Serie A, il punto: Samp e Udinese reggono? Cercasi terza forza disperatamente

di Renzo Parodi
Pubblicato il 30 settembre 2014 10:44 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2014 10:45
Serie A, il punto: Samp e Udinese reggono? Cercasi terza forza disperatamente

Il presidente della Samp, Massimo Ferrero, esulta per la vittoria nel derby (foto Ansa)

ROMA – Cercasi terza forza, disperatamente. Le milanesi latitano, il Napoli rema all’inseguimento, Lazio e Fiorentina boccheggiano nelle retrovie. Ed ecco che le terze foese, provvisorie s’intende, sono Udinese e Sampdoria, insediate al terzo e quarto posto alle spalle – e a debita distanza – dalla coppia regina che viaggia a punteggio pieno e regolerà i conti, vis a vis, domenica allo Juventus Stadium.

Juventus e Roma, l’ho scritto e continuerò a scriverlo, sono di un altro pianeta. Fanno gara a parte. La Juventus ha metabolizzato il cambio da Conte ad Allegri, e sa suppplire con la forza riconosciuta dell’organico alle inevitabili assenze. Pirlo è quasi pronto al rientro ma chi gli farà posto? La triade Marchisio-Vidal-Pogba è andata a mille e il Principino si è svelato per quello che è: uno dei migliori centrocampisti italiani. Problemi (lieti) di Allegri che dovrà fare punti nella insidiosa trasferta di Champions a Madrid contro il tignoso Atletico di Simeone. Questa Juve è matura e può fare l’impresa che la metterebbe in pole per la qualificazione.

La Roma è una gran bella macchina da corsa purché possa contare sulle frecce, ossia Gervinho, Florenzi e Iturbe. La faticosa vittoria sul Verona ha detto ad abundantiam che non ne può fare a meno, è il gioco di Garcia, non si scappa. Totti eleva lodi agli dei Penati confidando di non sentire, alla lunga, il peso degli anni che sono, purtroppo, 37. Garcia si associa. A Manchetser, sul terreno di un City partito zoppicando in Premier League, la prima vera verifica di stagione.

Le terze forze, dicevo. Udinese e Sampdoria sono meritatamente assurte a damigelle d’onore delle loro maestà. I friulani, passati in mano a Stramaccioni, si godono l’abbagliante tramonto di Di Natale (due gol al Parma, ma la difesa dei Ducali è un colabrodo). I genovesi celebrano la vittoria nel derby, uno dei più brutti della storia, levando inni al loro condottiero, quel Sinisa Mihajlovic che alla vigilia cita Che Guevara e Churuchill e instilla nel cervello dei suoi il furore dei predestinati. Non durerà, chiaro, ma intanto Udinese e Sampdoria respirano arie dolomitiche.

Arrancano alle spalle le milanesi, l’Inter reduce dalla Caporetto zemaniana che ha fatto infuriare Mazzarri il quale peraltro si è giustamente accollato le colpe del disastro. Squadra svuotata, assente, morta prima di entrare in campo. Thohir, in tribuna, ha assistito allibito. Pazza Inter, si sa, avevamo speso elogi per la partenza in crescendo della Beneamata subito spofondata nel limbo. Non è questione di moduli o di giocatori, che ci sono e bastano per centrare il traguardo massimo (il terzo posto o comunque l’Europa). E’ questione di confidenza, di fiducia in se stessi e nel tecnico. Se il conducator perde “grip” sui giocatori, addio core, come dicono a Roma.

Il Milan ha strizzato la miseria di due pareggi delle trasferte di Empoli e Cesena, programmate per fare bottino pieno. Inzaghi è alle prese col tridente imposto da Berlusconi che sa, lui sì, come si vince. Torres, Menez, Honda, El Shaarawy, Bonaventura e Pazzini, tre sono di troppo. In realtà il buco nero sta in difesa dove Pippo si arrabatta fra Rami e Zapata, Bonera e Alex senza trovare la quadra. Il centrocampo non è eccelso e la squadra ha poco equilibrio.

Ergo, anche il Milan resterà intruppato nel mucchio selvaggio che contemplerà alla lunga anche il Napoli, la Fiorentina e la Lazio. Benitez ha agguantato tre punti pesanti dal Sassuolo, ma la crisi è ben lungi dall’essere risolta. La Fiorentina ha rimediato un pareggio striracchiato a Torino ed è alle prese col caso Cuadrado, che accusa incerti malanni e bussa a denari.

La Lazio si è bevuta un Vov a Palermo, stracciato dalla tripletta di Djordjevic. Poco per cantar vittoria, abbastanza per sedare il tumulto dei tifosi. Povero Palermo, nel primo tempo aveva avuto tre palle gol e le ha sprecate. Poi ha subito la batosta. Iachini torna in bilico.

In fondo battagliano già le designate. Buon punto del Cesena, Empoli allegro per il pari strappato in casa del ChievoVerona. Il Parma scende a picco ed è ultimo in classifica con Palermo e Sassuolo. Nessuno stupore, a forza di acrobazie di mercato è logico finire così. Donadoni prega salute a Cassano, l’esgtrema ancora di salvataggio. Celebrata la riscossa del Cagliari vittorioso a Milano, va detto che Zeman è di una coerenza d’acciaio. Il suo calcio è questo: prendere o lasciare. Spero che basti ad assicurare la salvezza. La Sardegna nel cuor mi sta.