L’affitto “grigio” di Tremonti, una casa di troppe libertà

di Riccardo Galli
Pubblicato il 28 Luglio 2011 - 14:48| Aggiornato il 29 Luglio 2011 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Sarà stato un regalo, sarà stata una tangente o sarà stato pagato in nero, quale che sia la verità, di certo rimane che l’affitto del duo Tremonti/Milanese era un affare “storto”. Le versioni sulla provenienza degli ormai famigerati 8500 euro al mese che venivano sborsati per la casa dove Tremonti dormiva a Roma sono molte, diverse e apertamente contraddittorie. A seconda dell’interlocutore, quella modesta pigione viene descritta a volte come una vera e propria tangente e altre come un regalo o addirittura una spesa cui, il ministro e il suo consigliere, concorrevano come due ragazzi in Erasmus. Ricchi. Ma comunque si volti la vicenda e da qualsiasi parte si leggano i fatti, quello che appare lampante è che, nella migliore delle ipotesi, la gestione della casa romana in uso a Tremonti è stata un’operazione moralmente discutibile, eticamente avventata e inaccettabile da parte di un signore che fa il ministro dell’Economia che, proprio per il suo ruolo, dovrebbe essere ancor più limpido negli affari rispetto a chiunque altro.

Marco Milanese, il parlamentare Pdl braccio destro di Tremonti, di quell’affitto ha da poco deciso di raccontare la sua verità. I giudici, nelle loro indagini, affermavano che il canone fosse pagato in toto da Milanese, supponendolo dal fatto che lui è il titolare del contratto di locazione della prestigiosa casa nel cuore di Roma. Ma che dell’appartamento usufruisse non Milanese, ma Tremonti. Ora l’ex finanziere divenuto parlamentare, ha raccontato che sì lui era il titolare dell’affitto, e che sì era il ministro ad usare la casa, ma non gratuitamente. Tremonti versava a Milanese 1000 euro a settimana. Cioè 4000 euro al mese circa, poco meno della metà del canone. E’ evidente che questa spiegazione chiarirebbe a metà la vicenda, perché regalo, tangente o altro che sia, cambia l’importo ma non la sostanza, si passa da un “affare storto” da 8500 euro a uno di 4000 o giù di lì. Apre poi un’altra questione questa chiarificazione di Milanese: a che titolo Tremonti pagava parte dell’affitto? Ovvio è che due amici possono dividersi un affitto lasciando l’intestazione del contratto ad uno solo, meno ovvio è se lo fa il ministro dell’economia insieme al suo consigliere per una casa avuta in affitto in modo non  non proprio usuale.

Tremonti, all’indomani della pubblicazione della storia, disse che di Milanese era ospite: «la mia unica abitazione è a Pavia. Non ho mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che normalmente, da più di quindici anni, trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, prevalentemente in albergo e, come ministro, in caserma. Poi ho accettato l’offerta fattami dall’on. Milanese, per l’utilizzo temporaneo di parte dell’immobile nella sua piena disponibilità d’utilizzo. Apprese le notizie giudiziarie relative all’immobile – disse il ministro – già da stasera per ovvi motivi di opportunità cambierò sistemazione». E Milanese, in un’intervista a Repubblica, ha recentemente spiegato: “ma che c’entra? Ospite non significa necessariamente “a titolo gratuito””.

Ma non sono queste le uniche versioni dei fatti. Da qualche giorno un imprenditore coinvolto nell’inchiesta ha deciso di raccontare la verità, o almeno la sua. L’imprenditore risponde al nome di Tommaso Di Lernia (nel giro, lo chiamano “er cowboy”). Un ex muratore che si è fatto imprenditore edile e che si trova al crocevia di tre vicende annodate tra loro: Finmeccanica, gli appalti Enav, i rapporti tra l’ex consigliere politico del ministro e imprenditori corrotti. Riguardo alla vicenda affitto, Di Lernia, ha raccontato ai magistrati che a parlagli delle casa di Tremonti fu Lorenzo Cola, uomo del Presidente di Finmeccanica, ma che il nome Milanese era comunque un nome “noto”. “Di Milanese mi parlò Cola. Mi disse che era uno che “capiva poco” e “mangiava tanto”. Che era “un problema per Tremonti”, una sorta di “inconveniente imbarazzante”. Di Lernia impara a conoscere Milanese, ma, soprattutto ne afferra un segreto. “Sentii parlare di Milanese da Guido Pugliesi, amministratore delegato di Enav. Mi disse che era stanco delle pressioni di Milanese per Testa a “Technosky”, ma mi chiese contestualmente di dare lavoro a un certo Angelo Proietti per i subappalti all’aeroporto di Palermo, un lavoro per il quale Cola aveva già deciso che l’affidamento fosse dato alla “Electron”, del gruppo Finmeccanica, e al sottoscritto”. Perché far lavorare questo Angelo Proietti e la sua “Edilars” nei subappalti Enav? Di Lernia non se lo spiega. Ne chiede conto a Cola. “Mi disse che di Proietti gli aveva parlato Milanese, descrivendolo con queste parole: “È il tipo che mi dà solo 10 mila euro al mese per pagare l’affitto a Tremonti”. E in questo caso si configura la tangente…

Due verità e mezzo, ma non una in grado di chiarire davvero. Certo non tutte le circostanze descritte configurano reato e non sono tutte penalmente perseguibili ma, facendo citazioni non particolarmente dotte, persino l’uomo ragno sa che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. E’ responsabile pagare in contanti, mille euro a settimana, brevi manu e quindi in sospetto di “nero” metà dell’affitto all’amico Milanese? E’ responsabile mettere a disposizione dell’amico ministro una casa in cui fa lavori di ristrutturazione senza farsi pagare un’aziende che ottiene appalti da imprese legate al Ministero del Tesoro? E’ responsabile accettare l’ospitalità, più o meno gratuita, da un amico e collaboratore senza domandare chi paga quegli 8.500 euro al mese? E’ responsabile avere rapporti con imprenditori che, fosse anche per millantato credito, vanno in giro a raccontare che quell’affitto lo pagano loro per ottenere “benevolenza” negli affari? Tremonti spieghi, chiedeva in prima pagina il Corriere della Sera. In effetti sarebbe meglio che Tremonti spiegasse, anche confessando eventualmente una sua leggerezza. Di Tremonti occorre potersi fidare e una spiegazione vera e totale non farà male, anzi.