Riccardo Galli

Austria tenta annessione (anschluss?) cittadini Alto Adige per via di passaporti

Austria tenta annessione (anschluss?) cittadini Alto Adige per via di passaporti

Austria tenta annessione (anschluss?) cittadini Alto Adige per via di passaporti

BOLZANO – Aria gelida quella che si respira dalle parti del Brennero, non solo e non tanto per il freddo ma soprattutto per i ricordi che porta con sé. Il governo di Vienna va infatti avanti sulla sua idea di concedere il passaporto austriaco ai cittadini altoatesini, cioè italiani della provincia di Bolzano. Un’idea partorita dall’ultradestra che fa parte della coalizione di governo oltreconfine e che ripropone quell’idea di pangermanesimo che poco meno di un secolo fa portò all’anschluss dell’Austria stessa da parte della Germania nazista. Certo, dalla commissione insediata a Vienna ai blindati con la croce uncinata la distanza è tanta, ma si comincia sempre della piccole cose…

“Noi puntiamo all’unità del Tirolo” scandiva in campagna elettorale l’ultradestra dell’Fpö che poi, nell’accordo di governo con i Popolari del giovane premier Kurz, ha scritto di un’iniziativa “nello spirito dell’integrazione europea e al fine di promuovere un’unione sempre più stretta dei cittadini degli Stati membri”. Poco cambia però nella sostanza: una sostanza che ripropone gli “egoismi nazionali” (come li definisce Maurizio Molinari su La Stampa) conseguenza anche di un’indebolimento dell’Unione Europea. E non a caso la sostanza non piace a Bruxelles che è assolutamente contraria ad iniziative di questo tipo e non piace, comprensibilmente, a Roma.

Non piace in sede Ue perché mina i buoni rapporti e l’idea di una comunità unica che è fondamenta dell’Unione stessa, e non piace perché getta sale e rischia di riaprire ferite su cui già due guerre mondiali hanno lasciato il segno. Persino in Austria l’idea del doppio passaporto e della doppia cittadinanza non piace a tutti: ad esempio al presidente della Repubblica Van der Bellen che in un’intervista alla ‘Tiroler Tageszeitung’ ha dichiarato che “l’autonomia del Südtirol è un modello esemplare in tutto il mondo e non deve essere messa a repentaglio”. Nonostante questo e nonostante le promesse fatte a metà gennaio in occasione di un incontro a Roma, Vienna va però comunque avanti.

Il gruppo di lavoro promesso sulla doppia cittadinanza agli altoatesini è infatti diventato operativo. E se è vero che il cammino per estendere la cittadinanza agli italiani dell’Alto Adige è complesso e che comunque nulla vieta agli austriaci di avviare una commissione di esperti perché, di fatto, il doppio passaporto dipende dalle regole sulla cittadinanza austriache, è vero che questo è un primo passo concreto. L’idea del partito del vicepremier di Vienna per diventare realtà deve superare una serie di ostacoli in primis in Austria che, ad esempio, non ammette doppia nazionalità per i suoi cittadini. Regola che ovviamente dovrebbe essere cambiata come dovrebbe essere cambiata persino la Costituzione austriaca se si volesse ad esempio concedere il passaporto agli altoatesini ma senza il diritto di voto. E poi la leva, il servizio militare obbligatorio che in Italia è stato abolito rimane in vigore oltre il Brennero. Per queste, tante, questioni ‘tecniche’ è stata insediata la commissione.

Ci sono poi le questioni che tecniche non sono ma sono persino più delicate. Sono le implicazioni politiche e morali del doppio passaporto a cominciare da chi sarebbero i destinatari di questa doppia cittadinanza. Chi ne fa richiesta risiedendo in una determinata zona adottando una sorta di metro di giudizio calcolato sulla distanza geografica? O magari a chi parla tedesco, adottando un metro che corre terribilmente vicino a quelli che propongono teorie di superiorità razziali? E in questo caso nelle famiglie multilingue cosa accadrebbe se la mamma parla il tedesco ma i figli non l’avessero mai imparato e il padre fosse un ‘terrone’ di Verona? Vienna queste domande sembra non porsele, probabilmente perché la loro ultradestra fa parte di quel gruppo di ‘populismi’ (ancora citando Molinari) che percorre l’Europa e che approfitta di questioni di questo genere, come ad esempio del tema immigrazione, per creare e condensare consenso intorno ad idee che sembravano appartenere al passato.

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