Balotelli, prima nel Milan con 2 gol, intesa con El Shaarawy. Finalmente a casa?

di Renzo Parodi
Pubblicato il 3 Febbraio 2013 23:22 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2013 23:24

Mario Balotelli ha esordito con la maglia del Milan contro la Udinese a San Siro con una doppietta e garantendo la vittoria rossonera all’ultimo secondo con un rigore, peraltro inesistente, trasformato magistralmente da Supermario.

Vedendolo giocare, mi è venuto in mente un delizioso film ambientato sulle Alpi occitane. Titolo: ”Il vento fa il suo giro”. Ecco, il vento prima o poi doveva sospingere Balotelli nuovamente nella sua casa rossonera.

Supermario è scientemente tornato là dove lo portava il cuore e non è un dettaglio insignificante. Per la prima volta da anni, ho rivisto il sorriso sul volto del ragazzo triste che avevo osservato da vicino a Manchester, l’aprile dell’anno scorso, prima e dopo il vittorioso derby sullo United che avrebbe spianato ai Blues del City la strada per il titolo della Premier League.

Un Balotelli immusonito, ai margini della squadra allestita da Roberto Mancini che pure era stato il suo Pigmalione più generoso e convinto. Semplicemente, Balotelli a Manchester non era felice. Gli mancava l’Italia, gli mancava Milano, gli mancavano gli amici e le frequentazioni milanesi. Nostalgia, ma non solo. Balotelli ha bisogno di sentirsi amato e gli inglesi non amano gli stranieri, principalmente quelli che sbarcano sull’Isola a dare lezioni, massime di sport.

Il vento ha dunque fatto il suo giro e lo ha riportato a casa. Berlusconi ha avuto l’intuizione giusta, era tempo di spalancare le finestre e riportare a Milano il ragazzo triste di Manchester: Sulla sponda giusta per lui. Anche alla Inter Mario si era sentito un estraneo, un incompreso al punto da far cadere le braccia persino a José Mourinho, lo stregone capace di miracoli mai visti. Si era arreso pure lo Special One, sconcertato dalle mattane incomprensibili, dai sobbalzi umorali, dallo spleen non detto di un ragazzo incapace, al fondo delle cose, di accettarsi.

Un predestinato, Balotelli. Mancini lo colloca, potenzialmente, tra i grandissimi, purché Mario lo voglia davvero diventare e si regoli di conseguenza. In campo e soprattutto fuori del campo.

Tornato a giocare in Italia, fulmineo, travolgente è sbocciato il feeling di Balotelli con compagni di squadra, allenatore, dirigenti e tifosi del Milan. Atteso e puntualmente realizzato il suo esordio col botto, battezzato da un gol alla Balotelli, un sinistro fulminante che ha gonfiato la rete dell’Udinese, valorosamente difesa in numerose altre occasioni dall’atletico Padelli. Un exploit annunciato, dopo appena 35 secondi di gioco, da un destro incrociato col pallone terminato appena oltre il palo lungo. E poi assist e tiri in porta che hanno irrobustito la proposta offensiva milanista.

Fino al rigore trasformato con glaciale self control, nel bailamme delle proteste (legittime) dell’Udinese con l’arbitro, il romano Valeri. Il bello è che Balotelli sarebbe dovuto partire dalla panchina ma è stato mandato dentro dall’inizio per via dell’improvvisa indisposizione che ha colpito Pazzini. L’incipit rossonero è promettente, contro l’Udinese Balotelli ha giocato come se si allenasse da mesi nel Milan.

Fluida l’intesa col giovanissimo Niang, altro coloured come lui, e con El Shaarawy. Un trio d’attacco dei tre “crestati” è baciato dal talento e dal vento fresco della gioventù. In tre fanno 61 anni. La doppietta parla da sé. Se è vero, ed è vero, che lo spirito muove la materia, è un Balotelli nuovo di zecca, motivatissimo quello arruolato dal Diavolo.

Mario ha spiegato di avvertire pesantezza nelle gambe, non avendo giocato molto nel City: «Mi allenerò per recuperare», ha promesso. Mai sentito prima prendere impegni così pressanti. Balo e il Faraone stanno al primo posto nelle gerarchie azzurre di Prandelli, che vagheggia di comporre una terna con Icardi, verdissimo talento argentino della Sampdoria, orientato tuttavia, pare, ad abbracciare la “Albiceleste”, la nazionale argentina.

Dall’inedito tridente d’attacco il Milan ha tratto gioia e fiducia per divertirsi a giocare . almeno nel primo tempo – un calcio spumeggiante ed offensivo come piace al suo presidente. Berlusconi è comparso (in ritardo) nella tribuna di San Siro per raccogliere i dividendi (elettorali, si augura il Cavaliere) del colpo-Balotelli.

L’Udinese non si è affatto adattata a stendere passerelle al cospetto di Sua Maestà Balotelli. Passata la sfuriata iniziale dei ragazzi di Allegri, ha ripreso quota, si è riorganizzata e in avvio di ripersa ha rotto le uova nel paniere del Milan, andando a pareggiare il gol di Balotelli con una puntata di Pinzi. Le squadre di Guidolin giocano sempre al calcio e tatticamente riescono ad impartire lezioni memorabili agli avversari.

Sembrava non fosse serata per il Milan, alla mezz’ora della ripresa la traversa ha respinto una fucilata di Niang. L’epilogo ha ribaltato tutto, Valeri ha visto un fallo nell’entrata a gambe protese di Heurteaux su El Shaaarwy sul lato corto dell’area di rigore friulana. Le immagini tv mostrano che in scivolata il difensore colpisce netto il pallone prima di impattare con le gambe dell’attaccante del Milan.

Purtroppo Valeri non ha a disposizione la moviola e fischia il penalty. E Balo da dischetto non perdona. Rocambolescamente e non del tutto meritatamente il Milan porta a casa tre punti che valgono l’aggancio al quarto posto con i cugini dell’Inter, tremebondi per la scoppola di Siena. Il terzo posto che Berlusconi pretende per non dare il benservito anticipato ad Allegri (che ha il contratto fino al 2014), è lontano appena tre punti, dai 43 della Lazio. Con 15 partite da giocare l’aggancio non è impossibile.

Ridotto a pezzi da un avvio disastroso, il Milan ha cocciutamente risalito la classifica e il merito, ovviamente, non è affatto di Balotelli. L’applauso va a Max Allegri, canonicamente crocifisso nei giorni bui di fine estate, e riabilitatosi da sé a suon di risultati. Se centrasse la qualificazione in Champions, Berlusconi – che aveva già deciso di congedarlo – ha dovuto rinunciare ai suoi antichi sogni: Guardiola e Mourinho, sono scivolati via per la tangente, il catalano catturato dal progetto Bayern Monaco, il portoghese lusingato dalle avance del Chelsea, che ha già allenato e condotto alla vittoria in Premier e in Champions. Non è detto che sia una tragedia.