Berlusconi vuole la grazia, non da Napolitano, dal prossimo. Perciò fa il bravo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 20 Giugno 2014 14:02 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2014 14:02

Fori Imperiali, parata militare per la Festa della RepubblicaROMA – Da condannato definitivo qual è per il reato di truffa fiscale e da condannato in primo grado per concussione e prostituzione minorile e da indagato per compra vendita di senatori, l’unica speranza di evitare che pena si cumuli a pena e tutte insieme lo seppelliscano, per Silvio Berlusconi è la grazia. Provvedimento di grazia da parte del Capo dello Stato. Una grazia che Berlusconi è convinto di essersi già meritato per i servizi resi al paese, una grazia che Berlusconi ritiene impossibile negargli una volta che avrà contribuito a condurre in porto le riforme istituzionali, la riforma dello Stato italiano. Che fai non lo grazi uno che è stato così bravo? Così ragiona e spera, più spera che ragiona, Berlusconi .

Berlusconi che però la grazia non se l’aspetta da Giorgio Napolitano. Anzi Berlusconi aspetta che Napolitano traslochi dal Quirinale. Via lui, e lui Napolitano guarda caso andrà via proprio a riforme fatte, il nuovo capo dello Stato non potrà che concedere la grazia. Quella che il presidente Giorgio Napolitano non ha concesso e non concederà, ragion per cui Berlusconi già conta e punta sul prossimo inquilino del Colle. E, la chiave di volta per arrivare alla nomina del nuovo inquilino del Quirinale, sono secondo Berlusconi le riforme.

Dopo la figuraccia rimediata a Napoli nel processo in cui Berlusconi compariva come semplice testimone e in cui l’ex premier è riuscito a litigare con la presidente del tribunale Giovanna Ceppaluni, e nel giorno in cui a Milano si apre l’appello del processo Ruby dove Berlusconi è imputato, e già condannato in primo grado, Repubblica racconta quello che sarebbe il piano elaborato dall’ex cavaliere e dai suoi per sfuggire alle condanne. Un piano ovviamente non confermato dai diretti interessati e un piano tutt’altro che semplice da realizzare. Ma un piano che, vista la condizione processuale e penale dell’ex premier, rappresenta per Berlusconi l’ultima spiaggia.

Secondo la ricostruzione fatta da Francesco Bei, l’ex cavaliere punterebbe tutto sulle riforme da approvare insieme al premier Matteo Renzi. E questo non tanto o non solo per sincero spirito riformatore, quanto invece per aprire la strada della successione al Quirinale. Giorgio Napolitano infatti, nell’accettare il  secondo settennato, ha spiegato che il suo era un mandato a termine legato proprio alle riforme “necessarie per il Paese”.

A riforme fatte quindi, sarebbe il ragionamento di Berlusconi, Napolitano rassegnerebbe le dimissioni. A questo punto un nuovo Capo dello Stato, scelto ed eletto inevitabilmente insieme alla maggioranza del Pd e di Renzi, potrebbe riaprire il capitolo grazia. “La novità rispetto allo scorso anno – scrive Bei su Repubblica -, quando l’interlocutore delle colombe forziste era ancora Giorgio Napolitano e il tema sul tavolo la grazia da concedere previa richiesta o “motu proprio”, è che Berlusconi ormai si è rassegnato rispetto all’attuale inquilino del Colle. E punta direttamente al prossimo. Non a caso, nella conferenza stampa di mercoledì, pur senza mai citarlo direttamente, dal leader di Forza Italia sono arrivati pesanti giudizi politici sul capo dello Stato. Da Napolitano non si aspetta più nulla, da Renzi ancora molto, moltissimo”.

Una strategia piena di incognite e variabili che non è detto che si possano incastrare così come spera l’ex cavaliere. A Berlusconi però non sembrano essere rimaste in tasca altre cartucce. Oggi ricomincia a Milano il processo Ruby, arrivato all’appello, dove in primo grado l’ex premier è stato condannato a 7 anni. E se la sentenza divenisse definitiva comporterebbe anche la perdita dei 3 anni indultati nel processo Mediaset, anni che andrebbero a quel punto scontati anch’essi. Senza tener conto degli altri procedimenti in cui l’ex premier è coinvolto: dalla compravendita dei senatori a Napoli ad un possibile rinvio a giudizio a Bari per la scandalo escort sino all’inchiesta Ruby-ter.

“Una mossa disperata, ma lucida – scrive Bei su Repubblica -. L’univa variante rispetto alla grazia, che stava già per essere chiesta un anno fa su sollecitazione di Confalonieri, Gianni Letta e della famiglia, è che stavolta sul tavolo c’è anche un’altra ipotesi. Con l’elezione del nuovo capo dello Stato Berlusconi spera infatti di incassare da Renzi, in alternativa alla grazia, un provvedimento generalizzato di clemenza sotto forma di indulto. Uno sfolla-carceri che avrebbe le maglie ritagliate apposta sul suo caso”.