Resistenza, addio al partigiano Mario Fiorentini, morto a Roma a 104 anni: Mussolini non l’avrei ammazzato

Resistenza, addio a Mario Fiorentini: Mussolini non l'avrei ammazzato, gli Usa volevano il processo ricorda l'ultimo partigiano, morto a Roma a 104 anni

di Carlo Picozza
Pubblicato il 14 Agosto 2022 - 12:36
Resistenza, addio a Mario Fiorentini: Mussolini non l'avrei ammazzato, gli Usa volevano il processo ricorda l'ultimo partigiano, morto a Roma a 104 anni

Resistenza, addio a Mario Fiorentini (nella foto con la moglie Lucia a Parigi nel 1946): Mussolini non l’avrei ammazzato, gli Usa volevano il processo ricorda l’ultimo partigiano, morto a Roma a 104 anni

Resistenza, gli ultimi eroi muoiono, il mito resta. Se n’è andato l’ultimo resistente della Liberazione romana (e non solo) contro il nazifascismo, Mario Fiorentini.
Aveva quasi 104 anni, si è spento poche notti fa, a Roma, nell’ospedale San Carlo di Nancy, dov’era stato ricoverato venerdì scorso per insufficienza renale. Con lui scompare “il partigiano della guerra giusta”, come lo avevano chiamato i ragazzi delle scuole dove da decenni andava a raccontare di Liberazione e libertà.
“La sua vera passione? La Matematica”, ricorda Giorgio Giannini, amico caro e autore di un libro sulla sua vita. E l’impegno civile, la Resistenza? Atti dovuti per chi, come Mario Fiorentini, si è trovato ad affrontare soprusi, violenze e morte in una Roma occupata.

Mario Fiorentini eroe della Resistenza a Roma

Bisognava cacciare i tedeschi dalla città. E lui lo ha fatto con la sua compagna, Lucia Ottobrini, conosciuta nel 1942 in un concerto al Pincio e sposata nel 1945, alla fine della guerra. E con i partigiani della IV zona Gap diretta da Luciano Lusana, un altro eroe dimenticato.
Nell’autunno del 1938, dopo le leggi razziali, Fiorentini raggiunge il rabbino capo di Roma, Eugenio Pio Zolli, per chiedergli di diventare ebreo. Mario ha un’indole ribelle. Perciò è un partigiano della libertà. Dopo la liberazione di Roma, va in Puglia a fare un corso di paracadutismo per partecipare alle missioni alleate nell’Italia settentrionale.
Negli ultimi giorni dell’aprile 1945, con due agenti italoamericani, il capitano Emilio Daddario e il tenente Aldo Icardi, entrambi dell’Oss, il servizio segreto degli Stati Uniti, riceve l’incarico di prendere in consegna Benito Mussolini che era stato catturato a Dongo.

Una missione oltre le linee tedesche

Gli alleati scelgono Fiorentini per quel compito delicato perché, nelle sue missioni al nord, aveva operato con la cinquantaduesima Brigata garibaldina ”Luigi Clerici”, la stessa che aveva arrestato il duce e il suo seguito. Rimane bloccato dalla neve in Svizzera, però. Non ce la fa. “Se ci fossi riuscito”, racconta Fiorentini a Gianninii nel libro “Le mie tre vite” (Luoghinteriori, Città di Catello, 2021), “mi sarei fatto consegnare Mussolini precedendo Walter Audisio, alias il colonnello Valerio, e Aldo Lampredi, i due comandanti partigiani comunisti che l’hanno giustiziato”, stando alla versione ufficiale.
E lui. Mario Fiorentini, come si sarebbe comportato? “Avrei ottemperato all’ordine dell’Oss di consegnare Mussolini vivo agli alleati perché fosse processato: io, che mi conosco bene, non l’avrei ammazzato”.