Parata 2 giugno: perché sì, perché no. Montano le chiacchiere, calano le spese

di Riccardo Galli
Pubblicato il 30 Maggio 2013 14:49 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2013 14:49
(LaPresse)

ROMA – Di certo, oltralpe, nessuno si sognerebbe mai di dire che i soldi spesi per la parata del 14 luglio “sono buttati nel cesso”. Al di qua del monte Bianco, invece, con il 2 giugno tornano puntuali le polemiche sulla festa delle Repubblica e, soprattutto, sulla parata militare di Roma. “Annulliamola e destiniamo i fondi al sociale”, chiede Sinistra Ecologia e Libertà. Mentre di “cesso” parlò l’anno passato quello che oggi è il governatore della Lombardia, ed ex ministro dell’Interno, Roberto Formigoni. Tante, e note, le voci contrarie alla parata. Ma tante, e anche più note, quelle favorevoli, con in testa quella del Presidente Giorgio Napolitano. Quali però, oltre alle esternazioni, le ragioni di chi vuole e chi non vuole la parata?

Tra chi vorrebbe mandare in pensione la sfilata che ogni anno si celebra in via dei Fori Imperiali, come si evince dalle parole di Maroni e dalla posizione di Sel, la ragione principe sembra essere quella dei soldi. “Buttati nel cesso” per Maroni e da spendere diversamente per Vendola & co. É bene quindi ricordare che, per la parata in questione, si spendono intorno ai due milioni e mezzo di euro. Fondi che quindi si potrebbero certo destinare ad altro, ma che ovunque spesi non sarebbero altro che una goccia nel mare tenendo conto del bilancio di uno Stato come l’Italia.

In tema di costi poi, come ha tenuto a ricordare il Capo dello Stato, vista la crisi che grava su “ampie fasce della popolazione”, la parata è già stata ridimensionata rispetto al passato. Da qualche anno a sfilare sono duemilacinquecento soldati e non più cinquemila, con relativa riduzione dei costi. Da qualche anno poi non partecipano le Frecce Tricolori e, da quest’anno, sempre per ragioni di budget e d’opportunità, non seguirà alla sfilata il tradizionale ricevimento al Quirinale. Anzi saranno, il 2 giugno, i giardini della residenza del Presidente della Repubblica aperti e gratuiti per tutti. E, sempre da quest’anno e ancora per motivi di spesa, è il 2 giugno la festa di tutte le forze armate e di polizia visto che in questa data sono state accorpate tutte le singole celebrazioni.

Altre quindi le ragioni di chi la sfilata non vuole, se non alternative almeno in concorrenza con il “problema fondi”. Nella posizione espressa da quello che è oggi il segretario della Lega si nasconde, nemmeno tanto, il sentimento di avversità che il leghismo ha sempre nutrito nei confronti dello Stato. Il 2 giugno è la festa della Repubblica, e se la Repubblica non piace ed è “ladrona” la festa non può che essere un fastidio. Anche se fosse gratis.

Nessuna avversità invece nei confronti della Repubblica da parte di Sel, ma il riflesso di un antimilitarismo di antica data, pronipote alla lontana dei movimenti pacifisti degli anni ’60 e ’70 e delle manifestazioni contro la guerra del Vietnam. Parenti lontanissimi ma ragioni che, sottotraccia, si intuiscono tra le motivazioni di chi ha sinistra non vorrebbe la parata.

“Non una prova muscolare ma il giusto segno d’attenzione che l’Italia rende a quei tanti uomini che ogni giorno servono il Paese”, ha scritto il Presidente Napolitano in una lettera in cui riafferma il valore della ricorrenza e della parata. Capofila, Napolitano, di quelli che la sfilata vogliono e difendono. Di quelli che riconoscono il valore identitario che i simboli hanno e che la parata del 2 giugno ha per l’Italia. Una manifestazione ed una celebrazione che ha omologhi in quasi tutto il mondo. Quattro luglio e quattordici luglio sono date che tutti o quasi conosciamo, gli equivalenti americano e francese del nostro 2 giugno. Non è escluso che anche in quei paesi ci sia qualcuno che vorrebbe spendere diversamente i soldi delle parate come da noi, ma certo tutti o quasi riconoscono il valore altamente simbolico che un rito come quello della parata ha.