Berlusconi: io macho e coi soldi, voi…Marchese del Grillo modello Arcore

di Riccardo Galli
Pubblicato il 5 Marzo 2013 15:36 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2013 15:37
Silvio Berlusconi parla con i giornalisti dopo la dichiarazione spontanea resa in Aula al processo Mediaset

Silvio Berlusconi parla con i giornalisti dopo la dichiarazione spontanea resa in Aula al processo Mediaset (Ap-LaPresse)

MILANO – “Ho avuto la duplice fortuna, e forse il merito, di non aver mai dovuto remunerare una signorina o una signora per avere rapporti intimi e sono sempre stato in grado di dare una risposta positiva a chi mi si rivolgesse chiedendomi un aiuto. Il pm, probabilmente, non ha avuto nessuna di queste due fortune” e si regola come se io fossi lui.”. È questa la replica dell’ex premier Silvio Berlusconi alle accuse formulate in aula dal pm Antonio Sangermano. In pratica la versione brianzola dell’indimenticabile “Io so io e voi non siete un cazzo” del marchese del Grillo da Alberto Sordi interpretato. Berlusconi comunica: io macho e coi soldi, tu giudice senza l’uno e l’altro…

“Un collaudato sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi”, queste erano le serate di Arcore secondo il pm del processo Ruby. Un sistema di cui erano parte non solo Emilio Fede e Lele Mora, ma anche Nicole Minetti e Karima El Mahroug. Un’accusa verosimilmente attesa, ma comunque dura, a cui il Cavaliere ha ritenuto di rispondere reinterpretando quell’Onofrio del Grillo reso immortale da Sordi. Interpretazione involgarita però dall’attore odierno, Berlusconi, che ha colorito e arricchito la sua versione del Marchese con qualche risibile “verità” e soprattutto con la volgarità. Volgarità del denaro esibito come metro di potere e, peggio, come misura del valore di un uomo. Il tutto condito da una vena di machismo, racchiusa e rabbiosa nell’inciso “e forse il merito”, sempre un po’ squallida ma ancor più avvilente in bocca ad un uomo che evidentemente non ha mai fatto pace col tempo e con il suo scorrere. Misurarselo è sport da scuola elementare, vantarne la lunghezza o millantarla si smette alle medie. Comunque son cose che un aristocratico, un nobile, un Marchese del Grillo non farebbe mai giudicandole di imperdonabile cattivo gusto.

Era arrogante certo il Marchese del Grillo, di un’arroganza figlia però non del denaro ma della storia. Era arrogante e altezzoso in quanto marchese e non in quanto ricco. Diversa invece l’arroganza berlusconiana, prodotto non di un lignaggio antico e di una storia, ma prodotto esclusivo della ricchezza, del denaro che fa ritenere a chi lo possiede di poter comprare con quello ciò che vuole. Non ostentava il Marchese la sua ricchezza, come non rimarcava un disprezzo che non aveva nei confronti di chi ricco non era.

Esattamente il contrario del Berlusconi-pensiero che ritiene, come le sue parole stanno lì a certificare, che chiunque non abbia denaro sia invidioso, piccolo e meschino: “Il pm, probabilmente, non ha avuto nessuna di queste due fortune”. Sangermano non ha avuto le stesse fortune e quindi pensa che tutti debbano essere invidiosi e maligni come lo è per forza di cose lui in quanto povero. Sbatte in faccia la ricchezza il Cavaliere, la sbatte in faccia al pubblico ministero di turno e all’Italia, come a tutti quelli che ha sempre ritenuto di poter comprare.

Non è questa però l’unica differenza tra il marchese romano e l’arricchito brianzolo. Mente spesso Berlusconi e mente sapendo di mentire. Costringendo alla menzogna, secondo l’accusa, anche altri, come il personale della sua villa di Arcore o alcune ospiti di quelle che lui definì “cene eleganti“. Per sapere quale sarà la verità processuale bisognerà attendere sentenza definitiva. Ma nell’attesa già si può essere certi della familiarità che il Cavaliere ha con le bugie.

Ruby nipote di Mubarak è una bugia, detta a fin di bene o indotta da un’altra menzogna come ha provato a giustificarsi l’ex premier ma comunque una bugia. E forse, anzi probabilmente, non l’unica. “Ho avuto la duplice fortuna, e forse il merito, di non aver mai dovuto remunerare una signorina o una signora per avere rapporti intimi” suona, in relazione ai racconti e alla cronaca, come una clamorosa fandonia. Se anche solo la metà dei racconti fatti dalle ragazze, se anche solo un terzo delle accuse che il pm muove a Berlusconi e se anche solo la lettera pubblica scritta dall’allora moglie Veronica Lario, lettera in cui la signora definiva l’allora consorte “malato”, meriterebbe allora il Cavaliere la palma del bugiardo per antonomasia. Forse non pagava prima, di certo pagava e paga ancora dopo: 2.500 euro al mese alle Olgettine. Nessuno ha mai potuto smentire questi assegni, non certo Berlusconi. Il Marchese del Grillo? Si faceva offrire formaggio e vino dal brigante e alla “franzosa” cantante venuta a Roma a sedurre offriva pajata in trattoria. Storia di Roma, non di Brianza.