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Serie A. Juventus quasi campione, Roma sogno finito, Genova crisi: il commento

di Renzo Parodi
Pubblicato il 20 Aprile 2014 8:51 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2014 8:51
Serie A. Juventus quasi campione, Roma sogno finito, Genova crisi: il commento

Antonio Conte: perché dubitare? Lo scudetto ormai è quasi della Juventus

Beh, per la Juventus e per il campionato di calcio di Serie A, è fatta. Quasi fatta, anzi. Il conforto dell’aritmetica è dietro l’angolo, la Juventus si è ormai cucita lo scudetto sul petto,. Il terzo consecutivo dell’era di Antonio Conte. Chapeau, l’impresa è da primato.

Se tocca i cento punti (servono tre vittorie e almeno un pareggio) Madama si aggiudica un altro record.
Un’ora abbondante di sofferenza contro il Bologna tetragono di Ballardini. Poi decide un siluro di Pogba, non tra i bianconeri più ispirati.

I tre punti sparigliano definitivamente le carte e sistemano la Roma, peraltro vittoriosa a Firenze nel posticipo pasquale (gol di Nainggolan).

Juve bruttina, poco tambureggiante, forse distratta. Si salvano Giovinco e Marchisio. Conte in panchina si arrabbia, saltella, impreca. Uno spettacolo. Mancano gli squalificati Bonucci e Lichsteiner e Tevez e Vidal stanno in panca, preservati per il Benfica, una brutta bestia, da affrontare a forze piene.Non è la solita Juve, non martella l’avversario, gioca leziosa. Il piede di Pirlo non è caldo come al solito, Andrea spreca tre calci di punizione, non ispira la squadra.

Il Bologna si difende con ordine, raggricciato negli ultimi 25 metri di campo, ma non riesce a replicare oltre. Poche occasioni nel primo tempo per segnare un gol a Curci, bravo in due parate difficili. Quando la questione sembra ingarbugliarsi, spunta il piedone di Pogba e fa l’1-0. Conservare il vantaggio non è un problema. Alla fine Conte esaluta e abbraccia tutti, forse pure il quarto uomo se non lo trattenessero. Aveva detto alla vigilia, Antonio, che i tre punti erano fondamentali. Negli spogliatoi conferma. Vittoria decisiva per lo scudetto.

Elargisce un consiglio a Prandelli: “Giovinco gli verrebbe utile”: Chissà perché il minuscolo Seb ha giocato così poco…

Il Bologna resta impaniato nella lotta per non retrocedere, Ballardini è uno specialista ma vorrei capire la rinuncia perenne a Bianchi, anche quando servirebbe un ariete in mezzo al”area, all’insegna de: “o la va o la spacca”. Sabato prossimo c’è Bologna-Fiorentima il derby dell’Appennino promette emozioni.

A proposito, la Fiorentina si piega di fronte alla solita Roma, spumeggiante, solidisisma e mai sazia. Gol di Nainggolan che lo dedica, pare di capire, alla moglie (mima un cuore) sulla quale avrebbe alzato le mani non più tardi di lunedì scorso. Fatti loro. Io parlo di calcio.

Roma bella e terribile, guidata da Totti in formato speciale, bene assistito da un monumentale De Rossi. Miglior difesa con appena 19 gol subiti e secondo miglior attacco del campionato: qualcosa vorrà dire. Gervinho tarantolato ma sprecone (in apertura si mangia un gol fatto), Ljajic delizioso nell’assist a Nainggholan e in qualche giocata. Un ex certamente rimpianto. Fiorentina brillante e volitivba, ma ffargile davanti. Senza una prima vera punta è dura sfondare dalle parti di Castan e De Rossi. De Sanctis impeccabile le poche volte che viene chiamato in causa. Lamenti viuola per due episodi dubbi in area, a mio parere i tocchi di braccio di Totti e Toloi non meritavano il calcio di rigore. Ma a Firenze ricordavano il rigore negato dall’arbitroi Mazzoleni nel match dell’anno scorso, decisivo per far fuori la Viola dalla corsa alla Champions. Ora l’Europa minore è sicura, tuttavia Montella deve guardarsi alla spalle, l’Inter incalza, a soli due punti. E minaccia il quatro psoto della Viola.

A Parma la Beneamata Inter coglie una vittoria pesante, Cassano si fa parare il rigore dell’1-0 da Handanovic, che ripete la prodezza di Marassi su Maxi Lopez. In dieci per l’espulsione di Paletta (doppio giallo) il Parma subisce il gol da Rolando e non riesce a riequilibrare. Nel finale Guarin, subentrato dlala panchina, ci mette il timbro e i salmi nerazzurri finiscono in gloria. Poco Icardi, si vede che le troppe chiacchiere gli hanno annebbiato i riflessi. Mazzarri, prudente, nega che la strada verso l’Europa sia ormai spianata. Lo attende il match casalingo contro i Napoli, e nel finale di torneo, nientemeno che il derby.

Il Milan, quinta vittoria di fila, insegue a 51 punti, cinque meno dei rivali nerazzurri, in compagnia del Parma. Abbastanza agevole il 3-0 rifilato al Livorno, che è costato la panchina a Di Carlo. Disperato, il presidente Spinelli ha richiamato Davide Nicola. Auguri. Balotelli (gol numero 14), Taarabt e Pazzini i marcatori di giornata. C’era un calcio di rigore per il Livorno: fallo se Mesbah appena dentro l’area, l’arbitro Irrati concede la punizione dal limite. R sbaglia. Seedorf acidulo con i giornalisti. “Il mio futuro? Chiedete alla società. Io non do retta a quello che scrivono i giornali”. Se agguanta l’Europa, il tecnico olandese ha qualche chance di sopravvivere a se stesso. Altrimenti, via libera a Inzaghi, con la benedizione di Galliani. L’ultima parola spetta, tanto per cambiare, a Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere ha altre grane per le mani e sta concentrandosi sulla campagna elettorale per le Europee. La voce di Montella prossimo tecnico del Milan sembra il classico diversivo per tenere nascosti i programnmi autentici.

Il Napoli a Udine inciampa nell’ennesimo pareggio, dopo il vantaggio di Callejon (tredicesimo gol stagionale, chi ce l’ha un esterno così?), la squadra si sgonfia e Reina, con un maldestro rinvio, serve a Bruno Fernandez il pallone dell’1-1. Benitez è furioso e per la prima volta parla fuori dai denti: “La mentalità vincente non si acquista”. Analisi azzeccata, il Napoli ha sprecato troppo per meritare il titolo di grande squadra in sertvizio eprmanente effettivo. Fragilità psicologica, inesperienza, qualcuno che pensa più a se stesso che alla squadra. Il terzo posto è in salvo ma se si vuole fare il salto di qualità si dovrà incidere la carne col bisturi.

Il presidente De Laurentiis si sfoga annunciando che il club punterà sui giovani. Davvero? Ma così gli scudetti neanche si vedono col binocolo e Benitez non è il tipo da accettare di fare flanella in attesa di tempi migliori. Si parlino, presidente e allenatore, e vedano in camera charitatis se le rispettive idee ancora collimano. Altrimenti meglio dirsi addio e lasciare che il Napoi ricominci davvero daccapo.

Bellissima sfida per l’Europa a Roma tra Lazio e Torino. Risultato in altalena e Torino con le mani sui tre punti grazie al gol di Immobile in pieno recupero. Fatta? Macché, Candreva vibra la zampata del 3-3 e il pareggio fa incavolare di brutto Ventura che aveva annusato il profumo della grande impresa. Il pareggio affossa le speranze di tutte e due le squadre, inchiodate in classifica a 49 punti, sette sotto l’Inter, che occupa l’ultimo posto valido per disputare l’Europa League, lanno prossimo. Troppi sette punti per immaginare fantasmagoriche rimonte con solo quattro gare da giocare.

Risale il Verona, capace di andare a vincere a Bergamo su un terreno che ha mietuto vittime illustri. Donati, un ex di lontana memoria e il solito Toni, i giustizieri della Dea, inutile il gol di Denis. Il campionato delle due provinciali resta lussuoso, a petto delle rispettive potenzialità.

Crollano le genovesi. Quarta sconfitta filata per il Genoa, demolito a Marassi da un razzente Cagliari che ha staccato il biglietto per restare in serie A. Terza sconfitta consecutiva per la Sampdoria, decimata da squalifiche e infortuni (otto titolari assenti) e non proprio visitata dal sacro fuoco in terra di Sicilia.

Il Catania, disperatissimo, con la vittoria si rimette in corsa, ma resta pur sempre ultimo in classifica, con 23 punti, due sotto il Livorno, e a cinque da Bologna e Sassuolo. La squadra di Di Francesco a sua volta rediviva grazie al colpo da tre punti in casa del Chievo, torna in piena corsa. I veronesi con 30 punti, restano sui carboni ardenti. Gran bel finale di canpionato, in coda sarà lotta a coltello fra cinque squadre (Chievo, Bologna, Sassuolo, Livorno e Catania). In testa è virtualmente già tutto deciso, con la Juventus campione, la Roma splendida seconda (entrambe vanno dirette alla prossima Champions League) e il Napoli terzo, costretto a disputare i preliminari della coppa con le orecchie. Anche la Fiorentina è quasi in Europa, quella piccola però. Per l’ultimo posto utile duelleranno Inter e Milan. Che volete di più?