Juve padrona, Inter incompiuta, Napoli squilibrato. Lazio e Milan: segnali

di Renzo Parodi
Pubblicato il 7 gennaio 2014 7:50 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2014 0:26
Juve padrona, Inter incompiuta, Napoli squilibrato. Lazio e Milan: segnali

Esultanza della Lazio dopo il gol di Klose

ROMA – La Juventus ha già ucciso il campionato? Ecco il busillis che ci terrà compagnia per un bel po’. Una volta di più il verdetto dello Juventus Stadium è stato chiaro. Madama viaggia una spanna al di sopra delle rivali, tutte, anche della Roma che a Torino ha perso partita, imbattibilità e probabilmente una bella fetta di autostima. Venti minuti iniziali virati in gialllorosso, con la squadra di Garcia a pressare la Juve nella sua metà campo. Appena Conte ha ordinato di alzare il baricentro e sulle fasce la sua squadra ha cominciato ad affondare, per la Lupa giallorossa si è spenta la luce e e non si è mai riaccesa.

Due dei tre gol subiti (Vidal e Bonucci) hanno smentito la fama di difesa imperforabile (comunque solo dieci gol subiti in 18 gare, uno in meno della Juve). Ma è stata la cifra di gioco a favore della Juve che ha sanzionato la vittoria bianconera. Garcia ha giustamente bacchettato i suoi per aver perso la testa (De Rossi e Castan espulsi), sintomo che la personalità della Roma non è all’altezza delle sue ambizioni. Conte ha lodato la sagacia tattica che la Juve esibisce con naturalezza stupefacente, Non sbarella mai, non scade di livello, non incepisca, macina calcio e alla lunga, inevitabilmente, la Juve trionfa.

Pirlo e Totti, i condottieri, hanno giocato al di sotto dei loro standard. Provenivano entrambi da lunghi infortuni, la latitanza del capitano giallorosso è costata alla Roma mokto più degli errori e delle pause che si è concesso il regista juventino. Le due macchine da guerra dipendono dunqueb in forma ed entità differenti dai rispettivi uomini-.guida. La Roma è Totti dipedente, la Juve, non si sfalda se Pirlo marca visita. Non si vincono dieci partite di fila per caso, dunque complimenti sinceri a Conte e ai suoi ragazzi, aiutini o no (l’arbitraggio di Rizzoli è stato perfetto) Madama ha subito eguagliato il record stabilito in avvio di torneo dalla Roma. Dieci vittorie filate. E si può fare anche meglio.

Otto punti di distacco in teoria sono recuperabili nelle 19 partite che restano da giocare. Fa benissimo Garcia a non dichiararsi battuto. E tuttavia se il mercato invernale non ritoccherà in maniera significativa l’arsernale giallorosso (Nainggolan annunciato in arrivo da Cagliari) difficilmente la Juve si lascerà sfuggire il terzo tricolore di fila, eguagliando il record della Juve del Quinquennio d’oro degli anni Trenta, che svettò sotto la guida di Carcano. Era la Juve di Combi, Monti, Ortsi, Cesarini, la Juve dei cinque scudetti.

La storia dirà se il girone di ritorno sarà costretto a sopravvivere a se stesso, limitandosi alla lotta per il secondo posto che vede in corsa al momento la Roma (sotto di otto lunghezze dalla capolista) e il Napoli, risalito (si fa per dire) a dieci, in virtù della faticosa e fortunata vittoria sulla Sampdoria. Benitez ha ammesso che la sua squadra manca di equilibrio. Io aggiungo che il Napoli non sa leggere correttamente la partita, fatica a gestirla nei momenti topici e vive sugli acuti dei suoi tenori.

Non c’è più Cavani, ma Higuain non lo fa rimpiangere, sebbene segni un po’ meno di lui. In compenso il Pipita gioca di più per la squadra, il problema è che la squadra non sempre c’è. Si avverte l’assenza prolungata di Hamsik, e non basteranno i numeri di Maertens (doppietta, la prima in Italia) e le accelerazioni di Callejon per salvare la giornata come è accaduto contro un’avversaria spregiudicata, che ha davvero giocato per vincere come aveva annunciato Mihajlkovic.

La Sampdoria ha perduto per una serie di ragioni: la bravura dei fuoriclasse azzurri, le incertezze del suo portiere (possibile che non si possa trovare di meglio sul mercato di Da Costa?), e una bella dose di sfiga. Gabbiadini e Sansone (traversa e doppio palo a Rafael strabattuto) hanno gelato i 50mila del San Paolo, rasserenati dall’arbitro Banti che sull’1’0 ha ignorato un fallo da rigore di Zuniga su Regini, nonostantre fosse collocato in posizione ideale per giudicare. Banti è un ottimo arbitro, capisce lo spirito del gioco, non eccede nei cartellini ma non è precisamehte un cuor di leone. De Laurentiis ha promesso rinforzi, sembra difficole che Gonalons, se arriverà, possa guarire da solo tutti i mali della squadra. La difesa sbarella spesso e il centrocampo viaggia ad intermittenza. Ci vuol altro per puntare al bersaglio grosso.

La Fiorentina piange sull’infortunio, grave purtroppo, di Pepito Rossi, lesionato al legamento collaterale del ginocchio già martoriato da due crociati spezzati. Tre mesi la prognosi, il Mondiale è a rischio e Prandelli piange con Montella. Perso Rossi, non ancora recuperato Gomes, sul cui ritorno si inseguono illazioni e dubbi, la Fiorentina faticherà a difendere il quarto posto. A meno che Della Valle (Diego) sul mercato di gennaio non peschi dal mazzo un altro jolly alla Rossi.

Ricomincia bene la seconda vita di Edy Reja sulla panchina della Lazio. Klose ammazza un’Inter che Brera avrebbe descritto come una squadra che si è masturbata col pallone senza riusicre a raggiungere l’orgasmo del gol. La Beneamata resta un’eterna incompiuta, la prolungata perdita di Milito (rivisto in campo nel finale, senza incidere) ha mandato alla’ria i piani di Mazzarri che si è difeso come ha potuto, non potendo contare neppure sulle controfigure del principe, Icardi e Balfodil.

Scavalcata in classifica dal Verona vittorioso ad Udine, l’Inter deve rassegnarsi ad un ruolo da comprimaria, viaggia già otto punti sotto alla terza in classifica (il Napoli) e ha davanti Fiorentina e Verona. Salvo rivoluzioni di mercato che peraltro non si annunciano affatto, vistoi che i denari che prevedeva di incassare dalla cessione di Guarin al Chelsea non arriveranno.

La Lazio pane e salame del tecnico friulano non darà mai spettacolo ma certamente risalirà la finora poco lusinghiera classifica. Di Lotito si può dire il peggio in termini di savoir faire, ma sul terreno strettamente calcistico è difficile che sbagli un colpo. Il valkore dell’organicxo laziale è superiore all’attuale classifica della squadra e quando Klose ha la luna giusta (spettacolare il suo gol che ha deciso la partita) può succedere di tutto. Nel bene, s’intende.

Il Milan giocando da provinciale più della provinciale Atalanta ha portato a casa tre punti che fanno morale e anche classifica. Sebbene Galliani, sconsolato, abbia ammesso che il decimo posto gli procura vergogna. Ma tant’è: il Milan è questo, Rami e Honda potranno rinfrancarlo e offrire alternative valide ad Allegri, non sovvertire le gerarchie del campionato, ormai consolidate. Il terzo posto rimane una chimera, distante 17 punti, una enormità. La vera sorpresa è il Verona che ha vinto a Udine con la doppietta di Toni e il gol di Iturbe. Se l’antico centravanti non perderà la vena che lo assiste, non è escluso che convinca Prandelli ad arruolarlo per il Brasile. Guidolin ha dovuto incassare l’annuncio-choc di Di Natale: “A giugno smetto”.

Proverà a fargli cambiare idea, tuttavia la stagione d’oro dell’Udinese sembra comunque al tramonto. Il Parma ha sovvertito lo svantaggio iniziale del Torino (gol di Immobile), vincendo con i gol di Marchionni, Lucarelli (una perla di tacco) e Amauri. Ma la notizia è un’altra. Donadoni ha confinato Cassano in panchina, la dichiarazione d’amore di Fantantonio per Parma e la città di Parma (dopo le voci che lo davano in partenza verso la Sampdoria) evidentemente non ha commosso il tecnico che potrebbe anche chiedere alla società di lasciarlo partire comunque. I fischi a Cassano del loggione del Tardini sono eloquenti sugli umori del raffinato pubblico parmigiano.

Gioisce il Genoa che ha ripreso a correre, strapazzando il derelitto Sassuolo, che a Genova ha mostrato falle ovunque, non soltanto in difesa. Le battute di arresto di Atalanta, Sampdoria, Bologna e Livorno, rianimano il Chievo (pari fortunoso contro il Cagliari) e soprattutto il Catania che battendo il Bologna ha riagganciato la coda della classifica. De Canio ha ritrovato Bergessio e Lodi (gli autori dei gol) e confida che la sua squadra ritrovi il passo per tentare davvero di agganciare la salvezza. Il Bologna è a pezzi e chissà se Pioli questa volta la farà franca. Baggio imcombe e il presidente Guaraldi in settimana potrebbe rompere gli indugi, sebbene la squadra resti schierata compatta col tecnico in carica. Traballa anche la panchina di Nicola, sebbene il Livorno a Firenze abbia giocato un’eccellente partita difensiva, perduta col minimo scarto. Ma lì sta il punto. Qualche partita si deve pur vincerla se si vuole salvarsi.