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Juventus facile anche a Udine. Scudetto, manca solo la matematica

di Renzo Parodi
Pubblicato il 15 Aprile 2014 7:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2014 23:38

Soccer: Serie A; Udinese-JuventusROMA – “Lasciate ogni speranza…”, declamava il sommo Poeta. Antonio Conte si associa. La Juventus a Udine piazza il mattone probabimente decisivo alla casa del terzo scudetto consecutivo. Il 2-0 tiene al Roma a distanza di sicurezza, 8 punti a 5 giornate dal termine sono una dote ragguardevole. A questo punto Madama dovrebbe buttarsi via e non sembra questo il caso. Vittoria già in cassaforte dopo appena 26′, gol di Giovinco e Llrorente, la strana coppia che funziona al meglio. Il resto è noia. L’Udinese ci mette la voglia ma figurarsi se basta a turbare i sonni della Signora in bianconero. Un palo di Muriel nel finale è tutto ciò che la squadra di Gidolin esprime. Per Buffon serata tranqiuilla e duello a distanza col l’erede Scuffet vinto a mani basse. Sul piatto del Juve resta anche la vittoria in Europa League, se la forma e il grado di concentrazioni restano alti non c’è nulla di impossibiule.

Giornata prolifica la 33esima per gli attacchi e decisamente grigia per le difese: 39 gol segnati ( e dunque altrettanti subìti), quattro vittorie in trasferta (Inter, Chievo, Fiorentina e Juventus). La stanchezza si fa sentire, è normale. Le gerarchie si consoplidano. Resta aperta la lotta per l’europa minore, mengre nel fondo dell’imbuto si fa disperata la classifica del Catania, ultimo e solo a 20 punti, e critica quella di Sassuolo e Livorno, a quota 25. Sta un po’ meglio il Bologna, salito a 28. Respira il Chievo a 30, il Cagliari a 33 punti è praticamente salvo.

In attesa del posticipo della Juventus a Udine, la Roma aveva riportato a sole 5 lunghezze il distacco dai rivali capolista. Agevole la vittoria casalinga sull’Atalanta, segno che la squadra di Garcia è in piena salute e riesce a supplire con disinvoltura ad assenze pesanti (Benatia, Pianic, Florenzi e Destro). Assieme a Juve e Fiorentina, la Lupa giallorossa ha sciorinato il calcio più godibile e redditizio del campionato. Totti ha perso un po’ in mobilità, certo non l’inventiva e il senso del gioco. E’ un vero piacere, per noi esteti del pallone che rotola, ammirarlo inventare pezzi di alta scuola esaltando il movimento di Gervinho, Taddei, Ljajic, Nainggolan. De Rossi è tornato ai massimi livelli (ottima notizia per Prandelli) e il meccanismo giallorosso gira alla perfezione. Non dipende più dalla Roma l’esito finale della stagione, ma resta l’impressione che questa squadra sia votata ad un radioso futuro. Guidata ancora dal suo immortale capitano, naturalmente. E da Rudi Garcia che ha tutte le doti per ripetere le imprese di Nils Liedholm.

Ormai è delineata la classifica nei quartieri alti. Il Napoli ha battuto la Lazio in un match ricco di gol (4-2) ed espisodi (c’erano un fuorigioco millimetrico nell’azione che ha portato al rigore per il Napoli). Benitez ha messo definiivamente al sicuro il terzo posto dalla rincorsa della Fiorentina, vittoriosa con un largo 5-3 a casa del Verona, ormai svuotato di energie e di ambizioni: Toni a parte, si capisce. Nove punti separano le due squadre e con cinque giornate ancora da giocare il gap non sembra colmabile, sebbene la Viola dia segni di riscossa, con Aquilani goleador emerito e l’imminente rientro di Pepito Rossi, a ruota del recupero di Gomez.

Infuria il corpo a corpo per l’unico posto rimasto in Europa League. L’Inter ha maramaldeggiato sulla Sampdoria, in un match denso di umori maligni. Eppure il 4-0 non racconta tutta la verità. Per un tempo, ridotta in dieci uomini (Eder espulso per doppio giallo) la Sampdoria è rimasta in partita e ha creato quattro occasioni da gol. Mazzarri deve ringraziare Handanovic che ha parato un calcio di rigore a Lopez (che errore permettergli di calciarlo con la burrasca che infuriava a Marassi tra lui e Icardi, ricoperto di insulti dal pubblico) e sventato tre nitide palle gol (Lopez, Sansone, Soriano). La gara, indirizzata dal gol a freddo di Icardi si è chiusa sul raddoppio di Samuel. Il giovane attaccante argentino – un ex davvero non rimpianto a Genova – si è sportivamente vendicato del diluvio di fischi e improperi che l’hanno accompagnato finché è rimasto in campo. Ha sbagliato ad irridere la gradinata doriana dopo aver segnato il primo dei suoi due gol (ed è stato giustamente ammonito), ma ancor più ha sbagliato la Sampdoria a farsi trascinare nella ragnatela della contesa privata tra i due bomber argentini. Talché ha pagato con l’errore dal dischetto di Lopez (e sarebbe stato l’1-1) e subito dopo l’espulsione di Eder, il rigorista designato da Mihajlovic. La generosità nel calcio non paga, il brasiliano ha ceduto l’imcombenza a Lopez, su sua richiesta, firmando la condanna della Sampdoria. Pessima atmosfera davvero per disputare una partita di calcio. Gli affaracci privati fra Lopez e Icardi non avebbero dovuto inquinare la contesa, ma così va la vita e così va il calcio, nell’era di Twitter.

Tornando a bomba. Neppure Mazzarri ha apprezzato il primo tempo mal giocato dall’Inter che si è salvata solo grazie agli errori di Lopez ed Eder e alle parate strepitose di Handanovic. Alla lunga, la Beneamata ha spadroneggiato, in undici contro dieci. Discreta la partita di Kovacic, inserito come interno al posto di Alvarez. Sicuri Icardi, Palacio (il solito gol) e Cambiasso. Sufficienti gli, altri, salvo Ranocchia che ha commesso ingenuamente il fallo da rigore su Gastaldello. Prossima fermata, Parma, sarà una sorta di spareggio pasquale. Cassano spera di esserci. Dai 53 punti dell’Inter ai 51 del Parma (pari in extremis a Bologna) ai 48 punti di Milan, Lazio e Torino (sabato prossimo avversarie nello scontro diretto a Roma), maturerà la sentenza che vale l’Europa. Anche Verona e Atalanta, a quota 46, possono coltivare qualche speranza. Il resto è noia. Il Milan ha faticato a regolare (gol di Mnontolivo) un Catania virtualmente retrocesso eppure come alleggerito dall’idea di non poter più competere. Quattro vittorie di fila riportano il Diavolo a ridosso della zona Uefa, a cinque punti dai cugini dell’Inter. Il derby della Madonnina potrebbe risultare dirimente.

 Spicca nel mischione la vittoria (2-1) del Torino sul Genoa, un ribaltone prodotto in appena due minuti, in pieno recupero, dopo il gol di Gilardino. La premiata coppia Immobile-Cerci ha compiuto il miracolo e a questo punto non mi stupirei di vederli entrambi sull’aereo azzurro diretto in Brasule. I due talenti del terzo millennio granata sono i degni eredi della coppia Pulici-Graziani, gli eroi eponimi dello scudetto del 1975/76. Bene ha fatto il saggio Ventura a rammentare ai tifosi “nasini” della tribuna granata le condizioni precarie nelle quali aveva raccolto in estate la squadra, accreditata dagli ottimisti di una faticosa salvezza e già condannata alla serie B da quanti – ed erano in maggioranza – la osservava con le lenti fumè.

In chiave salvezza pesa come il piombo il successo esterno del Chievo a Livorno. Tripletta di Paloschi e salvezza ad un passo, basterà battere il Sassuolo nello scontro diretto di sabato al Bentegodi per avvicinare il traguardo. Il Livorno paga la politica ondivaga della società: cacciare Nicola per Di Carlo non ha cambiato radicalmente le cose, nessun tecnico ha la bacchetta magica e nonostante gli innesti di gennaio il Livorno resta una squadra imprevedibile, nel bene ma soprattutto nel male. La prossima trasferta contro il Milan non lascia grandi chance alla truppa amaranto, specie se la difesa continuerà a subire caterve di gol. Anche il Sassuolo ha mancato il bersaglio, si è fatto rimontare dal Cagliari concecendogli un calcio di rigore (ingenuo fallo di Antei du Ibarbo) che ha fruttato il pari e rilanciato la squadra sarda, affdata a Ivo Pulga dall’ormai virtuale presidente Massimo Cellino. Il quale è finalmente riuscito a mettere le mani sul Leeds e subito ha annunciato che il Cagliari è in vendita. In attesa dei fantomatici tycoons americani che bramerebbero rilevarlo, la squadra ha raggiunto i 33 punti in classifica. Non è ancora salva ma ce la farà perché lo spirito è giusto e viste le circostanze tormentate che l’hanno accoompagnata in stagione (Cellino partente, stadio senza pubblico o quasi) si può a buon dirito parlare di una bellissima impresa. Il futuro però è in grembo agli dei. Auguri.