Napoli, obiettivo è scudetto. Inter e Juve, mezza sconfitta

di Renzo Parodi
Pubblicato il 19 Ottobre 2015 11:00 | Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre 2015 11:00
Napoli, obiettivo è scudetto. Inter e Juve, mezza sconfitta

Gonzalo Higuain esulta dopo il gol del 2-1 alla Fiorentina

ROMA –  Se il Napoli è il Napoli vittorioso sulla Fiorentina, beh non giriamoci intorno. Capisco la prudenza di Sarri, fatto sta che la squadra azzurra può davvero puntare allo scudetto. In tre mesi Maurizio Sarri ha ricostruito in grande, sotto il Vesuvio, l’Empoli razzente e spigliato che aveva stupito e raccolto applausi. Ha saputo convincere i campioni alla Higuain ad abbeverarsi al suo verbo irto di doveri e sacrifici. A seguirlo senza riserve mentali, con assoluta convinzione. Ha costruito una squadra divertente e che si diverte a giocare al calcio e a vincere in grazia dei valori tecnici eccellenti di cui dispone. Un Napoli che può soltanto migliorare e appunto contendere il titolo a Roma e Inter.

Onore alla Fiorentina scesa a Napoli da capolista e ornata a casa ancora capolista, grazie al pareggio fra Inter e Juve. E’ stata piegata da quel centravanti lunatico ma straordinariamente talentuoso che è Gonzalo Higuain. Da tempo non lo si vedeva sorridere e divertirsi come in queste settimane e con una spalla come il nanetto insigne il problema del gol non sarà mai un problema. La Viola resta comunque una splendida realtà e gli applausi vanno a Paulo Sousa che ha saputo esaltare le doti dei suoi ragazzi agendo con un continuo turn over che non mortifica nessuno ma esalta a turno tutti quanti.

Inter e Juve si sono inflitte reciprocamente una mezza sconfitta pareggiando in bianco una partita a tratti bellissima, sempre asperrima e condotta salomonicamente con una staffetta nerazzurro il primo tempo, bianconera la ripresa. Molti errori di mira, causati forse dalla veemenza della gara, ben controllata dall’arbitro Valeri che ha molto lavorato con i cartellini gialli. Il pari fa più male alla Juve che sperava nel colpo per tornare sul treno di testa o almeno nei paraggi e invece rimane nel pantano della bassa classifica. All’Inter manca sempre un po’ di lucidità nell’ultimo tocco ma i progressi di gioco sono innegabili.

Per ora sta un gradino sotto Roma e Napoli, in termini di rendimento, ma soltanto un gradino. Può recuperare la posizione. Itanto si gode il secondo posto con la Roma che ha domato con qualche iniziale tribolazione l’Empoli. Se torna la pace nello spogliatoio e Totti si rassegna a fare il padre nobile della squadra sedendo in panchina, Garcia avrà risolto la metà dei suoi problemi. E la Roma potrà avanzare la propria candidatura allo scudetto.

Campionato dunque apertissimo, in testa e in coda. Con exploit ruggenti. Il Sassuolo doma la Lazio e si propone autorevolmente come mina vagante per le sette sorelle, l’aristocrazia, vera o presunta, che boccheggia col Milan più solido rimodellato da Mihajlovic, su “suggerimento” di Berlusconi, sul 4-3-3 amato dal presidente, ma resta schiavo degli errori difensivi che nell’anticipo costano il pari in rimonta dell’indomito Torino, nel giorno della palingenesi del glorioso Filadelfia. L’Atalanta maramaldeggia sul Carpi di Sannino che si era illuso forse dopo al vittoria sul Toro prima della sosta. Reja è un vecchio saggio che sa come prendere in mano le squadre e fa specie che sia finito in una piazza come Bergamo, con tutto il rispetto dovuto, e non su panchine più illustri e titolate. Affonda il Bologna, steso in casa dal redivivo Palermo che slava la panchina di Iachini e inguaia Rossi. Delio è stato confermato ma si parla già del successore, nientemeno che Mazzarri. Faccio fatica a vederlo, Walter, per quello che lo conosco, sedersi su una panchina bollente, con l’unico obiettivo di salvare la ghirba. Più realistico Donadoni, direi.

Il Genoa ribalta il coriaceo Chievo che a Marassi aveva una tradizione superfavorevole con un gol al 94’ di Tachsidis, non proprio uno dei pupilli di Gasperini. Se avesse la stessa vis in trasferta il Grifone farebbe festa. La Sampdoria in trasferta frana anche a Frosinone, dopo un avvio promettente (palo di Muriel). Squadra sbilanciata in avanti, senza equilibrio e con sc arsa personalità. Zenga non riesce a raddrizzare la baracca lontano da Marassi. E la cosa comincia a disturbare la società. Domenica c’è Sampdoria- Verona, i ragazzi di Mandorlini hanno fallito il match ball con l’Udinese e si ritrovano in fondo alla classifica assieme al Carpi, dietro solo il Bologna. Segnale di allarme. Altroché.