Renzo Parodi

Campionato, le pagelle alle squadre dopo mezzo campionato. Juve quasi perfetta

juventus gol_lapROMA – Al giro di boa del campionato, la Juventus (voto 9) prosegue la sua corsa solitaria. Stracciato il Cagliari (4-1), centrato l’ennesimo record (undici successi di fila). Madama tiene a bada le avversarie dirette, che inseguono a debita distanza. Tutte e tre vittoriose le squadre di testa, undici i gol segnati fra Juve, Roma e Napoli appena uno subito (da Buffon aCagliari), la lotta al vertice ormai è ristretta alle tre moschettiere. Labili le speranze di rimonta di Roma (voto 8,5) e Napoli (voto 8), destinate a giocarsi il posto d’onore. Salvo catasclismi al momento imprevedibili, la Juventus è avviata a fregiarsi del terzo titolo nazionale consecutivo. Altro record che riporta alla gloriosa Juventus del Cinquennio.

Più faticosa di quanto dica il punteggio la vittoria di Cagliari, in rimonta, con doppietta di Llorente. Conte ha ritrovato la sua macchina da guerra e insegue famelico ogni traguardo rimasto. Coppa Italia, Europa League e record assortiti. Se lo spirito non declina, può fare l’en plein. Accontentarsi mai è il mantra che ripete l’allenatore mai contento. Si vince così. Anche. Al rinnovo di Vidal – il solito impareggiabile guerriero tuttofare – seguirà quello di Pirlo, fino al 2016. Resta la spina Pogba, concupito da francesi e inglesi, ma credo che alla fine Marotta convincerà il gioiellino a non ascoltare le sirene straniere.

Onore a Roma e Napoli che in qualche modo riescono a non farsi seminare dalla lepre bianconera. Anche la Roma (4-0 in scioltezza ad un Genoa imbarazzante per fragilità difensiva, voto 6 alla stagione) nel suo piccolo (si fa per dire) centra un record: 44 punti alla metà dell’opera non li aveva mai raccolti, neppure con Spalletti. Nainggolan ha portato altri muscoli e senso tattico ad un centrocampo già ricchissimo di talento, Totti ha ripreso in mano la squadra e nonostante la batosta di Torino la Roma conserva una difesa superblindata (appena nove gol subiti) e le imprese nascono da lì. Se non subisci gol, come minimo pareggi. Come minimo. Contro un Genoa inconsistente la squadra ha assorbito con disinvolture le assenze di Castan, Ljajic, De Rossi e Balzaretti. Segno di grande personalità. Florenzi ha segnato un gol da urlo, è un ragazzo umile e disciplinato che lavora duro per migliorarsi. Merita l’azzurro.

Il Napoli liberato dagli assilli della Champions è tornato la squadra implacabile di inizio stagione. Manca qualcosa all’organico per competere ai massimi livelli, Benitez si accontenta degli imminenti recuperi di Hamsik e Zuniga. E non ha smesso di sperare in Gonalons, bloccato dal Lione. A Verona in una gara giocata in un clima discretamente avvelenato dall”inimicizia fra le due tifoserie, la squadra ha colpito senza sbagliare un colpo e il Verona (voto 7,5) a gioco lungo si è inchinato. Il 3-0 non lascia margini di dubbio. Fa pensare che il primo gol italiano della squadra di Benitez lo abbia segnato Insigne, alla giornata numero 19. Il nazionalismo ovviamente non c’entra nulla, ma se questo è l’andazzo dei club maggiori non lamentiamoci se la Nazionale di Prandelli finirà per perdere prestigio e posizioni nel ranking internazionale.

Alle spalle delle tre regine in classifica si è aperto il vuoto. La Fiorentina (voto 7,5) fatalmente paga (e pagherà) le assenze prolungate di Gomez e Rossi. L’eclisse di Pepito purtroppo sarà più lunga del previsto, il suo Mondiale è a forte rischio. Montella dovrà guardarsi le spalle, in difesa di un quarto posto che, nelle circostanze date, alla fine sarebbe un successone da festeggiare a champagne. Gli eventuali arrivi (Anderson dallo United, fose Matri dal Milan) non compenseranno le perdite. Non che le rivali infiammino la rimonta.

Il Verona ha dato probabilmente già dato il meglio di sé e l’Inter (voto 6) sta passando i guai suoi. A San Siro contro il Chievo voto 6,5) solido e quadrato di Corini soltanto un pari (1-1) e il solito grigio tran tran che avvilisce il pubblico della Beneamata, fin troppo bene abituato talché al primo pssaggio sbagliato si sfoga scaricamdo in campo bordate di fischi. Il palleggio dell’Inter è insistito ma senza guizzi e la squadra davanti manca di profonditàe di genio. Palacio ha smarrito la vena prodigiosa delle prime partite e neppure ritrovandosi (nell’ultima mezzora) Milito al fianco combina qualcosa nei venti metri finali. A dirla tutta il gioco della squadra è una lagna e buon per Mazzarri che Nagatomo si stia inventando goleador (cinque centri) altrimenti sarebbe notte fonda. Unico giustificato motivo di rammarico, il gol del 2-1 annullato al giapponesino per un fuorigioco fasullo segnalato dall’assistente Giacchero. Sospetti su un possibile fallo da rigore al 90′ ma insomma il giudizio non cambia. L’Inter arranca e il quinto posto col Verona – a 20 punti dalla Juve, 12 dalla Roma e 10 dal Napoli – fotografa perfettamente la qualità dell’organico nerazzurro.

Mazzarri ha ragione a rimarcare che la squadra che ha avuto in mano – e che dovrà portare fino in fondo, perché sul mercato di gennaio la società farà poco, un movimento in uscita (Ranocchia o Guarin) e uno in entrata (D’Ambrosio) – è grosso modo la stessa che era terninata nona l’anno passato. Alcuni giocatori della vecchia guardia (Zanetti in testa, spiace dirlo ma è la verità) sono sul viale del tramonto e a fine stagione lasceranno la Beneamata. Anche per ragioni di bilancio: Zanetti, Chivu, Cambiasso, Samuel e Milito costano, da soli, circa 25 milioni in ingaggi. Thohir ha chiarito che non si ritiene superman, lavorerà su un progetto di prospettiva (2-3 anni almeno) per ringiovanire i quadri e alleggerire i conti della società, ancora in rosso per 70 milioni di euro nella corrente stagione. I tifosi dovranno farsene una ragione e consolarsi guardando al Milan che non sta molto meglio ma ha il vantaggio, questo sì, di aver imboccato risolutamente e in anticipo la strada del rinnovamento e della austerity. Il futuro del Milan (voto 4,5) è ormai scritto. L’interreggno di Tassotti durerà pochi giorni, nelle intenzioni del club l’arrivo di Seedorf sarà sollecito, impegni dell’ormai ex giocatore del Botafogo e regolamenti permettendo. Meglio così, Allegri era stato salvato a più riprese da Galliani che ora non ha più i pieni poteri. Comanda Lady Barbara, in asse col padre, che decide in ultimissima istanza.

La sconfitta interna col Parma (voto 7) è stata fatale a Davide Nicola, silurato dal presidente Spinelli che ha affidato il Livorno (voto 5) al dg Attilio Perotti, suo giocatore e poi tecnico ai tempi del Genoa. Soluzione obbligata. In cassa non c’è un euro, lo ha confidato candidamente Spinelli stesso. Servono subito 3 milioni per pagare gli stipendi, facile che debba sacrificare sul mercato un pezzo da novanta (Paulinho?) dando ormai per probabile la retrocessione. Zitto sitto il Parma si è insediato a metà classifica a fianco del Torino (voto 7). Due squadre ben condotte che hanno offerto il massimo in rapporto al valore dei rispettivi organici. Donadoni ha tenuto fuori due volte di fila Cassano, vittima delle sue strampalate esternazioni pro-Sampdoria. Un messaggio chiaro a Fantantonio. Resta da vedere come la prenderà il barese, non immune, purtroppo, da impennate improvvise quando le cose non girano come piace a lui. Il Torino ha raccolto più di quanto le sue forze lo autorizzavano a sperare. Merito del duo Cerci-Immobile, ma anche del navigato tecnico Giampiero Ventura, che ha guidato la squadra con polso fermo quando sembrava destinata ad andare alla deriva. La posizione di centroclassifica permetterà al presidente Cairo di valutare con calma le mosse di mercato della prossima estate. Preobabile la partenza di Cerci, sostituirlo rafforzando la squadra non sarà facile ma si può fare.

Devastando le ultime speranze del Milan il Sassuolo (voto 6) si è rilanciato nella corsa alla salvezza e ha salvato la panchina di Di Francesco. Se Berardi non smarrisce l’estro del goleador (brava la Juve ad avegli messo la zampa addosso per tempo) e la difesa si assesta attorno ad Ariaudo, la squadretta del commendator Squinzi può confidare nell’esito fausto della sua rincorsa. Lazio (voto 5) e Bologna (voto 5) nell’anticipo serale del sabato si erano miseramente rassegnate a portarsi a casa il punticino. Il cambio di panchina benedetto dalla vittoria sull’Inter aveva illuso Lotito che la squadra si fosse lasciata di poppa i tanti problemi spuntati con la gestione Petkovic. La Lazio resta invece una squadra disarticolata, brava a chiudersi ma incapace – e Reja lo ha ammesso – di ripartire e fare male. Anche il Bologna è tutt’altro che fuori dalla malattia, l’arrivo di Ballardini garantirà la fase difensiva, ma i gol chi li fa? Diamanti è sembrato più solo nei nuovi schemi e non è riuscito a supportare l’ariete Bianchi, unica punta, peraltro dato in partenza, forse attraverso lo scambio con Floccari. Il ritocco potrebbe non bastare. Genoa e Cagliari (voto 6,5) chiudono entrambe il girone di andata leccandosi le ferite procurate dalla Roma e dalla Juve.La classifica non è affatto drammatica, ma basta perdere due partite di fila per ritrovarsi nei guai. Gasperini e Lopez lo sanno e correranno ai ripari. Alle viste l’Inter a Marassi e la trasferta di Bergamo. Vietato sbagliare ancora.

La Sampdoria (voto 6,5) strapazza (3-0) l’Udinese (voto 6), Eder è l’eore della serata, due gol e una costante minaccia nel cuore della difesa friulana. Partita aspra (tre espulsioni) chje Mazzoleni ha tenuto in mano prodigasndo cartellini a josa. In sette partite Mihajolovic ha rianimato al squadra alla deriva ereditata da Delio Rossi e ha raccolto 12 punti. Se è vero che lo spirito muove la materia, la Sampdoria è risortta dalle proprie ceneri e il tecnico serbo non si acocntenta: “A Torino andiamo per vincere”, ha annunciato. Yuna smargiassata? No, è il suo stile. E la Juve ad ogni buon conto stias in guardia. L’Udinese è ripiombata nella mediocrità tutt’altro che aurea spezzata dall’effimera qualificazione in Coppa Italia a spese dell’Inter (appunto). Guidolin ha perso il tocco magico? Può darsi, ma è tutta la squadra che non trova più le giocate di un tempo e di Natale, isolato lassù nelle fauci dei difensori avversari, non sa più inventare gol della sua stagione doro. Annaspa sul fondo del pentolone il Catania (voto 4,5), illuso dalla vittoria sul Bologna, costata la panchina a Pioli, è tornato a remare a testa in giù a Bergamo, battuto da una squadra, l‘Atalanta ((voto 6,5) che difficilmente sbaglia l’approccio alle gare casalinghe.

  • I voti si riferiscono alla valutazione complessiva del rendimento delle singole squadre al termine del girone di andata.
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