Camorra brucia scienza, già arrostita. Il 50%: sole è pianeta, antibiotici boh

di Riccardo Galli
Pubblicato il 7 Marzo 2013 15:43 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2013 15:43
città della scienza incendio

Incendio nella città della scienza di Napoli (LaPresse)

ROMA – Non brucia solo la città della scienza di Napoli. In Italia la scienza ce la bruciamo comodamente da noi, ogni giorno. Racconta Piero Bianucci su La Stampa che nel nostro Paese un cittadino su due crede che il sole sia un pianeta, più di uno su due (55%) pensa che l’elettrone sia più grande di un atomo e 6 su 10 ignorano la funzione degli antibiotici. La scienza che brucia non è quindi solo quella andata in fumo nei giorni scorsi a Bagnoli, ma è quella che nelle teste degli italiani viene ogni giorno sacrificata, dimenticata, ignorata, omessa, stravolta, insomma arrostita sia a fuoco lento che a fiamma alta.

Premesso che il sole non è un pianeta ma una stella, che la massa di un elettrone è un due millesimo delle particelle che costituiscono i nuclei atomici e gli antibiotici, semplificando, servono ad uccidere i batteri, va detto che i dati riportati da Bianucci sono tratti dall’Annuario Scienza e Società 2013 curato dai sociologi Federico Neresini e Andrea Lorenzet dell’Università di Padova. Uno studio, quello dei sociologi padovani, che unito ad altre pubblicazioni tratteggia un quadro avvilente per la nostra società. Una società che semplicemente e candidamente ignora alcune nozioni fondamentali, e le ignora a tutti i livelli.

Scrive Bianucci: “Apprendiamo così che nel 2012 il livello di competenza scientifica degli italiani è ulteriormente sceso rispetto al 2011 e che non sempre la laurea o gli studi freschi migliorano la situazione: solo il 45% dei laureati e il 30% dei giovani tra i 15 e i 25 anni ha risposto in modo corretto a tutte e tre le domande. Eppure l’esposizione alle informazioni su scienza e tecnologia nell’ultimo anno è aumentata. Cresce il numero di coloro che cercano di aggiornarsi con Internet, programmi tv, riviste scientifiche, ed è incoraggiante il fatto che la divulgazione ritenuta più affidabile sia rappresentata da conferenze tenute direttamente dagli scienziati”.

Un quadro desolante anche in considerazione del fatto che il sole-pianeta, l’elettrone-gigante e l’antibiotico-Carneade sono verosimilmente solo la famigerata punta dell’iceberg che, per chi non lo sapesse, ha la maggior parte di sé nascosta sotto il livello dell’acqua. Sono quindi nient’altro che la manifestazione più visibile di un fenomeno e di una realtà molto più grande. Un quadro desolante non tanto per amor di scienza, si può infatti vivere benissimo senza essere Rita Levi Montalcini, ma l’assoluta ignoranza che i dati dimostrano rispetto persino ad alcune nozioni basilari, ha ripercussioni anche sulla vita di tutti i giorni di chi non fa lo scienziato.

Non è infatti sinonimo di spocchia o classismo ritenere che anche per le decisioni più semplici della vita umana sia consigliata se non necessaria un minimo di conoscenza del mondo. Non è un caso che tutte le democrazie, e non solo loro, abbiano introdotto la scuola dell’obbligo. Una formazione, seppur minima, è infatti una condizione irrinunciabile per la vita. La conoscenza è uno strumento di cui l’uomo dovrebbe disporre per fare le sue scelte, senza la conoscenza non ci sono libere scelte. E non è un caso che la scolarizzazione, la cultura sia da sempre osteggiata storicamente parlando da tiranni e tirannie.

Siamo in Italia giustamente pronti ad indignarci e prendercela con la camorra che forse ha dato fuoco alla città della scienza di Napoli per lucrare sulla zona, dovremmo però essere altrettanto pronti ad indignarci con le nostre teste piene zeppe di nomi di calciatori e veline, di idee preconcette e preconfezionate solitamente da altri, ma completamente all’oscuro e a digiuno di scienza e scienziati.

Sarà poi forse un’analisi anche troppo pessimista ma la scienza e la conoscenza non devono essere date per scontate, vanno al contrario difese a spada tratta. Insegna infatti la storia, almeno a chi vagamente la conosce, che sono queste soggetti, valori e patrimoni che possono essere persi. Basti pensare a cosa accadde circa 1500 anni fa quando la caduta dell’impero romano portò con se nell’oblio tutto un’insieme di conquiste e nozioni che l’uomo impiegò secoli per recuperare. I greci, molto tempo prima di Cristo, sapevano che la terra era rotonda. Quando Leonardo nel XV secolo riscoprì questa verità, fu costretto ad abiurare per non passare da eretico. Purtroppo però, la storia come la scienza, in Italia brucia.