“Berlusconi contro Italia”, se lo scrivono loro… Strasburgo, bugia di Alfano

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 settembre 2013 14:38 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 14:39
Berlusconi in tribunale

Berlusconi in tribunale (foto Lapresse)

STRASBURGO – “Berlusconi c. Italia”. Questa la scritta, il titolo del frontespizio del corposo ricorso presentato dai legali del Cavaliere alla Corte di Strasburgo. Un titolo dove la “C” puntata sta per “contro” e, quindi, da leggersi come “Berlusconi contro Italia”. Una formula che vale più di mille parole, che sintetizza in pieno l’epilogo di venti anni di storia intrecciata tra Berlusconi appunto e l’Italia. E una formula che è l’unica che riassume senza bugie il senso e la natura del ricorso di Berlusconi. Berlusconi ricorre alla Corte di Strasburgo contro la italiana legge Severino, legge con la quale l’Italia ha di fresco stabilito che i condannati oltre una certa pena decadono dalla loro condizioni di parlamentari. L’Italia ha fatto una legge per tener fuori i condannati dal parlamento, Berlusconi ricorre in Europa contro questa legge.

Dicevamo senza bugie, non  a caso. Il promo a pronunciarne una di falsità è stato Angelino Alfano che è anche vice premier di Enrico Letta oltre che ministro degli Interni. Ma Alfano ha preferito la terza e preponderante sua identità: segretario del Pdl. E 24 ore dopo il ricorso a Strasburgo se n’è andato in giro a dire che si aspetta d Strasburgo “attestazione di innocenza per Berlusconi”. La falsità è che al Corte di Strasburgo possa fare altro processo a Berlusconi e trovarlo, eventualmente, innocente. Anche per la Corte di Strasburgo come per qualunque giyustizia internazionale Berlusconi è e resta colpevole del reato per cui è stato condannato con sentenza inappellabile in Italia. Lo sa anche Berlusconi con i suoi avvocati, infatti ricorrono a Strasburgo contro una delle conseguenze di legge della condanna, la decadenza da parlamentare, non contro la condanna. Avessero fatto ricorso contro la condanna, anche l’usciere della Corte di Strasburgo l’avrebbe respinto per manifesti infondatezza e azzardo.

Ma Angelino Alfano fa finta di non sapere e straparla di “innocenza” da trovare in Europa. L’incartamento, in realtà, nonostante Angelino Alfano pronunci sbagliandosi la parola “innocenza”, è contro la legge Severino e il tentativo del Cavaliere è quello di evitare la decadenza da senatore rimanendo però, come sa bene e come legge prevede, colpevole.

Oggi, lunedì 9 settembre, è il “gran giorno”. Il giorno in cui la Giunta per le elezioni del Senato comincerà ad esaminare il caso Berlusconi. Un giorno più volte evocato come spartiacque per il destino del Cavaliere e del governo Letta, ma un giorno in cui in realtà non si deciderà e non accadrà nulla. Due settimane, forse un mese, tanto sarà necessario a palazzo Madama per arrivare ad una votazione e ad una decisione. Nel frattempo Berlusconi e i suoi legali hanno spostato, o stanno provando a spostare, la partita nel campo di Strasburgo, presso la Corte Europea. E per farlo hanno appunto presentato il su citato “corposo incartamento”, 33 pagine, per contestare la validità della legge Severino che prevede la decadenza dei parlamentari condannati a pene superiori ai 2 anni.

Il documento fa riferimento, tra l’altro, all’articolo 7 della Convenzione europea (Nulla poena sine lege, quello che stabilisce anche che a nessuno può essere inflitta una pena più ‘pesante’ di quella che era applicabile nel momento in cui il reato è stato commesso) spiegando che la legge Severino non può essere applicata in modo retroattivo. Incandidabilità e decadenza parlamentare, viene argomentato nel testo, sono sanzioni di natura penale, alla luce dei cosiddetti criteri Engel utilizzati dalla Corte Europea. Pertanto la legge Severino non è applicabile a Berlusconi per il divieto di retroattività delle sanzioni penali. Una tesi, quella sostenuta dai legali del Cavaliere, piena di fondamento secondo alcuni giuristi e assolutamente campata in aria, visti anche precedenti pronunciamenti proprio della Corte di Strasburgo, secondo altri.

Quale sarà la posizione dei giudici europei, qualora accogliessero il ricorso di Berlusconi, è ovviamente un dato ancora mancante. Quello che è certo è che Strasburgo non deciderà se il Cavaliere è o meno colpevole. La Corte europea non è infatti chiamata a pronunciarsi sulla colpevolezza dell’imputato, non ne avrebbe titolo, ma solo ed esclusivamente sulla validità di una legge o meno, applicabile oggi per Berlusconi e domani per qualunque altro cittadino italiano nelle medesime condizioni. Realtà dei fatti che conosce anche il vicepremier e segretario del partito del Cavaliere Angelino Alfano e che, nelle ultime dichiarazioni, forse per fretta o forse per superficialità, ha momentaneamente dimenticato.

Giusto alla vigilia del “d-day” di palazzo Madama, il segretario Pdl ha annunciato che “confida che Berlusconi troverà in Europa l’attestato di innocenza che in Italia non è riuscito a farsi garantire”. Specificando che “il caso non è chiuso”. Un’evidente confusione lessicale e, forse, mentale. Il caso diritti Mediaset è infatti chiuso e nessuno può riaprirlo. Silvio Berlusconi è stato ritenuto colpevole dei reati lui ascritti (creazione di fondi neri, falsa fatturazione, frode fiscale etc.) e tale rimarrà. Ragion per cui dall’Europa e nemmeno da Marte arriverà nessuna attestazione di innocenza. Non rappresenta la Corte Europea e non ci sono per l’ormai pregiudicato Berlusconi altri gradi di giudizio. Da Strasburgo, al massimo, arriverà uno stop alla legge Severino e, se questo stop arriverà, Berlusconi potrà rimanere colpevole e senatore. Almeno fino al nuovo pronunciamento della Corte d’Appello di Milano chiamata dalla Cassazione a riformulare la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Alfano sa bene, come tutto lo staff legale del Cavaliere e come Berlusconi stesso, che il suo capo politico non sarà mai più innocente, ma la foga verbale fa commettere, talvolta, degli errori. Come figlio di foga, o lapsus, è l’altro inciampo lessicale del vicepremier che ha parlato di “farsi garantire attestati d’innocenza”. Come se l’innocenza potesse o dovesse essere “garantita” a qualcuno a prescindere dai fatti, come se si trattasse di una qualsiasi merce.

Sa bene Alfano, visti anche i suoi studi giuridici e la sua professione d’avvocato, che l’innocenza non si garantisce e non esistono attestati che si possano esibire, come sa che il ricorso alla Corte di Strasburgo non rimette in discussione la colpevolezza dell’ex premier. Lo sa, anche se per amor di causa o semplice fretta, litiga con l’italiano. Intanto il suo “capo”, come recita il ricorso, litiga con l’Italia.