Sui beni di Stato i prezzi sbagliati, la pigra fanteria di governo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 3 Ottobre 2011 15:08 | Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre 2011 15:08

ROMA – Appena pochi giorni fa il ministro Giulio Tremonti aveva annunciato che i beni pubblici italiani hanno un valore pari a quello del nostro debito pubblico. E lo aveva annunciato in pompa magna di fronte ad una platea di potenziali investitori/acquirenti che a quei beni potrebbero essere interessati e, come in ogni presentazione che si rispetti, ma come anche in qualsiasi mercato, ai beni presentati aveva affiancato un cartellino con il loro valore. Peccato che in alcuni casi il cartellino era sbagliato. Un esempio? Eni, valore dichiarato 66,2 miliardi di euro di cui 17,3 in mano al Tesoro, valore reale (stando alla quotazione di borsa di venerdì 30 settembre 2011) 52,7 miliardi, di cui 12,8 miliardi detenuti dal Tesoro. Appena 5 miliardi di differenza. Passi che il ministro non sia tenuto a conoscere il valore dei singoli beni detenuti dal suo dicastero o comunque dal “pubblico”, anche se questo varrebbe più per i palazzi che ospitano caserme, ad esempio, e dovrebbe esser meno vero per la quota di partecipazione nella più importante società energetica italiana, ma passi. Ma possibile che chi quell’elenco ha compilato, le “seconde linee” del ministero, non conoscano e non si siano mobilitati a conoscere il valore dei beni che detengono e che, oltretutto, andavano a presentare al pubblico? Evidentemente si, è possibile: fanteria di governo pigra.

In poco più di una settima il governo italiano, per bocca di suoi tre ministri, ha collezionato delle figure che bisogna esser buoni per definire barbine. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha aperto le danze con il comunicato, ormai entrato nella storia della comicità, che annunciava come l’Italia avesse partecipato alla realizzazione del tunnel per neutrini tra Ginevra ed il Gran Sasso. Dopo di lei il ministro della Difesa Ignazio La Russa che col suo vocione, ai microfoni di Ballarò, aveva denunciato come anche la Borsa tedesca negli ultimi anni avesse perso il 30% del suo valore. Peccato che andando a controllare la Borsa in questione negli anni citati aveva guadagnato, e non perso, il 30%. E ora Tremonti che spaccia prezzi non veri sui beni dello Stato.

Il comunicato del tunnel non l’ha scritto di certo la Gelmini, come sicuramente La Russa è stato indotto in errore da chi quel dato l’ha fornito e altrettanto è successo al ministro del Tesoro. Ma possono tre ministri, può un governo appoggiarsi ed aver fiducia in collaboratori, tra l’altro spesso scelti dai diretti interessati, così imprecisi e superficiali? Si può affrontare la gestione della cosa pubblica con tale approssimazione che sta diventando abitudine e non eccezione? Le cantonate su citate fanno ridere i lettori, soprattutto quella del tunnel, e somigliano agli svarioni che gli studenti meno bravi prendono quando sono interrogati, ma come vengono lette dagli interlocutori istituzionali dei nostri ministri? Probabilmente, oltre al sorriso, faranno sorgere anche qualche dubbio sulla credibilità del nostro governo anche perché, puntualmente, a questi errori macroscopici seguono scuse persino più improbabili e nessuna punizione. Il portavoce della Gelmini si è dimesso è vero, ma è stato “promosso” a fianco della figlia del premier Marina Berlusconi. Di La Russa non si è saputo nulla, quindi l’errore è passato probabilmente senza conseguenze. Ed Edoardo Reviglio del ministero del Tesoro ha spiegato, in una lettera a La Stampa, che:

“Con riferimento all’articolo «I numeri gonfiati del piano Tremonti», pubblicato l’1 ottobre, quale estensore del Rapporto mi preme chiarire quanto segue. 1) I dati dell’attivo patrimoniale provengono dal «Conto patrimoniale della PA. Stime 2001-2004», un esercizio sperimentale realizzato dal Tesoro insieme alla Kpmg, sotto il mio coordinamento, per costruire il primo Conto della PA al «fair value». A oggi si tratta degli ultimi dati ufficiali disponibili. Peraltro, considerato che da allora non sono state realizzate privatizzazioni di rilievo, i dati possono essere eventualmente «sottostimati» e non certo «sovrastimati». 2) La sottovalutazione delle partecipazioni in società quotate (Eni, Enel e Finmeccanica) rispetto a oggi discende dalle valutazioni del Rapporto che si riferiscono a dati di Borsa al 04/7/2011 come chiaramente indicato in nota. Peraltro, se è vero che i valori sono sovrastimati rispetto ai valori di Borsa di oggi, essi non includono il «premio del controllo» che, ove considerato, ne aumenterebbe alquanto il valore. Con viva cordialità”.

Cioè ha serenamente e con educazione ammesso che per stabilire il valore dei beni presentati a settembre 2011 si sono utilizzate le stime fatte tra il 2001 e il 2004, mentre in fondo a pagina 19 della relazione presentata pochi giorni fa viene citata la «Relazione di presentazione del Conto patrimoniale della Pubblica amministrazione». Relazione è datata maggio 2007, quando c’era ancora il governo Prodi. Nella lettera al quotidiano torinese Reviglio poi dice che le valutazione errate di Eni, Enel e Finmeccanica si devono al fatto che il valore presentato è quello relativo al 4 luglio 2011. Non solo è vecchio di tre mesi, ma in mezzo c’è stata la più grande crisi che l’economia occidentale ricordi, motivo per cui si sono succedute finanziarie, l’Italia è stata declassata dalle agenzie di rating ed ha dovuto chiedere l’aiuto della Bce, e motivo per cui si parla dei beni dello Stato vendibili o valorizzabili. La precisazione dunque precisa come dove e quando e pure perché sono stati applicati quei cartellini sbagliati a qualche bene di Stato. Spiegazione esauriente che appunto spiega ma non giustifica l’errore di fanteria, errore che sta diventando abitudine e forse è un metodo di lavoro, se non del Tesoro, di certo delle seconde e terze linee, della “logistica” dietro il governo.