Serie A: Juve scoppia di salute, Roma tiene. Napoli e Torino corrono. Milan nel pallone

di Renzo Parodi
Pubblicato il 10 Febbraio 2015 10:26 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2015 10:27
Serie A: Juve scoppia di salute, Roma tiene. Napoli e Torino corrono. Milan nel palloneSerie A: Juve scoppia di salute, Roma tiene. Napoli e Torino corrono. Milan nel pallone

Massimiliano Allegri

ROMA – Invariati i distacchi, invariato il quadro clinico. La Juve scoppia di salute, la Roma sorbe un brodino, il Napoli resta aggrappato al progetto-sorpasso (sei punti rosicchiati alla Roma in quattro incontri). Mi viene da sorridere a pensare al contrappasso a rovescio che si accanisce sul geometra Galliani, così lo ha sprezzantemente indicato la Juventus, nel bel mezzo della rovente e alquanto pretestuosa polemica che ha contrapposto il vicepresidente milanista a Madama. Motivo, il gol di Tevez, meglio l’illustrazione ortogonale del presunto fuorigioco – smentito dalle immagini tv – dell’attaccante juventino. Sorrido perché ripenso a quante volte e quanto a lungo il Milan berlusconiano abbia utilizzato l’artiglieria da campagna delle televisioni Mediaset a supporto delle proprie ragioni, vere o presunte. Ricordo un antico episodio, il martellante bombardamento sull’arbitro genovese Cesari, meglio sul suo assistente che in un Milan-Roma indusse in errore il direttore di gara, erroneamente indirizzandolo ad espellere Van Basten per una gomitata vibrata, invece, da Serena. Le moviole mediatiche per giorni e giorni infierirono su Cesari e il suo assistente mostrando e rimostrando lo scambio di persona, talché il guardalinee fu costretto a modificare il suo rapporto e a riqualificare Van Basten.

Nella fattispecie, a me pare che le immagini, che il Milan vorrebbe taroccate, mostrino che Tevez non era partito in posizione irregolare. Se l’episodio servirà a semplificare la normativa sulle riprese tv, delegandole alla Lega (che si suppone sia al di sopra delle part) sarà servita a qualcosa.

La Juventus di Allegri non è tornata ancora (e forse non tornerà mai) la squadra cannibale di Conte, ma comunque marcia su un passo insostenibile per tutti gli altri. Roma compresa, che a Cagliari si è aggrappata ai suo talenti in boccio, quel Verdi diciottenne ha piedi fatati e Paredes, ventenne, che ha lasciato intravedere doti non comuni. Garcia insiste nel candidare la Roma allo scudetto, ma non vedo come possa centrare l’obiettivo. Mi chiedo cosa lo ha indotto a liberare Destro, trovandosi senza uno straccio di punta centrale. Mi chiedo se sia una moda quella del falso nuove. E vengo al Milan, non prima di aver segnalato la lievitante condizione del Napoli, che Benitez ha ricalibrato sui due nuovi (Gabbiadini, già due gol fa piangere la Sampdoria nel rimpianto di averlo perduto) e riequilibrato tatticamente, magari con qualche aiutino arbitrale. La corsa al secondo posto è aperta e Garcia farà bene a non sottovalutare i rivali. Per lo scudetto, no, non vedo il Napoli (e neppure la Roma), la Juve mi appare troppo tetragona per ipotizzarne un crollo verticale.

Dicevo del falso nueve, modaiolo approccio che ha inchiodato Inzaghi ai suoi coriacei principi. Perso per squalifica Destro, Pippo ha di nuovo virato su Menez punta centrale, salvo doverlo sostituire per un malessere intestinale, col povero Pazzini, ormai ufficialmente relegato al ruolo di riserva della riserva. Fossi nei panni di Inzaghi rimodellerei il Milan su un sobrio 4-4-2, con Destro (o Pazzini)-Menez in avanti, Cerci e Bonventura agli esterni, sulla linea di centrocampo, scegliendo volta a volta due dei più in forma tra De Jong, Montolivo, Poli, Muntari. Bloccando la difesa a quattro davanti all’eccellente portiere Lopez. Inzaghi cita a scusante l’epidemia di infortunati che lo ha privato di una intera squadra. Non dubito che recuperando i migliori, il Milan possa crescere, purché appunto Pippo non ricada nei vecchi errori. L’Europa piccola resta l’ultimo traguardo praticabile (Coppa Italia esclusa) e lo stesso vale per l’Inter che Mancini sta costruendo con tenacia, reclamando fiducia dai tifosi al progetto ambizioso che ha impostato. Brozovic e Shaquiri sono due rinforzi veri, manca qualcosa sugli esterni, ma credo che Roberto non ripeterà l’errore di emarginare Icardi. Maurito sarà antipatico e certamente non è uno che si prodiga per la squadra ma quando si possiede un bomber naturale come lui bisogna ringraziare e provvedere affinché non gli manchino i palloni, lui provvederà a farli fruttare. La pace con i tifosi sarà foriera di altri gol.

La prima sorpresa lieta è il Torino (quinta vittoria di fila, eguagliato il record del Torio di Pulici e Graziani), Ventura è un allenatore eccellente che non ha avuto riconosciuti i meriti che si è guadagnato sul capo. E’ riuscito a costruire un Toro solido che al solito concede pochissimo all’avversario ma ora sa anche fargli male. Surrogare la partenza della coppia Immobile-Cerci, chi altro ci sarebbe riuscito così bene? Seconda sorpresa (relativa) il Genoa che è andato a prendersi tre punti all’Olimpico laziale. Vittoria netta e indiscutibile, sanzionata da un rigore evidente su Niang, che sembra un altro rispetto al ciondolante lungagnone del Milan. Non capisco i pianti di Pioli, Gervasoni ha applicato il regolamento anche nella distribuzione dei cartellini. La Lazio era caduta a Cesena, evidentemente non si è trattato di un episodio. Salvo i dieci minuti iniziali la squadra ha arrancato. Genoa e Torino, come il Palermo, sono in corso perla zona Europa e spero che Cairo si renda conto che si tratta di un mezzo miracolo. Normale viceversa che nel gruppone di testa ci sia la Fiorentina che ha domato a fatica l’Atalanta, in trasferta arrendevole come un agnello . Troppi gol incassa la Viola, ma l’arrivo di Diamanti e Gilardino e la resurrezione di Gomez le assicura finalmente una batteria di bomber paragonabile a quella delle grandi.

Non decolla più invece la Sampdoria (cinque pareggi nelle ultime sei) e la colpa, se così si può dire, risale al faraonico mercato di gennaio che ha sì portato pezzi da novanta (Eto’o, Muriel, Acquah, Correa) ma l’ha privata del bomber Gabbiadini, nonché di Gastaldello e Krsticic, scombussolando gli equilibri di spogliatoio e del campo. Mihajlovic ha giustamente protestato ma sa che con l’ingresso dei nuovo (finora si sono visti solo Munoz e Coda, nonché spiccioli di Eto’o) la squadra è destinata a risalire.

In fondo all’imbuto da segnalare la vittoria dell’ottimo Empoli sul malandato Cesena e la sconfitta interna del Verona che lo risucchia verso il basso. Dai 24 punti del Verona ai 9 del Parma, travagliato dalla tragicomica vicenda della proprietà fantasma, sono tutti in ballo.

Mercoledì il recupero fra Parma e Chievo ci racconterà un altro pezzetto di verità.