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“A nome del Bambin Gesù, del Gaslini…”. Odiosa truffa sul cancro dei bimbi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 17 Dicembre 2012 14:38 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2012 14:38

Clownterapia

ROMA – Truffavano cittadini e ospedali pediatrici in nome della solidarietà verso i bambini affetti da tumore. Almeno 100 mila euro negli ultimi sei mesi. Tanto ha incassato l’organizzazione che sfruttando il nome di famosi nosocomi italiani, come il Bambino Gesù di Roma, chiedeva contributi per finanziare progetti a favore dei bambini malati di cancro. Facevano leva, i truffatori, sulla pietas che dei bambini malati di cancro suscitano, e per accreditarsi come interlocutori credibili, oltre a presentare documenti e tesserini falsi, legavano al loro nome quelli dei centri d’eccellenza per le cure pediatriche. Su tutti l’ospedale romano Bambino Gesù conosciuto in tutta Italia e ospedale che, ora, risulta parte lesa nell’inchiesta avviata grazie alla denuncia fatta da un cittadino insospettito.

La banda, che aveva la sua centrale operativa a Napoli, aveva messo in piedi una truffa su scala nazionale e con un’organizzazione degna di una impresa di tutto rispetto. Oltre cento volontari pronti a raggiungere ogni comune italiano, segretarie preparate a rispondere alle telefonate dei “donatori” che chiedevano se tutto fosse in regola e una sfilza di onlus realmente esistenti ma costituite ad hoc per raggirare e sfruttare la bontà dei cittadini che decidevano di donare qualcosa.

Centri commerciali, fiere e mercati, questi i territori di caccia preferiti dai volontari che con educazione e professionalità chiedevano denaro per organizzare sedute di “clown terapy” per alleviare le sofferenze dei piccoli pazienti, sostenendo di agire in collaborazione con ospedali blasonati come il Bambino Gesù di Roma. Il raggiro ha permesso alla banda di incassare in soli sei mesi almeno 100 mila euro in 35 Province e 93 Comuni.

Nell’inchiesta nata grazie alla denuncia di un cittadino di Ariccia, ai Castelli Romani, che dopo aver dato dei soldi a un volontario ha cercato il nome della onlus su internet e si è imbattuto in un sito in costruzione, i carabinieri hanno individuato un’organizzazione formata da “una serie di associazioni a struttura piramidale, con un meccanismo tipo ‘scatole cinesi’ in cui gli stessi soggetti erano di volta in volta presidenti, amministratori, soci, tesorieri”. Il quartiere generale delle false onlus era a Napoli. Dove, racconta il maggiore Marco Piras, comandante della compagnia di Velletri, “abbiamo trovato i blocchetti delle ricevute, con annotati nomi dei benefattori e relativi importi”. Solo una parte di quelli realmente incassati dai finti clown secondo gli inquirenti che hanno trovato e sequestrato anche t-shirt e pettorine con il logo dell’associazione di turno, depliant pubblicitari, tesserini di riconoscimento e false autorizzazioni. “Sulle ricevute – precisa Piras – erano stampati anche i recapiti telefonici: chi, dopo aver versato il suo obolo, chiamava per avere chiarimenti, si sentiva rispondere da solerti segretarie pronte a confermare che i fondi raccolti sarebbero andati a finanziare eventi di ‘clown therapy’ e a dare il calendario delle successive tappe della raccolta”.

Un’organizzazione capillare e certosina che, per essere ancor più sicura di fare centro, sfruttava il nome, il brand dei nosocomi pediatrici. Sentir citare il Bambino Gesù di Roma, o il Gaslini di Genova, dava al raggirato di turno la sensazione che i suoi soldi andassero davvero a quelle strutture. Sentir parlare di un luogo fisico, esistente e conosciuto rende infatti più facile donare e aiuta a far cadere gli ultimi timori che si possono avere. Lo sapevano bene i truffatori che avevano anche provveduto a stampare loghi falsificati del Bambino Gesù. Quest’ultimo si è costituito parte lesa presentando una denuncia ai carabinieri, proprio perché non solo il suo nome era stato impropriamente speso, ma perché era stato utilizzato anche il marchio contraffatto dell’ospedale.