--

Juventus, 100 punti a un soffio. Catania, Livorno e Bologna: addio serie A

di Renzo Parodi
Pubblicato il 12 Maggio 2014 7:59 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2014 9:51

Calcio: Serie A; Roma-JuventusROMA – Questa volta tutto bene. O quasi. Il morto non c’è scappato, né si è corso il rischio del replay del sabato di sangue dell’Olimpico. Eppure non c’è davvero da stare allegri. L’allarme violenza attorno al calcio resta elevatissimo. A Bergamo, alcuni sconsiderati hanno scagliato in campo una banana, gentile omaggio al milanista Constant,”colpevole” di avere la pelle nera. Complimenti al self control del difensore francese che, come si dice a Roma, ha abbozzato, evitando di accendere l’ennesima miccia.

Appunto a Roma, cori di discriminazione territoriale si sono levati dalla curva sud romanista all’indirizzo dei napoletani, durante il match contro la Juventus. A Livorno la folla, inferocita per la retrocessione della squadra del cuore, si è sfogata contro Pepito Rossi, colpevole di aver servito l’assist del gol-partita a Cuadrado. Bilancio dunque positivo, tenuto conto dei chiari di luna che lanciano sinistri lampi sul pallone che rotola. L’ignavia certificata dei dirigenti -e non parlo solo dei reggitori del calcio – ha consentito ai violenti di archiviare l’ennesinm vittoria. Ricompattato il fronte degli ultras, di fronte al rischio – più teorico che reale – di un vero giro di vite da parte delle autorità. Il ministro degli Interni, Alfano, a caldo aveva annunciato tolleranza zero con daspo a vita per le frange più estreme. Il premier Renzi gli ha subito dato sulla voce, rinviando le misure a bocce ferme, ovvero a campionato concluso. Anche i violenti votano e non è il caso, evidentemente, di complicarsi i sondaggi.

Le certezze sono poche ma inattaccabili. Gli ultras padroni delle curve tengono in ostaggio gli spettatori normali, quelli che vorrebbero gustarsi lo spettacolo senza rischiare la pelle. Infiltrazioni dell’estremismo politico, principalmente di destra, e della criminalità organizzata (Camorra, Mafia e simili) hanno attecchito nelle tifoserie di trincea a influenzano i comportamenti dei giovani più caldi. Lo Stato finora ha applicato alla piaga pannicelli caldi, lasciando spesso le forze dell’ordine sole a fronteggiare i teppisti. Nessuno ha spiegato cosa osti ad applicare il modello inglese, che ha ripulito gli stadi dell’Isola dagli hooligans trasformandoli le arene in teatri. A che prezzo? Eliminando totalmente i teppisti da curva e instaurando la tollerenza zero – quella vera – che impone processi per direttissima e condanne immediate – con pene scontate fino all’ultimo giorno, in carcere o ai servizi sociali – per coloro che non osservano le regole. In Italia questa ricetta, sperimentata della massima efficacia, non trova asilo e aspetto lumi e spiegazioni dai Soloni del Viminale, a cominciare dal ministro Alfanoi, il quale pertinacemente nega la trattativa con Genny ‘a Carogna, svoltasi di fronte a nove milioni di telespettatori indignati. Una sceneggiata che ha riempito le pagine dei giornali di tutta l’Europa (a proposito di immagine e reputazione dell’Italia).
Torno al calcio giocato. La penultima giornata ha sancito che è davvero l’anno italiano della Juventus. Gol a tempo scaduto di Osvaldo (un ex irriso) e tre punti che sommati agli altri collocano Madama a quota 99, un punto oltre il record dell’Inter di Mancini. Con la corposa propstetiva di toccare i 102 punti battendo il Cagliari a Torino, nel galà di chiusura. Conte negli spogliatoio ha lasciato intendere che le cose stanno precisamente come hanno riferito i media. Se non avrà garanzie della rifondazione radiocale dell’organico, sottoposot ad un forte rinnovamento anxche anagrafico, staccherà la spina, forse pergfodersi un anno sabbatico. Personale impresisone: alla fine Agnelli aderirà al progetto e la Juve proseguirà con Conte.
Altro verdetto di giornata, la retrocessione di Bologna, Catania e Livorno. Esito sostanzialmente equo. Quando si cam,biano quattro allenatori, come ha fatto il Catania con Maran, De Canio, di nuovo Maran e infine Pellegrino; oppure se ne alternano tre, sul modello del Livorno (Nicola, De Carlo di nuovo Nicola) o infine si cambia direttore d’orchestra (Bologna, da Pioli a Ballardini) illudendosi di superare indenni la cessione invernale dell’unico campione in organico (Diamanti), ebbene il destino ce lo si scrive da soli. Anche il Sassuolo aveva ceduto alla danza del mister (Di Francesco, Malesani, ancora Di Francesco) e tuttavia a gennaio aveva rinnovato l’organico quasi al completo, guadagnando alla causa calciatori di sicuro rendimento. Quanto al Chievo, il cambio precocissimo in panchina fra Sannino e Corini aveva indirizzato il campionato verso una salvezza comunque molto tormentata, specialità della premiata ditta del presidente Campedelli.
La sorte si è divertita ad illudere il Catania, vittorioso a Bologna, abbattendolo quasi sul filo di lana con la notizia da Cagliari che il Chievo era passato in vantaggio. A Pellegrino va il merito di aver centrato tre vittorie, contro Sampdoria, Roma e Bologna che testimoniano della buona complessione della squadra. La rifondazione ci sarà, ma senza esagerare. Si partirà dalla conferma di Lodi. Il Bologna paga la debolezza, economica ma non solo, della società. Difficoltà a pagare gli stipendi, rosa superfolta e una totale assenza di prospettive firmano la condanna. Ripartire dal basso potrà essere un vantaggio, specie se Guaraldi riuscirà a passare la mano. Il Livorno sta transitando da Spinelli al livornese Bandecchi che agli occhi della tifoseria più rossa d’Italia ha il grave torto di essere stato un parà e di aver militato nell’Msi e in Forza Italia. L’affare non è ancora chiuso e il viatico non appare tra i più felici.

Resta aperta la lotta per un posto in Uefa, visto che l’Inter, triturando la Lazio nel giorno dell’addio di Zanetti al calcio giocato, potrà centrare l’obiettivo accontentendosi di un punto nella trasferta col Chievo Verona. Il pari fra Torino e Parma consacra i ducali come i superfavoriti, affronteranno al Tardini il già condannato Livorno e i tre punti basteranno per superare l’intera concorrenza. A meno che il Toro (senza Immobile, che sarà squalificato) riesca a espugnare il campo della Fiorentina che la vittoria di Livorno (11esimo gol di Cuadrado!) conferma al quarto posto. Poche chance dunque per il Milan, vittima di un testacoda micidiale a Bergamo: dal vantaggio su autorete alla sconfitta al 96′. Galliani è stato udito inveire contro Seedorf, colpevole ai suoi occhi di aver escluso inizialmente Taarabt. “Quello è matto!”, sarebbe sbottato l’ad rossonero. Comunque vada a finrre (domenica il Milan ospita il già salvo Sassuolo del patron Squinzi, milanista doc), la sorte di Seedorf è segnata. Berlusconi non ha lesinato segnali in settimana, tutti negativi per l’olandese che lui aveva imposto anche a Galliani una volta licenziato Allegri. ù

Perfida la battuta pronunciata nella Sacra Famiglia, dove l’ex premier sconta i servizi sociali. Un qualunque ospite tra i malati di Alzeihmer era stato accreditato della capacità di guidare lo spogliatoio del Milan. Se non è una sentenza di morte calcistica per Seedorf, poco ci manca. Inzaghi è il pretendente più accreditato alla successione, soprattutto per via dell’esiguo costo dell’ingaggio. Seedorf aveva firmato un contratto fino al 2016 da due milioni e mezzo di euro netti a stagione. Per il club, farebbero quasi dieci milioni. A Berlusconi piacciono Montella e Spalletti che guadagnano moltissimo e sono legati a Fiorentins e Zenit San Pietroburgo da onerose clausole di svincolo.

Il Napoli chiude in bellezza (decima vittoria in trasferta) travolgendo a Marassi una Sampdoria allo sbando, anche per via del mistero-Mihajlovic. Va o resta? Andrà se non avrà garanzie solide dalla società su un mercato condotto all’altezza delle necessità della squadra e delle sue (di lui) ambizioni. Altrimenti Sinisa farà le valigia, probabilmente diretto alla Lazio. Nel triste pomeriggio dei genovesi, il raggio di sole dell’omaggio corale del pubblico blucerchiato alla vedova e alla figlia di Vujadin Boskov ringrancato coloro – quorum ego – che sognano un calcio romantico e non solo infeudato al dio denaro.