadra e riaffiora soltanto in virtù di numeri estemporanei tipo quello che ha permesso al Milan di piegare il Bologna. Il suo supergol Mario lo ha festeggiato a testa bassa, con l’atteggiamento del divo offeso (ma da cosa?), del campione incompreso che tutto detestano. Roba da lettino dello psicanalista più che da dialogo nello spogliatoio, se neppure un tipo raffinato e dialettico come Seedorf non riesce a venirene a capo. Per il Milan l’aggancio all’Europa grande è chiaramente fuori tiro, e dunque tanto vale aggrapparsi al presente, alla Champion che lo vede unico protagonista italiano. L’Atletico Madrid è un osso duro da rodere, per la qualificazione servirà una superparitta nell’andata di San Siro che lasci spalancata almeno una porticina al passaggio del turno.

Il Parma ha rullato l’Atalanta a Bergamo. Quattro gol a zero non ammettono distinguo, sebbene l’Atalanta lamenti un rigore negato e l’autogol dell’ex Benalouane, che ha aperto la strada al poker dei Ducali. Cassano (un gol) è in grande spovero, chiuso il mercato Antonio si è tolto un peso dallo stomaco e ha l’aria dio divertirsi moltissimo a far volare il Parma. Donadoni ha fatto un gran lavoro, è l’uomo giusto per domarne gli istinti sulfurei ma davvero nessuno si aspettava un Parma a ridosso delle grandi e per di più con la gara contro la Roma da recuperare. Ad maiora, insomma.

Formidabile il colpo esterno del Torino a Verona. Immobile e Cerci ribaltano il vantaggio iniziale firmato da Toni su rigore, El Khaddouri arrotonda. Il Toro sale al sesto posto dove trova lo stesso Verona e il Parma (che però deve recuperare la partita di Roma). Ventura raccoglie finalmente gli allori che merita. Ha condotto a maturazione la squadra, esaltando le doti di Immobile e Cerci che si candidano a far parte della spedizione azzurra in Brasile. Dietro e in mezzo il Toro non dispone di fuoriclasse ma supplisce con una efficacissima organizzazione di gioco, che esalta le qualità dei due attaccanti. Complimenti a Cairo e a Petrachi che hanno assemblato un’ottima squadra e dimostrano che anche le “piccole” possono dire la loro nel campionato dominato da Juve, Roma e Napoli. Il derby della Mole, domenica prossima in casa della Capolista in orario inconsueto (le 1830) promette spettacolo e colpi di scena ad altissimo livello. Il verona getta al vento il vantaggio dle primo tempo ma deve inchinarsi ad un’avversaria capace di segnare tre gol in undici minuti. Troppo lunga e svagata la squadra di Mandorlini per farla franca. La posizione di classifica resta comunque eccellente e non è il caso di fare drammi.

Guerreggiato e palpitante il 3-3 fra Genoa e Udinese, due volte in doppio vantaggio i friulani, riacchiappati da un Grifone volitivo, trascinato nella rimonta dal solito sontuoso bomber Gilardino (undicesimo gol stagionale), più che mai candidabile all’azzurro, viste anche le difficoltà che turbano il reparto avanzato: il rendimento altalenante di Balotelli, l’infortunio di Rossi, l’incerto stato di forma di Giovinco. Gasperinin (espulso) lamenta la concessione del calcio di rigor all’Udinese che ha fruttato il provvisorio 3-1, ma ancor più dell’episodio (la trattenuta di Burdisso c’è) fa pensare lo schizofrenico arbitrraggio di Tagliavento, che ha distribuito falli e ammonizioni pescandole a volte dal sacchetto della tombola.

In fondo all’imbuto della classifica, squilli di riscossa arrivavo dal Catania che ha messo al tappeto con relativa facilità una pessima Lazio, la peggiore da quando Reja è rubentrato a Petkovic. Probabilmente si è esauito l’effetto-choc del cambio dell’allenatore, forse la Lazio non è lo squadrone che Lotito ha tentato di accreditare. Certamente il ritorno di Mauri (un gol, ma del tutto inutile alla resa dei conti) non compensa la partenza del Profeta Hernanes. Chi lo credeva ha preso un grosso granchio. Torna in corsa anche il Livorno corsaro a Cagliari. La vittoria in terra sarda del Lvorno (quinta su inguaia la squadra di Lopez, che ha perduto cinque delle ultime sei gare. Scotta la panchina dell’uruguiano, il suo “gemello” Pulga è già stato messo in preallarme e per il cambio della guardia potrebbe essere questione di ore. Gli amaranto di Di Carlo scavalcano in classifica il Chievo, battuto a Torino e il Sassuolo, steso in casa dal Napoli. Domenica il calendario comanda Chievo-Catania. Ci sarà da divertirsi: Fino alla fine..