Berlusconi e Santoro il derby del piangi e fotti nel Colosseo tv

di Riccardo Galli
Pubblicato il 10 Gennaio 2013 14:56 | Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2013 14:56
Santoro vs Berlusconi, su Servizio Pubblico il match finale (LaPresse)

Santoro vs Berlusconi, su Servizio Pubblico il match finale (LaPresse)

ROMA – Ancora poche ore e su La7 andrà in onda lo spettacolo televisivo dell’anno: Michele Santoro vs Silvio Berlusconi. Sarà una puntata di Servizio Pubblico è vero, ma sarà in realtà altro e di più: sarà lo scontro tra due protagonisti, forse persino troppo protagonisti, del ventennio. L’uno, il Cavaliere, nei panni del salvatore della Patria eternamente insidiato da complotti e invidie e l’altro, il giornalista, nel ruolo di paladino della giustizia e di incarnazione in terra dell’informazione. Due “giustizieri” agli occhi di due diverse e ostile metà dell’Italia. Due “giustizieri” che però prediligono la stessa arma: il vittimismo, quello che ha fatto vincere ad entrambi molte battaglie. Sarà dunque un duello a chi di più di lacrima ferisce, un derby, il derby del piangi e fotti.

Due protagonisti che mai si sono incontrati e scontrati faccia a faccia, ma solo per interposto quotidiano o, al massimo, in diretta ma per telefono. E così sarà questa la loro serata, un Berlusconi ospite della Gruber altro non è che Otto e mezzo e un Berlusconi ospite da Vespa è sorprendente come una puntata di Beautiful all’ora di pranzo, ma un Berlusconi da Santoro sarà certo uno show.

Uno show, un circo dove è alto il rischio che entrambi i contendenti diano il peggio o il meglio di sé a seconda dei gusti e del palato di chi guarda. Sono il Cavaliere e Santoro, va ricordato, un gran venditore e un ottimo giornalista. Ma sono entrambi da sempre invaghiti soprattutto di se stessi e per questo stasera li vedremo entrambi calarsi e crogiolarsi nel ruolo della vittima. Già si può disegnare l’immagine dell’incontro tra due, fatta di finta e falsa cordialità con Berlusconi pronto a rispondere a Santoro già nei panni della vittima appunto “Presidente finalmente ha accettato di avere a che fare con me”, “Ma come Santoro, io le ho fatto fare uno dei suoi migliori programmi, totalmente libero su Mediaset, non ricorda?”.

Par di vederli, anche se Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, ha stilato un decalogo degli errori in cui i due contendenti non dovrebbero cadere e dove, al primo posto, si legge:

“Silvio Berlusconi e Michele Santoro devono evitare di fare i martiri, di giocare a chi è più vittima della cattiveria altrui. In quanto ‘unti del Signore’ – l’uno per governare, l’altro per informare – sono campioni di vittimismo, di quel particolare genere che a Napoli chiamano ‘chiagne e fotte’. E, al numero 7: Berlusconi non deve mai far presente a Michele Santoro che, in anni passati, è stato suo dipendente godendo di ogni libertà di informazione”.

Come però spesso accade i buoni consigli non verranno ascoltati e la serata, molto probabilmente, si trasformerà nel “Colosseo televisivo”, definizione pannelliana per gli show targati Santoro. Andrà così perché l’uno e l’altro sono in qualche modo le due metà della mala, ciascuno convinto che l’altro sia quella marcia. Lo sono come lo sono l’eroe e l’antieroe di tutte le storie, solo che in questa di storia, il ruolo dell’eroe spetta ora all’uno ora all’altro a seconda di chi sia lo spettatore. Ma come nelle storie che si rispettino dopo alcune schermaglie al primo, vero incontro, quello tra eroe e antieroe, bene e male, diventa uno scontro definitivo, e oggi anche televisivo. Come scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica:

“si può riconoscere come sia sempre stata per entrambi una relazione incautamente alla pari e perciò inevitabilmente complementare e pericolosamente competitiva, una specie di conflitto ad alta intensità politico-emozionale, proseguito nel corso del tempo attraverso una narrazione televisiva a base di cori da tragedia greca, tifo da curve, interpretazioni attoriali d’intercettazioni telefoniche, cartoni del genere manga sul bunga bunga, recital tipo cabaret tedesco di “Bella ciao” (sei milioni di telespettatori!) e altre risorse circensi”.

Stasera la tensione montata in anni di sfide reciproche esploderà, Santoro si compiacerà nel chiedere al Cavaliere quello che nessuno gli ha chiesto, lo innaffierà di bunga-bunga ma, difficilmente, lo incalzerà su senso e sostanza delle prossime elezioni. Forse Santoro comizierà e forse no, Grasso scommette sul sì e sull’eccesso di soliloqui del conduttore. Forse Santoro si consentirà (la punta è battezzata “Mi consenta”) o forse no. Di certo Santoro se la giocherà la puntata per affermare che in lui verità e informazione si fondono, in qualunque altro altrove si scindono.

Dall’altra parte Berlusconi sfodererà certamente la sua parte di vittima, quale miglior luogo che lo studio di Servizio Pubblico per interpretarlo, quasi una location naturale. Vittima ma anche combattente e guerriero, dotato di coraggio leonino per scendere nell’avversa arena. Il Cavaliere è de sempre un buon comunicatore e sa che la miglior difesa è l’attacco, gli serve nella speranza di recuperar voti e anche lui dimenticherà di essere il capo di una coalizione (non si sa e non si capisce se anche candidato premier) e insisterà sul passato, sulla “Italia che ama e lo condanna a vincere”. Accennerà, facilmente, allo status di privilegiato economico di Santoro e gli ricorderà che lui, Michele, sulle reti di Silvio ha lavorato. E non solo in Rai, ma soprattutto a Mediaset.

Paradossalmente in questa serata ci sarà poco d’interessante per chi cerca di capire come votare a febbraio, non è questa la sede. Servizio Pubblico non offrirà questo, offrirà un grande show, offrirà Berlusconi nella fossa dei leoni e una lotta fra gladiatori. Gladiatori un po’ di cartone ma tant’è. Berlusconi, ascoltando in questo caso i consigli di Grasso, non lascerà lo studio. E inevitabilmente anche noi stasera ci affacceremo al nostro personale colosseo domestico, lo show vale la pena.