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Serie A, prima giornata dice che Juve e Roma sono già avanti. Ma occhio al Milan

di Renzo Parodi
Pubblicato il 1 Settembre 2014 12:42 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014 12:43
Serie A, prima giornata dice che Juve e Roma sono già avanti. Ma occhio al Milan

Lapresse

ROMA – La buonanima di Vujadin Boskov ammoniva di non sbilanciarsi in giudizi assoluti prima di aver visto giostrare le squadre per 4/5 partite di campionato. Massima aurea alla quale dovrei attenermi, se riuscissi a vincere la tentazione di sciorinare qualche pronostico per i quali – avvertiva il sommo Berera – l’errore è insito nella scommessa. E comunque solo chi si sbilancia ha il diritto di sbagliare.

Esaurita la premessa, mi lancio. Direi che la questione scudetto riguarderà principalmente Juventus e Roma. La prima ha salvato il cuore del suo patrimonio tecnico, Vidal e Pogba, la cerniera di mezzo e la spina dorsale dell’intera squadra. Resta da vedere come reagirà la squadra alla cura Allegri, un allenatore agli antipodi, per carattere e per filosofia di gioco, rispetto al fumantino Conte. A proposito, le primissime convocazioni del nuovo ct lasciano intendere che non farà prigionieri. L’esclusione di Balotelli è un avviso al ragazzo in maglia Liverpool. Nessuno pretenda di essere chiamato in virtù del suo fascino mediatico. La convocazione va conquistata col sudore nella maglia, tenendo la lingua a posto e, nel caso di Mario, dimostrando di volersi mettere al servizio della squadra. I solisti a Conte vanno a genio esclusivamente se si prodigano per la causa comune. Tipo Pirlo, per capirci. Chiusa parentesi azzurra. L’1-0 sul Chievo è bugiardo. La vittoria doveva essere più ampia, gli sbandamenti in difesa segnalano la necessità di ritrovare al più presto i titolari, Barzagli e Chiellini.

La Juve, dicevo, ha la forza dei tre scudetti vinti di fila, una società quasi perfetta alle spalle e però qualcosa ha perso. Anche la difesa non è più di primo pelo, peraltro il 3-5-2 di Allegri non rappresenta un vero iato rispetto allo schema caro a Conte. Serve un bomber qualificato, un centravantone che dia al cambio all’ottimo Llorente. Vediamo se Marotta piazzerà il colpo dell’ultimo minuto (Falcao) o dovrà accontentarsi di un ripiego.

La Roma ha perduto il perno della difesa, Benatia, ma ha irrorato di talenti una rosa l’anno scorso un po’ risicata. Manolas è un Rambo e non tarderà ad ambientarsi, Iturbe, Astori e Cole saranno ottime alternative e quasi titoolati, il talentino Rabiot, se arriverà, segnala la voglia di durare nel tempo della società. Non era facile domare la Fiorentina, la Roma ce l’ha fatta senza mai perdere la testa. Gervinho sta prendendo ulteriore confidenza col gol, suo antico avversario, Iturbe è l’altra freccia dell’attacco, che fa perno su Totti falso nove (e Destro è pronto all’uso). Non è facile trovare difetti alla squadra di Garcia, ma da qui a dire che la Roma è più forte della Juve ce ne passa. Difatti io non lo dico.

Fiorentina, Inter, Milan, Napoli (in ordine alfabetico) le colloco un gradino più in basso, a distanza dalle due regine possibili. Montella deve fare i conti con il ginocchio di vetro di Pepito Rossi e il Gomez visto all’Olimpico romano è una pallida controfigura di se stesso. Grosso guaio, là davanti, perché Babacar non ha ancora la statura per competere ai amsismi livelli. L’Inter ha rimpolpato e ringiovanito la rosa (occhio a Dodo e M’Vila) ora tocca a Mazzarri darle una vocazione offensiva, che finora non si è vista (men che meno a Torino), anche per via dell’infortunio a Palacio. Lavezzi sarebbe la cigliegina sulla torta già ben farcita. Il Milan con Torres e senza Balotelli guadegnerà in concretezza, ma il centrocampo mi sembra di livello tecnico insufficiente, finché Montolivo marcherà visita. E la difesa non sembra precisamente impenetrabile. Il lavoro di Inzaghi comincia a dare frutti (3-1 alla Lazio ineccepibile) e se lo lasceranno lavorare in pace per l’Europa il Milan ci sarà. Il Napoli ha grossi problemi difensivi e anche in mezzo. Incomprensibili le cessioni di Dzemaili e soprattutto di Behrami. Non compensate dagli arrivi di de Guzman (match winner sul Genoa) e di David Lopez. L’esclusione dalla Champion sconsiglierà De Laurentiis dall’avventurarsi alla ricerca del botto finale di mercato e Benitez dovrà gestire anche i malumori di una piazza delusa e incattivita.

Ha ragione Gasperini, tecnico del Genoa, a dire che la terra di mezzo si è infoltita. Almeno una decina di squadre possono coltivare ambizioni oltre la semplice salvezza. Si sono rafforzate in molte, il Genoa e il Sassuolo, la Sampdoria e persino i Torino, che pure ha perduto le stelle Immobile e Cerci ma ha acquisito coscienza dei propri mezzi ed è guidato dal caligo Ventura, che più invecchia e meglio sta. In genere gli acquisti sono stati mirati a costruire squadre quadrate e adatte alla maratona della serie A. Sono curioso di vedere cosa combinerà il Cagliari di Zeman, un maestro di calcio penalizzato dal suo essere contro il Sistema. Il Verona ha perso Iturbe, Romulo, Marquinho e Martinho, ma ha portato a casa Lazaros, Tachsidis, Marquez, Nico Lopez, Sorensen, Papu Gomez. Se Mandorlini troverà l’alchimia sull’Adige si divertiranno ancora. Empoli e Cesena sulla carta sembrano vasi di coccio, eppure l’esordio segnala l’ottima prova dei toscani a Udine, contro il solito Di Natale (doppietta) e un’ Udinese rifondata attorno a Stramaccioni. I romagnoli di Bisoli hanno addirittura steso il Parma. Il Parma, ecco. Può fare una brutta fine se non si toglie la spina Cassano. Persino il mite Donadoni alla fine è sbottato, le intemperenze di Fantantonio non le sopportano più nello spogliatoio dei Ducali. Purtroppo l’uomo è questo. E se non cambia – e l’uomo in genere non cambia – non resta che cambiare l’uomo.