Dimmi chi vuoi votare e…L’area “No-Tax” da Berlusconi a Grillo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 28 Novembre 2011 14:56 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2011 14:56

Nichi Vendola (Lapresse)

ROMA – Gli autonomi scoprono Vendola e Grillo. Nessuno stupore se non fosse che gli autonomi in questione non sono quelli dei centri sociali ma i lavoratori autonomi. Commercianti e artigiani che, delusi da Berlusconi, abbandonano in massa il Pdl, qualcuno anche la Lega, e qualcuno di loro, neanche pochissimi, porta il suo voto al Terzo Polo sì, e niente meno che al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e a Sel di Nichi Vendola. E questo sì che è un dato che stupisce: i “No-Tax”, il “popolo della no tasse”, disperato alquanto, non disdegna di farsi “grillino” o “alternativo”.

Per ora si tratta solo di sondaggi sulle intenzioni di voto, la prova dell’urna è tutta da venire e, cosa più importante, tra oggi e quando si voterà molto potrà cambiare a seconda di cosa e come il governo Monti farà e delle scelte che il Cavaliere e Alfano faranno. Per non parlare poi, se con l’attuale legge si voterà, di quali coalizioni di formeranno. Detto tutto questo, oggi, i lavoratori autonomi stanno abbandonando il centrodestra. La gran massa si ferma lì, all’abbandono e oltre non va. Dichiara la sua intenzione di non votare più Pdl ma si guarda bene dal traslocare ad altro indirizzo la sua intenzione di voto. Ma qualcuno, più d’uno si spinge appunto non solo nella terra confinante di Pierferdinando Casini, varca l’oceano con rotta verso Beppe Grillo.

Nelle Europee 2009 il 55% degli artigiani aveva votato per la coalizione capeggiata da Silvio Berlusconi e ora sarebbe disposto a ripetere la stessa scelta solo il 40,5%. Proporzioni simili nel voto dei commercianti: nel 2009 il 61% aveva scelto nell’ urna il centrodestra e oggi questa percentuale scenderebbe al 47%. Chi se ne avvantaggia però sono soprattutto i grillini, che verrebbero premiati con un 6,5% di consensi; poi il Terzo polo che raddoppierebbe passando da un misero 3% al 7,5% e, infine, il centrosinistra che dal 40 salirebbe al 42%.

Il Movimento 5 Stelle passerebbe da zero al 7%, il centrosinistra dal 32 al 35%, ma soprattutto grazie a Nichi Vendola, e il Terzo polo dal 4,5 al 7%. I dati sono il frutto di un’indagine sulle preferenze politiche del ceto medio produttivo svolta dalla Swg di Roberto Weber su commissione del Pd.

Quello che la ricerca rivela è in sostanza che il blocco Berlusconi-Bossi perde e ha perso il favore di circa un quarto dei suoi elettori artigiani e commercianti (la tendenza al ribasso riguarda in proporzioni più nette la Lega), e il blocco di centrosinistra è riuscito ad intercettarli però solo marginalmente. “La sorpresa di Grillo si spiega con una tendenza alla frammentazione e con l’ emergere per la prima volta in queste categorie di un radicalismo volto a chiedere una buona politica” commenta Weber. Una lettura, quella di Weber, molto “buonista” e che risente di un pregiudizio positivo nei confronti della scelta di voto per il centro sinistra. Il fenomeno si può leggere anche in altro modo: non tanto ricerca della cosiddetta “buona politica” quanto ricerca di asilo e accoglienza, dovunque sia, della causa “No Tax” a prescindere da qualsiasi politica.

Per la prima volta la coalizione imperniata sul Pd, seppure solo tra gli artigiani, ha la maggioranza relativa: 42 contro 40%. E sempre i sondaggi, questa volta forniti da Cise-Il Sole 24 Ore, dicono che una coalizione di centro sinistra vincerebbe le elezioni. Ma le vincerebbe più che per merito suo per demerito altrui. Il partito di Bersani arriva infatti al 32,7% nelle intenzioni di voto. Un dato importante che va però interpretato. La crescita di voti del Pd non è infatti conseguenza di un aumento di votanti del partito democratico, ma di una diminuzione di quelli del Pdl. In altre parole i voti del Pd rimangono numericamente stabili, ma il dato percentuale aumenta. Un sondaggio Cise dell’aprile scorso dava il Pd al 27,8 %, mentre oggi è accreditato del 32,7%, gli elettori democratici sono gli stessi ma sono aumentati gli astensionisti e gli indecisi e allora i voti al Pd, e agli altri partiti, pesano di più sul totale dei voti validi perché la base di calcolo si è ristretta.

Questo perché il Pdl è crollato toccando il suo minimo storico: il 22%. I legami tra il Pdl e i suoi elettori si sono fortemente allentati. Il 32% degli elettori che lo hanno votato nelle politiche del 2008 dichiara oggi che non andrebbe a votare mentre il 12% non sa che fare o non risponde alla domanda sul voto. Molti elettori sono disorientati ma la maggior parte di loro non ha ancora trovato nuove destinazioni, e così la percentuale dei consensi del Pd aumenta.