Riccardo Galli

Dribbling al bancomat: commercianti professionisti, l’obbligo è durato 2 giorni

Dribbling al bancomat: commercianti professionisti, l'obbligo è durato 2 giorniROMA – Il dribbling al bancomat obbligatorio in studio, ufficio e negozio è riuscito. Sembrava fosse un dribbling lungo, lunghissimo: obbligo spostato al luglio 2015. Ora sembra un dribbling più corto ma comunque obbligo spostato a luglio 2014. E non è finita…

Pos obbligatorio, abbiamo scherzato. L’obbligo di bancomat per i professionisti è slittato al 30 giugno 2014. E’ durato meno di 48 ore l’obbligo per professionisti ed imprese di dotarsi dello strumento indispensabile per ricevere pagamenti elettronici. Un obbligo pensato per semplificare la tracciabilità dei pagamenti che ha scatenato le ire dei suddetti professionisti ed imprese ed obbligo che, appena due giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è stato rinviato.

“Il rinvio è opportuno – commenta il presidente degli Ingegneri e coordinatore della Rete professioni tecniche Armando Zambrano – perché ci consente di far correggere questo decreto, in modo che abbia un senso e un’utilità”. Secondo Zambrano così come è imposto quest’obbligo, e quindi a tutti con solo l’iniziale discrimine del fatturato, è come imporre l’assicurazione auto anche a chi non ce ha l’auto. “Il Pos obbligatorio non è necessario per la tracciabilità – afferma Zambrano – i nostri pagamenti al 90% sono fatti con assegno o bonifico. Può aver senso renderlo obbligatorio, ma solo se il professionista ha clienti tra le persone fisiche; per chi lavora con aziende o pubbliche amministrazioni non ha senso”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup, il Comitato unitario delle professioni, che aggiunge: “Sarebbe interessante capire perché secondo il legislatore il pagamento deve avvenire con il bancomat ma non con la carta di credito. Quest’ultima – spiega Calderone – potrebbe rivelarsi interessante per il professionista perché aumenta le sue possibilità di essere pagato”. Per Calderone, se l’obbligo permane, il Governo dovrebbe almeno imporre il costo zero del Pos: “Se questa forma di pagamento serve per il bene sociale ci deve guadagnare solo la collettività e non le banche”.

Più critico ancora il Consiglio nazionale degli architetti che ha fatto sapere che contro questo decreto presenterà ricorso al Tar e all’Autorità garante della concorrenza. “È inaccettabile imporci il Pos con la scusa della tracciabilità – dice il presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie – significa dare alla banca 150 euro l’anno per l’affitto della macchinetta e il 4% su ogni transazione. Dobbiamo in pratica arricchire chi ci ritira i fidi e non ci dà credito in un momento in cui c’è la crisi, sono aumentate le tasse e i contributi previdenziali a fronte di una contrazione delle concessioni edilizie del 37% nel 2013”.

Il governo, dopo aver introdotto l’obbligo, limitatamente almeno nella fase iniziale alle sole aziende che lo scorso anno hanno avuto un fatturato superiore ai 200 mila euro, con tanto di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è pronto alla marcia indietro. Ma per sapere quanto indietro andrà bisognerà attendere l’approvazione del decreto “mille proroghe”, decreto in cui entrerà la dilazione per l’obbligo del pos. Voto sul mille proroghe che è previsto per oggi.

In Commissione affari costituzionali del Senato sono stati approvati due emendamenti identici, che prevedono una posticipazione della sua entrata in vigore al 30 giugno 2015. Ma il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Sabrina De Camillis, ha corretto il tiro: “Il Governo ha dato parere favorevole per una proroga al 30 giugno 2014 – spiega –. Se il testo riporta una data diversa sarà corretto in Aula”. Bisognerà dunque aspettare la versione definitiva del decreto milleproroghe per sapere come andrà a finire.

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