Serie A: fuga Roma, Inter-Juve agganciano Napoli, Milan rischia naufragio

di Renzo Parodi
Pubblicato il 26 settembre 2013 23:53 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2013 23:53
Serie A: fuga Roma, Inter-Juve agganciano Napoli, Milan rischia naufragio

Jonathan festeggia per il gol: l’Inter batte la Fiorentina (foto Lapresse)

ROMA – Serie A: il punto dopo la quinta giornata.

Roma in fuga, l’Inter (battuta in rimonta la Fiorentina 2-1) aggancia Juventus (vittoria contrastata a Verona col Chievo) e Napoli (fermato in casa dal redivivo Sassuolo) al secondo posto. Riemerge la Lazio (3-1 al Catania), tengono Torino, Verona, Livorno e Cagliari che pareggiano. Vince il Parma sull’Atalanta. Affonda (a dieci punti dalla vetta) il Milan, che rimedia in extremis un pari a Bologna. A picco le genovesi, il Genoa battuto a Udine, la Sampdoria sconfitta in casa dalla Roma.

La Roma dunque prende la testa del campionato. 2-0 ad una generosa Sampdoria, che resta inchiodata a 2 punti, in fondo alla classifica. Garcia non alza la cresta (“troppo presto per fare bilanci”) ma si gode il suo capolavoro. In tre mesi ha cambiato faccia e umori nella casa giallorossa. La Roma è di nuovo una squadra, ricca di talenti, ma quel che più conta, consapevole dei propri meriti e decisa a farli valere. Cinque vittorie in avvio di campionato la Roma non le aveva mai colte nella storia. Anche questo è un segnale. Entrato sullo 0-0, Totti ha impresso quel quid che ha permesso alla squadra di spezzare la resistenza della Sampdoria, saggiamente disposta da Rossi col 4-4-2. Nell’abbraccio collettivo che ha salutato la vittoria la conferma che è nato un gruppo, affamato e vincente. Il futuro prossimo dirà se è un fuoco di paglia (personalmente non credo) o l’avvio di un grande incendio.

Frena invece il Napoli, inopinatamente bloccato in casa dal Sassuolo (1-1). L’inciampo sul Sassuolo, rigenerato da Di Francesco dopo la vendemmia interista, arresta la marcia trionfale della squadra di Benitez. Agli osservatori più smagati non era sfuggita la flessione di personalità e di gioco accusata dal Napoli nonostante i tre punti strappati al Milan. Il turnover, necessario, si è rivelato una trappola, non è facile cambiare pelle da un giorno all’altro, sebbene la rosa a disposizione del tecnico spagnolo sia ampia e qualificata. La squadra tuttavia subisce troppi gol e deve ringraziare Reina se ha limitato i danni. Il Sassuolo, ad un certo momento, ha rischiato addirittura di vincere. Se Hamsik non gira, non gira il Napoli. E Higuain fa fatica persino a tirare in porta. Questo è l’assunto-base. A Benitez la stecca per correggere il difetto.

Zoppica anche la Juve, tre punti sul campo del Chievo ma poco gioco e – Buffon ha messo il dito nella piaga – troppi gol subiti da una squadra che l’anno scorso faceva della robustezza difensiva il suo must. Omaggi al guadalinee Preti, ha annullato per fuorigioco un gol regolarisismo di Paloschi che avrebbe proietatto il Chievo sul 2-1. Da applausi il fair play dei clivensi, dal presidente Campedelli, accorso addirittura a consolare il reprobo, al tecnico Sannino che, detto tra parentesi ma mica troppo, ha dato alla squadra un gioco efficace e redditizio. I vertici arbitrali si compiacciono. Io attendo identico fair play dagli squadroni, sempre pronti ad urlare alla congiura non appena qualcuno tira loro un pelo. Anche Conte non ha brillato, nella circostanza. Ha definito l’errore dell’assistente “non eclatante”. Fosse toccato subirlo alla Juve come l’avrebbe etichettato? L’allenatore ha la testa pesante di pensieri, la bella Juve cannibale è uno sbiadito ricordo. Il caso Pirlo, sgonfiato con il punteruolo dellle nuove regole (multa e un mese fuorirosa per chi si permette di uscire dal campo senza sedersi in panchina dopo una sostituzione) non ha dissipato i dubbi sul futuro del regista. Pirlo vanta ammiratori entusiasti in Inghilterra (Chelsea e Arsenal) dove è consiuderato un calciatore masterclass, ossia un fuoriclasse, un maestro di calcio. Marotta giura che non c’è problema e che del rinnovo del contratto si parlerà in primavera. Ma il tormentone (Pirlo va, Pirlo resta?) è destinato ad avvelenarci per i prossimi mesi.