Serie A, dopo Lotito difficile parlarne…Juve affanno, Roma e Napoli steccano

di Renzo Parodi
Pubblicato il 16 febbraio 2015 10:05 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 10:05
Serie A, dopo Lotito difficile parlarne...Juve affanno, Roma e Napoli steccano

Vidal sbaglia il rigore della vittoria a Cesena (foto Ansa)

ROMA – Mi chiedo quanti gradini debba ancora discendere il calcio italiano prima che scatti una reazione, anzi una ribellione generale dall’interno del sistema, all’andazzo che così esplicitamente il vicepresidente federale, nonché presidente della SS. Lazio, Claudio Lotito, ha illustrato conversando col ds dell’Ischia, Iodice. Il quale ha registrato il colloquio e lo ha dato in pasto alla stampa. In sintesi, Lotito ha chiarito che il calcio italiano va dove stanno i soldi. Anche a costo di truccare il gioco. In effetti ne avevamo avuto il preciso sentore. Moggiopoli, Calciopoli, Scommessopoli, Passaportopoli, scandalo delle fideiussioni taroccate, sospetti di doping e chi più ne ha più ne metta. Mancano i reati sessuali ma non disperiamo. Il nostro calcio ha ripercorso l’intero codice penale. O quasi.

Nel caos prodotto dalla sua involontaria confessione, Lotito se n’è uscito con la teoria del complotto (“qualcuno mi vuole fare fuori”) minacciando il ricorso alle vie legali. Ma per quale motivo? Egli stesso ha ribadito a freddo il concetto espresso a Iodice. Carpi, Frosinone e Latina in serie A non li vuole. Piccole città, pubblico rarefatto, incerti guadagni da tv e sponsor. Stiano giù, nell’abisso della B. Ci sarebbe da agghiacciare, come direbbe Conte, se non fosse che Lotito è ancora lì, al suo posto: Hic manebo optime, il suo celebre latinorum non conosce i classici, ma il concetto è lo stesso. Incredibile! Del resto, anche il calcio sta in Italia e allora perché stupirsene? Oportet ut scandala eveniant. Le piace, questa presidente Lotito?

Io però mi indigno. E mi aspetto che intervenga in via d’urgenza il governo, sissignori anche il governo, in barba alla sbandierata autonomia dello sport che spesso nasconde maneggi inconfessabili. E faccia sloggiare Lotito dalla poltrona numero 2 della Federcalcio, che poi sarebbe la numero 1, anche il mio cane è al corrente che Lotito, con Galliani, è stato il grande elettore di Carlo Tavecchio al vertice della Figc, si proprio quello delle banane mangiate da Opti Poba che viene a scroccare calcio in Italia. E se non si muove il governo, prenda posizione il Coni. Il presidente Malagò ha la palla buona per liberarsi in un colpo di due importuni, Tavecchio e Lotito che notoriamente gli stanno sulle scatole e che mai avrebbe voluto alla guida del calcio. Commissariamento è una piccola grande parola che può riportare un po’ di aria pulita nei saloni di via Allegri. E vediamo se i presidenti di club, riuniti nella massoneria della Lega Calcio, faranno spallucce come all’annuncio del discorso di Lotito. Sono tutti (o quasi) d’accordo con lui, è evidente. Pecunia non olet e pazienza se gli stadi italiani sono sempre più vuoti, se la violenza è un male endemico e inestirpabile, se la reputazione del pallone nazionale è finita sotto le suole. Fintanto che corre il soldo televisivo c’è ciccia per tutti.

Mi imbarazza, dopo tale premessa, commentare la giornata di campionato. Siamo di fronte ad un torneo liquido, nel senso che non si fa a tempo ad elogiare una squadra che quella puntualmente ti smentisce. La Juventus raccatta in affanno un punto a Cesena. Vidal sbaglia il rigore della vittoria, è vero, ma quanta sofferenza prima contro l’onesta congrega romagnolo che Di Carlo, un tecnico onesto e capace, ha assemblato con saggezza e perizia. L’assenza di Tevez, d’accordo. Ma il punto è che la Juve contava di passeggiare e quando si è trovata di fronte una salita, è inciampata. I punti di vantaggio sulla Roma restano sette, ma è andata sprecata l’occasione di allungare. Il Napoli è addirittura crollato miseramente a Palermo, infilzato da una squadra che ha giocato da Napoli, difese chiusa e contropiede. Il turn over imposto dagli impegni europei ha consigliato a Benitez di escludere Gabbiadini, subentrato a frittata fatta e comunque autore di un gol peraltro inutile.

Anche la Roma ha steccato la prova. Battendo il misero Parma avrebbe distanziato i rivali napoletani di sette punti e si sarebbe avvicinata a cinque dalla capolista. Ha invece pareggiato contro la peggior squadra della serie A e se n’è uscita sotto l’uragano dei fischi del suo pubblico. Garcia si arrampica sugli specchi, parla di momento, peccato che il momento duri due mesi. In sette partite, la Roma ha pareggiato sei volte e non vince in casa da un’eternità. Chapeau al Parma che ha onorato l’impegno e la maglia. Oggi sapremo se la nuova proprietà onorerà i suoi impegni.

Alle spalle di Juve, Roma e Napoli ribolle un gran calderone di squadre in lotta per l’Europa. Chi sale e chi scende. La Fiorentina ha facilmente conquistato i tre punti in casa del Sassuolo, Salah non farà rimpiangere Cuadrado e oggi Montella ha talmente tante soluzioni, a centrocampo e in attacco, da poter schierare due squadre. La Lazio è passata ad Udine con un rigore tanto generoso da far dire ai più maliziosi che le parole di Lotito non sono state spese invano. Mi dissocio dal sospetto, ma constato che a parità di falli, Massa ha indicato il dischetto e Giacomelli a Roma, ha perdonato un’entrataccia in area di Manolas su Nocerino che andava sanzionata. Garcia non ha nulla da eccepire? No, signori arbitri, così non va. Un minimo di uniformità si impone nell’applicare il regolamento, strampalato e autolesionista ora se n’è accorto anche il sommo Collina. Speriamo che abbia la voce forte abbastanza da rappresentarlo a Blatter, ormai ridotto alla mummia di se stesso ma decisissimo a restare in vetta al pallone mondiale. Vista l’assenza di competitor, scommetto che ci riuscirà.

Il Genoa ha malmenato il Verona, sempre più bolso e risucchiato in fondo alla classifica. Niang (doppietta) ha mandato di traverso il pranzo a Galliani e Inzaghi, la sua panchina traballa e se il Milan non batte il Cesena potrebbe crollargli addosso. Anche Mandorlini rischia il posto al Verona e non mi sorprenderei se venisse silurato ad horas. La Sampdoria è caduta banalmente a Verona contro il tetragono Chievo allestito da Maran: muro difensivo e ficcanti contropiede. Il mercato di gennaio ha sconquassato le certezze dello spogliatoio – Mihajlovic dixit – e nella circostanza l’ampio turnover (fuori De Silvestri, Obiang, Eder, Soriano) può aver annebbiato le idee della squadra. Non ho dubbi che alla lunga la Sampdoria riprenderà a correre e a vincere. Eto’o e Muriel hanno duettato in punta di bulloni e il gol del colombiano è un presagio che stempera un po’ l’amarezza della sconfitta. L’anticipo di sabato prossimo manda in campo il derby della Lanterna. Le squadre sono a pari punti e sognano l’Europa. Il Genoa sta meglio e viene da due vittorie, ma la Sampdoria ha più risorse tecniche. Sfida da non perdere anche per i “foresti”.

Perdono terreno il Toro, fermato sui pari casalingo da un buon Cagliari, e il Milan inchiodato sul pareggio a San Siro dal solito razzente Empoli a cui manca solo il colpo del ko. Riparte invece l’Inter, a pieni giri, schiantando l’Atalanta a domicilio. Mancini ritrova un superGuarin e in attesa di Kovacic può tornare a sperare nel miracolo di un biglietto per l’Europa.