--

Berlusconi: “Siciliani, conti con lupara”. Buon gusto e humour a casa Mattarella

di Riccardo Galli
Pubblicato il 4 Febbraio 2015 10:56 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2015 10:56
Berlusconi: "Siciliani, conti con lupara". Buon gusto e humour a casa Mattarella

Berlusconi: “Siciliani, conti con lupara”. Buon gusto e humour a casa Mattarella (foto Ansa)

ROMA – Non dovrebbe, eppure Silvio Berlusconi riesce ancora a stupire. Purtroppo per lui non con colpi di genio politici, e la gestione della ‘partita Quirinale’ ne è la conferma, ma per la sua capacità di dire puntualmente la cosa sbagliata nel contesto sbagliato, distinguendosi per un buongusto che è a metà tra la delicatezza di Cetto La Qualunque e la profondità di Checco Zalone.

“Patente e libretto”. Due siciliani vengono fermati ad un posto di blocco della polizia. “Cosa avete nel portabagagli?”, domanda un agente ai due. “Una calcolatrice”, rispondono. E quando da dentro il cofano spunta una lupara, all’agente esterrefatto spiegano: “Da noi, in Sicilia, i conti così si fanno”.

Ora, la barzelletta per quanto elementare ha indubbiamente i suoi elementi di ironia, ma contestualizziamola. Scena: cerimonia di insediamento del nuovo Capo dello Stato, saloni del Quirinale. Attori: tutte le più alte cariche dello Stato e non, e su tutti, ovviamente, il nuovo Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Nota: il fratello di Mattarella, Piersanti, è stato ucciso 25 anni fa dalla mafia a Palermo. Freddato mentre era in macchina di fronte a casa, con accanto la moglie (ferita) e due figli. Piersanti, l’allora presidente della Regione Sicilia, morì tra le braccia del fratello, quel Sergio di cui Berlusconi è ospite, che ne prenderà quasi inevitabilmente l’eredità politica. Per la cronaca gli spararono. E a scanso di equivoci, Piersanti venne ucciso perché da quando era stato eletto si era rivelato, per certi versi anche inaspettatamente, un acerrimo nemico del malaffare che regnava nell’isola e che si stava proponendo di cambiare.

Andrebbe poi aggiunto che Berlusconi, che nella cerimonia di insediamento di quel Presidente che appena pochi minuti prima, di fronte al Parlamento riunito, nel suo primo discorso ufficiale aveva voluto sottolineare l’importanza della lotta alla mafia, ha trovato la giusta occasione per raccontare la sua freddura, è quello stesso uomo che per anni ha tenuto a stipendio ed in casa lo stalliere Mangano, ed è anche lo stesso uomo su cui a lungo la magistratura ha indagato proprio in virtù dei suoi poco opportuni e chiari rapporti con personaggi in odor di cosa nostra. Come non andrebbe dimenticato che Berlusconi è anche un condannato, che viene giustamente invitato in queste occasioni ufficiali in quanto leader di un partito che ha milioni di elettori e capofila di una significativa fetta di parlamentari, ma che dovrebbe vista la sua condizione sentirsi come fosse sotto esame e non come l’animatore della festa.

“Il talento di Berlusconi per l’inopportuno è proverbiale – scrive Massimo Gramellini su La Stampa -. Riuscirebbe a elogiare il brasato al barolo durante una cena di vegani. Come sempre, ma forse meno di un tempo, l’opinione pubblica si dividerà. Qualcuno ne loderà la freschezza sbadata, la volontà deliberata di calpestare le regole della convenienza e della buona educazione. Qualcun altro, per le stesse ragioni, si indignerà”.

Lo stile di Berlusconi, se così lo si vuol definire, viene da sempre difeso da una fetta che vi trova solo la spontaneità dell’uomo, come se non avere filtri tra quel che si pensa e quel che si dice fosse una qualità. E anche questa volta certo ci sarà un Giornale pronto a difenderlo. Come lo difenderà sull’altra perla di buongusto regalata dal leader di Forza Italia al Quirinale quando, incontrando la già offesa Rosy Bindi, non ha trovato nulla di più simpatico da dire che: “Ha le lacrime (per la commozione ndr), non me l’aspettavo da un uomo, uh pardon, una donna”.

P.S. A Silvio Berlusconi è stato concesso uno sconto di pena di 45 giorni sulla sua condanna da scontare ai servizi sociali. Tornerà libero, come Bruno Vespa ha ricordato a Matteo Renzi nell’ultima puntata di Porta a Porta, l’8 marzo, festa della donna. “Gli è capitata – ha commentato il premier -, notoriamente un appassionato”.