Asilo Mariuccia, 600mila € da Formigoni per togliersi i bambini dagli…immobili

di Riccardo Galli
Pubblicato il 3 ottobre 2012 15:23 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 15:24
L'asilo Mariuccia

L’asilo Mariuccia

MILANO – Seicentomila euro incassati “per consentire all’ente di svolgere l’attività di accoglienza nelle diverse strutture educative” e attenzione alla parola “accoglienza”. Soldi elargiti dalla Regione Lombardia, soldi pubblici ovviamente, concessi a quell’ente che risponde al nome di “asilo Mariuccia“. Peccato che l’ente in questione, “amico” del governatore lombardo, i piccoli alunni non li accoglieva, ma anzi li diminuiva. E i soldi incassati, invece che spenderli per i bambini, li ha usati per ristrutturare un immobile che da asilo è diventato ufficio.

C’era una volta un pianeta lontano lontano dove le persone camminavano appese al soffitto, di giorno si dormiva e di notte si lavorava e dove gli asili che cacciavano i bambini ricevevano dallo Stato un sacco di soldi per accogliere i piccoli. Non era un mondo all’incontrario nato dalla mente di Gianni Rodari, ma la storia di un asilo di Milano. Niente persone a testa in giù e niente giorno al posto della notte ma, questo sì, un asilo che per aver ben 600 mila euro dalla Regione Lombardia per accogliere i piccoli, i piccoli li “spostava”, magari altrove.

La storia dei “finanziamenti facili” concessi dall’ufficio di presidenza di Roberto Formigoni all’asilo Mariuccia presieduto, all’epoca dei fatti, da Valter Izzo, è venuta fuori già da qualche giorno. I 600mila sono stati sequestrati perché l’ente non è indigente e bisognoso ma ha bilanci in attivo per milioni. Ma i particolari che emergono tratteggiano dei contorni persino squallidi alla vicenda che poteva apparire “semplicemente” come una questione di sprechi. Una delle tante che le nostre amministrazioni locali ci stanno in questi giorni regalando. Dalla Jeep per la neve di Franco Fiorito a Roma sino ai possibili investimenti siciliani in compagnie aeree fallite o quasi. Ma la capitale morale del Paese non voleva evidentemente sentirsi da meno. E così da Milano è arrivata la storia dell’asilo che i bambini se li leva…dagli immobili.

Racconta La Stampa che quei 600 mila euro versati dalla Regione “per consentire all’ente di svolgere l’attività di accoglienza nelle diverse strutture educative”, siano stati utilizzati per tutt’altro scopo. L’allora presidente dell’asilo Mariuccia, già presidente della Compagnie delle Opere, avrebbe utilizzato quei soldi per la ristrutturazione in uffici di un immobile della fondazione da lui presieduta da dare in affitto ad una società, la Esae, sempre da lui presieduta. Ovviamente dopo aver allontanato dallo stabile i piccoli che lì l’asilo frequentavano e che “cozzavano” con i lavori e con gli uffici. Cioè Izzo, per ristrutturare un “suo” immobile da dare in affitto a “se stesso”, avrebbe accollato i costi dei lavori alla collettività raccontando che gli servivano per i bambini dell’asilo. Ma, visto che i bimbi non erano chiaramente adatti a stare né in un cantiere né in un ufficio, da quello che era il loro asilo sono stati in qualche maniera espulsi. E la cosa incredibile è che gli hanno creduto.

Il “luogo del delitto” è un palazzo in via Porpora 90 a Milano, destinato in origine ad essere asilo. Izzo ne chiese il cambio di destinazione d’uso raccontando che di bimbi lì ce n’erano sempre meno. Peccato che, rilevano i pm, in quella struttura gli alunni erano passati dai 18 del 2003 ai 45 del 2008. E se la matematica non è un opinione 45 bambini sono più e non meno di 18.

Per ottenere i finanziamenti poi Izzo sostenne che la sua fondazione era in difficoltà economiche causa l’aumento dei costi e la diminuzione dei piccoli ospiti, ed aveva quindi bisogno di “aiuto” per accogliere i piccoli nella struttura. L’ufficio presieduto da Formigoni, commosso dalla triste storia dei piccoli senza accoglienza, prontamente concesse 600 mila euro pensando a chissà quale sontuosa accoglienza per i piccoli ospiti. Ma anche sull’aspetto economico la verità di Izzo appare leggermente scollata dalla realtà. Sempre secondo i pm infatti, la fondazione in questione, poteva contare su un patrimonio di 11 milioni di euro con un monte “circolante” di 3 milioni e mezzo. Non esattamente quello che si configura come stato di difficoltà economica.

La Regione Lombardia, considerata parte lesa, ha annunciato che si costituirà ora parte civile nel procedimento penale contro Izzo. Certo è che, però, al Pirellone alle favole credono ancora e, soprattutto, piace loro far credere alle favole.