Serie A. Napoli e Roma in testa alla classifica ad inizio campionato

di Renzo Parodi
Pubblicato il 17 settembre 2013 0:00 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2013 0:00
(Foto LaPresse)

(Foto LaPresse)

ROMA – Napoli e Roma in fuga in testa alla classifica, è già una notizia sebbene il campionato abbia srotolato appena tre giri del suo interminabile tappeto. Non è un caso se brillano stelle radicalmente rinnovate, nel corpo e nello spirito.

La Roma espugna in rimonta il Tardini di Parma, grande prova di Antonio Cassano nei panni di assistman (il ct Prandelli, in tribuna avrà preso buona nota), ma non bastano le sue ispirate giocate per raddrizzare la barca di un buio Parma, che però piange con un solo punto in classifica. Totti per un’ora annaspa e si dibatte nelle grinfie di Lucarelli, ma al momento giusto sull’1 a 1 piazza la zampata che fa pendere la bilancia dalla parte della Roma.

Garcia ha assemblato un collettivo solido, la squadra ha ancora qualche difficoltà nella costruzione del gioco, ma negli ultimi trenta metri è letale. Il derby del Cupolone di domenica prossima nasce sotto ottimi auspici, anche la Lazio è in salute (facile 3-0 al Chievo), sebbene una parte della tifoseria contesti Lotito.

Il Napoli ha cambiato pelle e non soltanto interpreti, Benitez ha capovolto la filosofia attendista di Mazzarri, la squadra ha piglio e personalità da grande e in linea tecnica non ha perduto molto dall’addio di Cavani, anzi. Albiol, Callejon, Maertens hanno rafforzato l’impianto già robusto e Higuain, che è l’antitesi tattica del bomber uruguaiano, si è inserito alla grande nei nuovi meccanismi. Poi c’è Hamsik, a 26 anni è maturato a livello dei migliori al mondo, il suo repertorio è completo e non è una chimera l’obiettivo, dichiarato, di segnare venti gol. E magari vincere, con lo scudetto, anche il Pallone d’oro. Il resto lo farà la forza, anche “politica” della piazza napoletana e l’acume di De Laurentiis che talvolta eccede in gesti polemici ed estremi (che peraltro restano senza conseguenze) ma si è calato perfettamente nel mondo del calcio e dimostra di saper coniugare – rara avis – le esigenze del bilancio con le ambizioni del campo. Il fair play finanziario il presidente napoletano lo sta già praticando da anni.

L’Inter ha imposto il pareggio alla magna Juventus, ma quel che più conta, l’ha affrontata e contenuta giocando sul suo stesso terreno, tattico e di spirito agonistico. Non aspettatevi mai un’Inter scoppiettante da Mazzarri, prudente cultore delle tradizioni del calcio italico d’antan. Ma vedrete comunque una squadra equilibrata, dove ogni giocatore sa esattamente quel che deve fare e in genere esegue al meglio. E tutti remano dalla stessa parte

. Lo spirito della nuova Inter è frutto del martellante lavoro non solo tecnico-atletico, anche mentale, imposto alla squadra dal nuovo allenatore. Senza la testa non si va da nessuna parte e Mazzarri lo sa bene. Quanto al profilo tattico, il 3-5-2 prediletto, riadattato al 3-5-1-1 in attesa del rientro di Milito, si sposa perfettamente alle qualità della “rosa” nerazzurra. Non vincerà lo scudetto l’Inter, ma state certi che darà fastidio a tutte le pretendenti. Fino all’ultimo. E non sarà poca cosa il vantaggio di non affrontare competizioni europee che risucchiano energie fisiche e mentali. Smacco di immagine e salasso finanziario per il club, ma preziosa opportunità per il tecnico per inculcare la sua lezione ai ragazzi.

La Juve è apparsa un poco meno furente e arrembante rispetto alle sue migliori edizioni. Tevez è un folletto imprendibile ma il suo partner, Vucinic, viaggia su altri registri, molto più modesti. Conte forse rimpiangerà davvero Matri, finito a rinforzare il Milan. E in Llorente e Giovinco evidentemente al momento non ripone grande fiducia. Madama bianconera resta comunque la favorita ma dovrà temere il Napoli che ha ben altra coscienza di se, rispetto al passato. L’esordio in Champion, a Copenhagen, è morbido e Conte potrà far respirare i titolari più affaticati.

Il Milan perde i pezzi come la macchina dei pagliacci al circo. Sfortuna, certo. Dopo la moria dei difensori (Bionera, De Sciglio, Abate), adesso cascano a pezzi i centrocampisti (Montolivo) e pure Kakà marcherà visita per un mesetto. Aggiungendo Pazzini, Silvestre, El Shaarawy e forse Poli, alla lista degli indisponibili, la gara interna di Champions contro il Celtic potrebbe riservare insidie impreviste. E’ un momentaccio, il pari rocambolesco strappato al Torino – che meritava i tre punti – non assolve la squadra, fiacca, inconcludente e prigioniera di un calcio bailado fuori dal tempo

. Non si può dire che Kakà non partecipi allo straziante copione, il razzente fuoriclasse che deliziò i tifosi milanisti è purtroppo relegato nell’album dei ricordi e la collocazione tattica nel 4-3-1-2 imposto da Berlusconi (ma non ha altri problemi di cui occuparsi?) rappresenta un ulteriore problema per Allegri. Domenica Milan-Napoli rivelerà altre verità su entrambe le squadre. Una vittoria della squadra di Benitez sarebbe una sorpresa relativa.

La Lazio affronta una dura contestazione dei tifosi alla società accusata di aver speso poco e male in sede di calciomercato. Lotito, bersaglio degli ultras, fa spallucce e consiglia digestivi ai fans col mal di pancia. Pektovic si concentra sulla squadra attesa dal turno di Europa League (Legia Varsavia) e domenica dal derby con la Roma, rigenerata da Garcia. La Fiorentina perde colpi ma deve incolpare sé stessa prima dell’arbitro De Marco che pure ha messo becco nell’1-1 casalingo contro il Cagliari. Montella ha ragione a lagnarsi, non tanto del possibile rigore negato al 90 a Pepito Rossi, quanto degli arbitri a geometria variabile che tollerano le proteste di alcuni (Balotelli, uno per tutti, ma anche gli juventini, Chiellini in testa) e sanzionano col rosso una parola di troppo pronunciata da altri carneadi, nella circostanza Pizarro.

Nessun complotto, per carità. Ma se la regola esiste deve valere per tutti allo stesso modo. Nel calcio che fu Agnolin era capace di mandare a quel paese un giocatore troppo loquace risparmiandogli l’espulsione. La squadra viola tuttavia ha mostrato esitazioni fatali contro un Cagliari tosto e tetragono che Lopez ha plasmato alla grande e che farà parlare di sé. Bravoi Cellino ad aver confermato i pezzi da novanta (Sau, Nainggolan, Astori, Agazzi), si migliora così. I gravi infortuni a Gomez e Cuadrado tolgono due frecce acuminate all’arco della Fiorentina, che dovrà stringere i denti in attesa di tempi migliori.

In fondo alla classifica si segnala l’exploit del Genoa che ha disintegrato una Sampdoria molle e senza gioco. Liverani si è convertito saggiamente ad uno schema più prudente, che assiste meglio la difesa (passata da quattro a tre uomini) e consente ripartenze fulminee. Se Centurion, Fetfadzidis e Stoian manterranno le promesse, il Grifone potrà persino divertirsi e divertire. La Sampdoria è crollata inopinatamente e qualche colpa ce l’ha anche Rossi che insiste su Soriano, regolarmente fuori da ogni contesto di gioco, e su un 3-5-2 privo dell’esterno sinistro che si rivela alquanto sbilenco e non produce opportunità per le punte, richiamate troppo all’indietro per colmare i buchi lasciati dai centrocampisti. La società per bocca del presidente Garrone jr affetta fiducia (“questo organico è sufficiente per raggiungere la salvezza”), personalmente lo ritengo un atto di fede avventato e ingiustificato.

Dieci squadre lotteranno per non scendere di categoria e la Sampdoria è certamente tra queste. Come si può essere sicuri di qualcosa che non rientra interamente nelle proprie possibilità? A valutare la concorrenza, oltretutto, c’è da preoccuparsi, in chiave Sampdoria. Il Sassuolo è ancora a becco asciutto in classifica ma gioca un buon calcio e prima o poi troverà il passo giusto. Il Livorno e il Verona hanno già raccolto sei punti e mostrano un gioco sicuro e redditizio (bravo Nicola e bravo Mandorlini). Il Bologna si aggrappa a Diamanti e all’eccellente tecnico, Pioli. Così come l’Udinese a Di Natale e a Guidolin. Zoppicano Chievo e Catania, ma non è detto che non si riprendano. E dunque sarà lotta aperta fino in fondo anche nei bassifondi. Al grido di si salvi chi può!

Postilla finale sugli arbitri. Hanno inaugurato direzioni di gara all’inglese e la cosa giova allo spettacolo che non viene continuamente interrotto ad ogni contatto, anche veniale. Purtroppo non siamo inglesi, le proteste dei calciatori si sprecano e la raccomandazione di Nicchie Braschi – tolleranza zero con chi ha la lingua lunga – trova applicazioni estemporanee, a singhiozzo. De Marco ha spedito sotto al doccia Pizzarro che aveva protestato per un rigore negato alla Fiorentina (“che c… fai?”), Guida a Parma ha tollerato le veementi proteste di Lucarelli che è arrivato persino a sfiorarlo a braccia protese. L’espulsione sarebbe stata sacrosanta. Signori fischietti, volete mettervi d’accordo, per favore?