Candidati di Maggio dei Salvini d’Europa: Spitzenkandidat, operazione smonta Ue

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 ottobre 2018 8:47 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2018 10:59
Candidati di Maggio dei Salvini d'Europa: Spitzenkandidat, operazione smonta Ue (foto Ansa)

Candidati di Maggio dei Salvini d’Europa: Spitzenkandidat, operazione smonta Ue (foto Ansa)

BRUXELLES – Come una squadra di calcio a cui manca il centravanti, il finalizzatore che le faccia fare il salto di qualità, al forte ma frammentato fronte sovranista europeo manca e serve ora l’uomo che lo rappresenti alle prossime elezioni. Per questo i vari Salvini, Le Pen ed Orban di tutta Europa sono a caccia del loro Spitzenkandidat, del loro bomber che possa scardinare le difese avversarie. Le difese cioè di quelli che individuano come i loro nemici e come nemici del popolo sovrano: i burocrati di Bruxelles.

Nemici da battere per smontare l’Unione e, magari, rifondarla su basi diverse quasi antitetiche. Che i cosiddetti sovranisti abbiano con Bruxelles e con l’Europa unita un rapporto non semplice è noto. Tutti, da Orban alla Le Pen solo per citarne due tra i più noti, ma lo stesso discorso vale anche per Nigel Farage padre politico della Brexit, sono perfettamente europei quando si tratta di incassare, sia che si tratti di stipendi da europarlamentare che di fondi europei.

Ma tutti sono ipercritici contro l’Unione e soprattutto contro i princìpi che le hanno dato vita. In primis quello della libera circolazione delle merci e soprattutto delle persone. Rapporto ambivalente che non verrà probabilmente ricordato e citato per la sua coerenza ma, al netto di questo, è politicamente chiaro che il suddetto fronte sovranista ha in comune la volontà politica di superare questa Europa.

Una volontà legittima, per quanto non universalmente condivisa e anzi temuta da moltissimi altri europei. Per farlo però le due strade tentate da altri in passato si sono rivelate percorsi troppo accidentati: troppo rischiosa, complessa e costosa la strategia Brexit, cioè la rottura senza se e senza ma, e troppo umiliante la strada tentata invece dalla Grecia finita sotto il gioco della terribile troika. E allora? Allora in questo caso si tenta una terza via che ‘rompa’ gli attuali equilibri. Una terza via che nulla ha a che vedere con Nasser e passa per le elezioni e punta a creare un fronte sovranista – forse maggioritario forse no – direttamente ‘in loco’.

Dentro il Parlamento Europeo. Ecco a cosa serve la faccia da metterci, lo Spitzenkandidat il cui identikit si sta componendo. Serve a combattere con quelli che saranno i candidati del PPE e del PSE ma serve anche a riunire, dietro un nome unico, i vari sovranismi che comune hanno l’avversione a Bruxelles ma hanno allo stesso tempo interessi, caratteri e vocazioni spesso lontani. Non è un caso che Viktor Orban, alleato idolatrato dal nostro vicepremier Matteo Salvini, sia tra quelli che sostiene che l’immigrazione è un problema solo e soltanto dell’Italia e la Le Pen, che ieri ha pranzato col leader leghista parlando probabilmente anche delle prossime elezioni continentali, sia tra quelle che a Ventimiglia metterebbe un muro.

“È una ricerca – raccontano esponenti della Lega a La Stampa – iniziata in silenzio da tempo, prima a livello di gruppi parlamentari a Strasburgo e ora nei colloqui informali che Salvini ha avuto e avrà a margine nei suoi incontri in Europa come ministro dell’Interno”.

Una ricerca difficile che per ora sembra puntare su Jimmie Akesson, il giovane leader dei Democratici Svedesi che alle scorse elezioni politiche ha sfiorato il 18 per cento, facendo tramontare l’esperienza lunga un secolo del governo socialdemocratico. Come nel calcio però non sempre le indiscrezioni di mercato diventano affari così, nella politica, i nomi più citati spesso vengono ‘bruciati’. Nome a parte però la caccia è aperta. Una caccia che punta a rompere le difese dell’Unione dall’interno.