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Serie A, il punto: Juve e Roma, campionato a due. Bagarre terzo posto

di Renzo Parodi
Pubblicato il 2 Dicembre 2014 13:20 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2014 13:21
Serie A, il punto: Juve e Roma, campionato a due. Bagarre terzo posto

La Roma esulta dopo la vittoria contro l’Inter (LaPresse)

ROMA – Ancora quelle due, stavolta però è la Roma a lanciare segnali di riscossa. Una scialba Juve arraffa la vittoria nel derby con un prodigio di Pirlo, povero Toro che si era sudato un meritatissimo pareggio. La Roma dilaga sull’Inter che Mancini sta tentando, con fatica, di rimettere in sesto ma avrà bisogno di un paio di ritocchi importanti sul mercato di gennaio e non è detto che Thohir possa accontentarlo. Non c’è dubbio che Garcia ha ricalibrato la sua squadra, a tratti spumeggianti e sfacciata come ai tempi belli. Allegri invece resta appeso gli exploit dei suoi solisti. La Juve sembra floscia, stanca di testa forse, come fosse poco motivata. I punti fra le due rivali restano tre e dunque prepariamoci alla lunga maratona che dovrà incoronare la regina d’Italia.

Alle spalle di Juve e Roma, nel ventaglio di soli cinque punti (dai 23 ai 18), si dibattono otto squadre, nove se vogliamo inserirci anche l’Inter, che viaggia a 17 punti. Il Napoli s’è salvato in articulo mortis a casa della Sampdoria, che non riesce a battere le grandi, sebbene ne disponga spesso quasi a piacimento. Benitez alza inni al decimo risultato utile consecutivo, ma il Napoli visto a Genova è una compagnia di solisti, neppure granché ispirati, non una squadra. Il terzo posto è un viatico, non una garanzia. La Sampdoria ha vinto solo una partita nelle ultime sette e Mihajlovic ammette che le manca qualcosa. Io direi chi butta la palla in rete, visto il gran lavoro della squadra per trascinare il pallone in zona-tiro. Il Genoa ringrazia e conserva il vantaggio sulla rivale cittadina, cosa che a Genova conta quasi come una qualificazione europea. Le genovesi continuano a destare stupore, ma chi le ha viste giocare sa che non stanno lassù per caso. Più agile e tecnico il Genoa, implacabile nello spremere il massimo da ogni occasione. solida e atleticamente dotatissima la Sampdoria, purtroppo per lei vittima di strane amnesie come quella che ha propiziato il pareggio di Zapata.

Non ha da gloriarsi il Milan, che ha piegato l’Udinese con l’assistenza, ovviamente involontaria, dell’arbitro Valeri, non nuovo peraltro a prendere colossali granchi. Un rigore negato di qua (Badu), uno regalato di là (Honda) con la ciliegina dell’espulsione, assurda, di Domizzi. E’ troppo chiedere a Nicchi e Messina di richiamare i loro discepoli all’applicazione rigorosa ed equanime del regolamento? Pozzo ha ragione a lamentarsi, dovrebbe usare toni meno accesi, altrimenti dà l’estro alla categoria per chiudersi a riccio in difesa del peccatore di turno. Anche il Napoli si lamenta, sommessamente di Rocchi, colpevole di non aver sanzionato un fallo da rigore di De Silvestri. l

La Lazio, bloccata sullo 0-0 dal Chievo, sembra aver smarrito la vena e Pioli deve fare i conti col malumore di Klose che chiede di giocare di più. Quaterna della Fiorentina a Cagliari. Niente di nuovo sotto il sole della Sardegna, il Cagliari di Zeman è questo, capace di mettere i brividi al Napoli e subito pronto a consegnarsi alla Fiorentina come l’agnello sacrificale. Zeman dice che la lotta per la salvezza non lo riguarda. Farà bene a tenere d’occhio la classifica. Gomez è tornato al gol e Montella sorride. Sul mercato di gennaio la società farà certamente qualcosa e non mi stupirei di rivedere la Viola a dar fastidio alle Grandi. Note di merito per Sassuolo e Palermo che hanno piegato rispettivamente il Verona e il derelitto Parma, sempre più ultimo e solo. Brodino gustoso per l’Atalanta ad Empoli, sconfitto in casa dal Genoa il Cesena attende il giudizio di Dio sul tecnico Bisoli. Se perde a Bergamo, il tecnico è spacciato. Così va la vita, anche e soprattutto nel calcio. Uno solo paga per tutti..