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Calcio. Roma “normale”, Juve super-favorita. Genova frena, bagarre terzo posto

di Renzo Parodi
Pubblicato il 22 Dicembre 2014 11:23 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2014 11:23
Calcio. Roma "normale", Juve super-favorita. Genova frena, bagarre terzo posto

Palacio, il suo primo gol dopo mesi di digiuno

ROMA – A chi come il sottoscritto non parte mai dal risultato per decifrare una squadra era apparso chiaramente che la Roma, vittoriosa fra le polemiche sul Genoa, non era più la squadra toccata dalla grazia che si era issata al livello della Juventus. Lo 0-0 con il Milan ne è la solare conferma. Sarà stata la purga bevuta contro il Bayern di Monaco che ha tolto certezze alla squadra; sarà l’opaco momento di Totti che a 38 anni ha tutto il diritto di tirare il fiato. Sarà la forma scadente di qualche giocatore, sarà colpa di infortuni e squalifiche (che peraltro toccano a tutti). Sarà un mix di questi ingredienti ma la Roma di oggi è tornata una squadra normale, di alto livello tecnico, ma senza mordente e con scarse dosi di coraggio. E’ bastato un Milan schierato finalmente con i giusti equilibri da Inzaghi per farle passare dei brutti quarti d’ora e chissà come sarebbe finita se il buon Diavolo non avesse giocato metà della ripresa in 10 uomini (espulso Armero). Inzaghi si è giustamente congratulato con i suoi, Se tutti avranno pazienza ed eviteranno di blaterare di terzo posto, a cominciare dal presidente Berlusconi, il Milan si toglierà qualche he soddisfazione importante.

A conti fatti dunque la Juventus si annuncia come la favoritissima per il titolo di campione d’inverno. Non tanto per i tre punti di vantaggio (che pure pesano moltissimo a tre soli turni dal giro di boa), quanto per una salute generale che volge al meglio. Sebbene qualche rotella non giri più con la cronometrica precisione cui ci aveva abituato Madama. Tevez ha confessato di sentirsi stanco. Non più di Higuain, direi, che Benitez ha preservato contro il Parma dando spazio a Zapata in vista della finale di Supercoppa di Lega a Doha (lunedì sera). Juventus e Napoli si misureranno vis a vis e sarà interessante verificare se Benitez ha davvero risolto i problemi di una squadra fragile in difesa a di non eccelsa caratura in mezzo al campo. L’arrivo di Gabbiadini può risolvere qualche problema in avanti, purché l’ambientamento del giovane attaccante sia rapido. Non ama giocare al largo, “Gabbia”, eppure quello sarà il ruolo che Benitez gli prospetterà, trattandosi di sostituite Insigne.

Alle spalle delle due grandi, infuria la lotta. La Lazio getta via la vittoria a Milano, costruita con la doppietta di Felipe Anderson nel primo tempo. L’Inter riacchiappa la partita con una ripresa veemente che testimonia il carattere della squadra, afflitta peraltro da evidenti squilibri. Mancini ha chiesto un esterno d’attacco (almeno), Cerci corrisponde all’identikit. Arrivasse, sarebbe tanta manna. Supergol di Kovacic, avviato a prendere in mano la squadra. E ritorno alla rete di Palacio che non segnava da millanta anni. Pioli si rammarica giustamente per l’occasione sprecata di installarsi solitario al terzo posto che ora la Lazio condivide con Napoli e Sampdoria. Alla ripresa, in anticipo martedì 5 gennaio, Lazio-Sampdoria sarà un gustoso antipasto dell’abbuffata che verrà.

Cade il Genoa a Torino, facendosi rimontare da un Toro scatenato per la disperazione e assediato dall’ira dei tifosi granata contro il presidente Cairo, invitato a mettere mano al portafoglio. Perin e Perotti risultano assenze troppo pesanti per una squadra che sul portiere e l’attaccante ha costruito buona parte dei propri exploit. Il tempo per rimediare c’è e dunque nessun dramma per il terzo posto sfumato. Terzo posto cui è rimasta aggrappata la Sampdoria, al solito bifronte. Primo tempo stracco e slabbrato concluso in svantaggio contro un’Udinese gagliardissima (anche troppo a volte, l’arbitro Irrati ha tollerato rudezze e perdite di tempo dei friulani che andavano sanzionate). Ripresa all’assalto in sciarpa me sciabola e gran gol di testa di Gabbiadini, ormai al passo d’addio. Giusto il 2-2 finale, entrambe le squadre hanno giocato per vincere e rischiato di perdere. Sorpresa di Stramaccioni: di Natale in panca e Geijo in copia con Thereau. Scelta azzeccata, lo spagnolo ha siglato l’1-1. Facile nell’anticipo del giovedì il 2-0 del Napoli sul Parma avvilito dall’ultimo posto in graduatoria e turbato dalla nebulose vicende societarie: La vendita è stata formalizzata ma ancora non si è scoperto il nome dell’acquirente. Non era il Parma il test giusto per conoscere il grado di forma della squadra di Benitez. Aggiorniamoci dopo Doha e vi saprò dire.
Pirotecnico 3-3 fra Atalanta e Palermo. Doppietta di Vasquez che con Dybala si conferma tra le rivelazioni del girone di andata. Bergamaschi sempre più impelagati nella bassa classifica dove è stato risucchiato anche il Verona, sconfitto nel derby di Giulietta dal coriaceo Chievo che Maran ha rimodellato sapientemente iniettando nei giocatori robuste dosi di spirito guerriero. La vittoria di Udine era dunque stata solo un caso. La crisi dell’Hellas si incancrenisce. La Fiorentina ha passato i guai suoi nel derby toscano contro l’Empoli, forse la squadra che gioca il miglior calcio in termini di organizzazione di gioco. In vantaggio con un gol di Vargas, la Viola si è fatta acchiappare da un difensore, Tonelli. Partita spettacolare e divertente, quasi come le sfide di Genova e Bergamo. Ma il pubblico viola non ha gradito l’ennesimo inciampo casalingo e Andrea Della Valle ha messo tutto il dito nella piaga. Dubito che serva esecrare in pubblico un mezzo passo falso. Lascino lavorare Montella e magari vedano di procurargli un attaccante sul mercato di gennaio. Bastonato durante dall’arcinemica Juventus il Cagliari-squadra ha esibito i difetti di sempre, peggiorati da una certa idiosincrasia al gol. Perdere contro la Juve ovviamente ci sta, ma la classifica piange e non convince sentire Zeman filosofeggiare che a lui la salvezza non interessa. Talché non mi meraviglierei se la società tagliasse la testa al toro congedandolo prima delle vacanze di Natale.

Il dio del calcio ha provveduto a rimediare all’inverosimile topica dell’arbitro di porta, tale Pezzuto, che ha regalato un calcio di rigore al Sassuolo. Il gol di Zé Eduardo, segnato in articulo mortis, ha cancellato la patente ingiustizia. Consegnando al derelitto Cesena il sospiro della speranza. La mano ferma di Di Carlo comincia a dare frutti. Giornata difficile per gli arbitri. A Roma Rizzoli, male assisiti dal collega di porta, Massa, non ha sanzionato col rigore un tocco di mano in area di De Jong. Se l’arbitro supplementare posizionato a cinque metri non si accorge dell’infrazione siamo davvero messi bene. A che serve spendere un milione e mezzo a stagione (tanto costano i supplementari) se tre paia di occhi vedono come uno? L’assistente Tasso che a Verona non vede un netto fuorigioco di Paloschi che va a segnare il gol-partita del derby. Mancano due rigorii al Genoa, uno al Torino, uno alla Fiorentina e cresce il rigore concesso all’Atalanta. Da annullare il secondo gol dell’Udinese (blocco irregolare in area su Gastaldello). Ce n’è abbastanza insomma per essere preoccupasti. Vero Messina?

Ultima annotazione. Troppe proteste plateali da parte di calciatori e allenatori anche per episodi marginali (un fallo a centrocampo, una rimessa laterale). Il labiale televisivo svela che dalla bocca dei giocatori partono talvolta contumelie e insulti. E gli arbitri tollerano. Per non eccedere con le espulsioni, lo capisco. Proposta: sanzioniamo i linguacciuti con multe salatissime. E vediamo se si danno una calmata. Altrimenti il duro mestiere dell’arbitro, complicato da un regolamento assurdo e antisportivo, diventa un esercizio da fachiri.