Serie A, il punto: Juve, altra fuga. Genova sogna con Samp e Grifone

di Renzo Parodi
Pubblicato il 4 novembre 2014 10:26 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2014 10:26
Serie A, il punto: Juve, altra fuga. Genova sogna con Samp e Grifone

La Juve festeggia la vittoria ad Empoli

ROMA – Canta Genova! L’en plen delle genovesi proietta Sampdoria e Genoa nell’empireo. I blucerchiati domano la Fiorentina (3-1) e salgono al terzo posto a sole tre distanze da Roma e Napoli, raggiunti dalla Lazio che ha battuto il Cagliari (4-2) nel posticipo. Il Genoa vittorioso a Udine (4-2) è appena uno gradino sotto. Ma è il modo che impreziosisce la doppia impresa genovese. La Sampdoria ha piegato una bella Fiorentina (3-1), in un match palpitante rovinato dalle topiche dell’arbitro Giacomelli, evidentemente impreparato a dirigere partite di alto livello. Ai genovesi manca un calcio di rigore (clamoroso fallo di Neto su Okaka) e tuttavia la vittoria è limpida.

Seppure in emergenza (difesa decimata) Mihajlovic ha mostrato di saper adattare la squadra e il gioco alle circostanze. E la Sampdoria ha dato spettacolo, su un terreno di gioco infame. La Fiorentina è sempre rimasta in partita, ma non ha sfruttato a dovere la superiorità nel palleggio. Il rigore fallito da Rodriguez sullo 0-1 (grande parata di Romero) ha certamente indirizzato la gara e risultato finale. Resta però l’impressione netta di una squadra, la Sampdoria, in stato di grazia di una Fiorentina in angustie, bersagliata dagli infortuni (lunedì si è rotto Bernardeschi, tre mesi out)

Il Genoa ha sfondato a Udine, rimontando agevolmente lo svantaggio iniziale procurato da Di Natale. La rondine in volo contro la Juventus non dunque era una apparizione isolata. La squadra è solida, segna con facilità e rimedia a qualche sbavatura difensiva. Gasperini ha ricucito nella squadra e fra i tifosi la ferita prodotta dalla sconfitta nel derby (che ancora gli fa dire: “ce lo hanno rubacchiato”). Se ne deduce che l’unico che non l’ha ancora digerita è proprio lui.  Peccato. Il Genoa ha tutte le carte in mano per guardare avanti con fiducia. E dimenticare la beffa del derby. La partita cittadina resta apertissima.

La Lazio sale al terzo posto con la Sampdoria ma non inganni il 4-2 inflitto al Cagliari. Dopo un eccellente primo tempo, concluso sul 3-0 (doppietta di Klose), la squadra di Pioli si è rilassata e ha rischiato di subire la rimonta del Cagliari, frenata dall’espulsione di Ibarbo (tropo severo Di Bello). La Roma non si è buscata un raffreddore e neppure una bronchitella, soffre di un malanno grave, se si fa prendere a schiaffi senza reagire dal Napoli, che pure è squadra capace di exploit clamorosi e rivede da vicino quel terzo che le garantirebbe l’Europa che conta e magari ha pure l’ambizione di spingere lo sguardo oltre, fino alle due damigelle di testa. La Roma l’ha misurata vis a vis trovandola scarsa di peso, svuotata di forze e confusa nelle idee di gioco. Il calcio è gioco superbamente bello e intrigante perché non regala certezze, al contrario semina dubbi e smentite. Il Napoli ha impiegato due mesi buoni a metabolizzare l’eliminazione dalla Champions, la Roma è tuttora sotto choc per il doppio ko contro Juventus e Bayern di Monaco. La trasferta di mercoledì in Baviera a questo punto diventa un momento di svolta. Un terzo ko avrebbe effetti destabilizzanti sulle squadra e sull’intero ambiente.

La Juventus ha ristabilito le distanze dalla rivale ma non ha titolo per sciogliere inni di gioia. Ha sudato le proverbiali sette camicie per piegare l’Empoli.. Allegri deve ringraziare la provvidenziale “maledetta” partita dal piede di Pirlo, che ha spezzato l’equilibrio del risultato. Per il resto, il regista ha marciato sottotraccia, vittima di una condizione atletica ancora largamente imperfetta. Anche il resto della squadra fatica, il modesto turnover iniziale (Pogba, Tevez e Llorente in panchina) non ha prodotto grandi risultati. Bene Giovinco, sfortunato nelle battute a rete, benino Morata, incomprensibilmente isolato in fascia sinistra, talché lo spagnolo è lievitato solo dopo che Allegri ha deciso di accentrarlo e da lì infatti è andato in gol. Il match di Champions contro l’Olympiacos diventa a questo punto una svolta cruciale dell’’intera stagione. Se la Juve lo sbaglia, sono guai.

L’Inter è caduta malamente a Parma, auspice un Cassano che ha giostrato in punta di bulloni, da ex avvelenato, imprimendo il suo talento all’intera squadra che ha lottato col coltello fra i denti. Poca cosa l’Inter, le vittorie (attenzione, di rigore) su Cesena e Sampdoria avevano illuso che fosse in atto una sorta di palingenesi nella squadra. Macché, la Beneamata si trascina stancamente, la difesa balla, il centrocampo procede su un innocuo tran tran e l’attacco, beh l’attacco non riceve l’appoggio necessario e Icardi e Palacio finiscono per perdersi nei propri inutili ghirigori. Mazzarri torna sulla graticola e chissà che le prossime due partite, contro Hellas Verona (a San Siro) e il derby col Milan non sciolgano il nodo-allenatore.  Se la squadra non lo segue, non resta che tagliare, come si dice, la testa al toro e cambiare cavallo.  Il Milan sta più o meno come l’Inter. Ha subito un categorico 2-0 a San Sirto dal Palermo che Iachini ha mesos in campo con sperimentata abilità tattica. Il Palermo è una squadra con  qualche individualità di spicco (Dybala e Vasquez). Il Milan è una congrega di dubbi talenti che si trascina. Inzaghi ci ha messo del suo inventandosi un tridente ampio con Menez-Torres e Honda, supportati al largo da Saponara. Nella ripresa, disperato, ha spedito in campo prima El Shaarawy e poi Pazzini, concludendo la gara con quattro punte e mezza. Un paradosso. Detto che il migliore in campo è stato il portiere, Diego Lopez, è detto tutto.

I pareggi tra Torino e Atalanta, Chievo e Sassuolo,  Cesena e Verona somministrano minuscole dosi di autostima e muovono le rispettive asfittiche classifiche (salvo quella dell’Hellas, beninteso). L’Udinese (seconda sconfitta consecutiva dopo lo 0-3 di Firenze), incassa sette gol in due gare e si ridimensiona. Stramaccioni ha visto i i suoi svagati e senza rabbia. Può darsi, comunque la dimensione dei friulani non è certo quella di una squadra da primissimi posti. Il piazzamento a centroclassifica è dunque perfettamente congruo rispetto alle forze a disposizione. Prima ne prendono atto in Friuli, meglio sarà.