Riccardo Galli

Caro Grillo Parlamento legittimo. Caro Napolitano votar si può. Firmato la Corte

La Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale (foto Lapresse)

ROMA – La sentenza della Consulta che boccia il Porcellum, e le motivazioni di questa rese pubbliche ieri (13 gennaio), contengono tre importanti e, almeno sinora, sottovalutate verità politiche: l’attuale Parlamento è pienamente legittimo; volendo si può andare al voto anche domani e, in ultimo, tutte e tre le proposte per una nuova legge elettorale messe sul piatto da Matteo Renzi sono fattibili. Fuor del linguaggio ovviamente paludato, traducendo in “volgare”, cioè in italiano corrente:

1) Caro Grillo questa del Parlamento illegittimo, illegittimo perché tale dichiarato dalla Corte Costituzionale, te la sei inventata. E con te se la sono inventata tutti quelli che la ripetono più o meno a pappagallo. Il Parlamento M5S può considerarlo ovviamente come vuole ma se si fa forte di una anticostituzionalità sancita dalla Corte, allora M5S semplicemente inventa e la racconta storta.

2) Caro Napolitano, decidere se sciogliere o meno le Camere è tua prerogativa, prerogativa del Presidente della Repubblica appunto. Che valuta, sceglie e decide sulla base di considerazioni e fatti inerenti alle volontà politiche che si manifestano in Parlamento e alla situazione del paese. Può quindi essere fondata l’idea presidenziale che elezioni politiche anticipate nel 2014 sarebbero nocive agli equilibri politici e sociali. Può darsi, può essere. Ma non trova nessun fondamento nella sentenza della Corte la “velina” giornalistica-parlamentare secondo la quale “non si può votare nel semestre italiano di presidenza europea” (luglio-dicembre 2014). Si può in termini costituzionali votare in quel semestre e in quello precedente. Si può. Non può detto che sia bene e utile, anzi. Ma costituzionalmente si può.

3) Cari Letta, Berlusconi, Alfano e tutti quanti a titolo i più diversi tra loro hanno interesse a tirarla in lungo con la nuova legge elettorale oppure sono innamorati, senza dirlo apertamente, del sistema proporzionale in cui ogni partito alla fine un po’ vince anche se perde le elezioni…cari tutti: tutte e tre le proposte messe sul tavolo da Matteo Renzi rispondono ai rilievi della Corte Costituzionale. C’è il premio di maggioranza in seggi e ci può stare. Ci sono i collegi piccoli o le liste bloccate con pochissimi candidati e ci possono stare. Oppure il doppio turno e ci può stare. Chi aspettava le motivazione della Corte per dire che Renzi “l’aveva fatta fuori dal vaso”, ha aspettato invano.

Che la Corte Costituzionale avesse giudicato “non buona” la legge elettorale con cui gli italiani hanno votato alle ultime elezioni, il cosiddetto Porcellum, è una non notizia. Già ad inizio dicembre era arrivata infatti la sentenza che stabiliva la bocciatura della suddetta legge. Le motivazioni della sentenza, pubblicate ieri, contengono al contrario, per chi le vuol leggere, almeno tre importanti notizie.

La prima è la conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, e probabilmente ce n’è vista ad esempio la reiterata rivendicazione del MoVimento5Stelle, che il Parlamento italiano è pienamente legittimo.

“Gli atti posti in essere – si legge nelle motivazioni, reperibili anche on line sul sito della Consulta – durante il vigore delle norme annullate, compresi gli esiti delle elezioni svoltesi e gli atti adottati dal Parlamento eletto” non sono toccati “in alcun modo”.

Una novità non novità per chi il diritto anche vagamente conosce. Come anche qualche comico ha sottolineato, se infatti il Parlamento fosse illegittimo, anche la Corte Costituzionale, che per vie più o meno dirette al Parlamento è collegata, non sarebbe legittima e, di conseguenza, la stessa sentenza che boccia il Porcellum sarebbe da considerare tale. La Corte spazza invece via i possibili residui dubbi: il Parlamento è legittimo.

Il secondo mito politico che le motivazioni sfatano, è quello dell’impossibilità di andare a votare domani. Domani in senso politico ovviamente, cioè senza una nuova legge elettorale. Se infatti non ci fosse accordo su una nuova legge o se, come può accadere, si aprisse una crisi prima che una riforma venisse portata a termine, non ci sarebbe alcun problema a tornare alle urne. Non si andrebbe al voto però, come alcuni sostengono e/o chiedono, con il Mattarellum, ma con una versione del Porcellum depurata delle componenti giudicate incostituzionali. Anche qui, ad usar la logica, si sarebbe potuto dedurre che la sentenza non sarebbe stato sinonimo di ritorno al passato, di retromarcia pura e semplice. La sentenza non abroga infatti la legge in questione, ma le singole parti ritenute non consone al nostro ordinamento. Se quindi si andasse a votare senza una nuova legge, gli italiani sarebbero chiamati a scegliere i loro rappresentanti attraverso un sistema proporzionale puro con la possibilità di esprimere un’unica preferenza.

Questo perché la Consulta ha ritenuto incostituzionali il premio di maggioranza codificato nel Porcellum e le liste bloccate su cui questo sistema si basa. Ma non ha ritenuto incostituzionale il premio di maggioranza in se e le liste bloccate in assoluto. A non essere valide sono le formulazioni di queste contenute nella legge targata Calderoli. E da questo discende la terza notizia contenuta nelle motivazioni.

Terza notizia è la bontà e la fattibilità delle tre proposte avanzate da Renzi. Il premio di maggioranza è infatti applicabile nel nostro Paese, è la misura eccessiva di questo contenuta nel Porcellum a non essere costituzionale. Un premio di maggioranza figlio di un doppio turno, doppio turno dove uno dei candidati per essere eletto deve ottenere il 50% dei voti più uno, sarebbe invece perfettamente legittimo. Come legittime sono le liste bloccate, a patto che siano legate a collegi più piccoli o che siano limitate a “fette” di eleggendi.

Come la stessa Consulta a tenuto a sottolineare, la scelta delle legge elettorale da adottare spetta in modo esclusivo al Parlamento. Ragion per cui la sentenza non può, non deve e non vuole sostituirsi al legislatore e non risolve, quindi, il nodo della legge elettorale. Nodo che deve essere sciolto dalla politica e che, con ogni probabilità, potrà essere sciolto solo attraverso la composizione di un accordo tra Renzi, Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, vista e considerata la pervicace volontà di Beppe Grillo di non voler dialogare con nessuno se non con Casaleggio.

Spetterà quindi ora al segretario del Pd, al vicepremier e al decaduto Berlusconi cercare un accordo che possa produrre una legge buona e, cosa più importante, in grado di durare nel tempo.

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