Carlo Tagliata: Mio figlio spara innocente. Padri colpevoli

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 Novembre 2015 15:33 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2015 15:36
Carlo Tagliata: Mio figlio spara innocente. Padri colpevoli

Antonio Tagliata

ROMA – Anche se ormai è quasi la regola non finirò mai di stupirmi. Stupirmi del deserto di umanità che è nel cuore e nell’anima di un genitore che mente al mondo e anche a se stesso sul figlio colpevole. Non è la complicità che stupisce, anzi è umano che un genitore aiuti il figlio/a anche se colpevole. E anche l’omertà, il coprire con il silenzio è nei comportamenti di un padre o di una madre, nei comportamenti nei confronti di una prole assassina senza perdere la propria di umana dignità.

Ma non questo accade, non il padre o la madre che coprono, aiutano la fuga, nascondono, proteggono, non testimoniano…No, accade di molto di più, accade che un padre giustifica il figlio assassino, inventa circostanze e parole per ridurre a piccolo, trascurabile incidente, inessenziale particolare la vita (forse due) che il suo figlio ha stroncato a pistolettate. Per ridurre i morti, le vittime, i morti ammazzati da suo figlio a pezzi di fanalino ammaccati dopo un tamponamento occorre avere, nutrire, coltivare una speciale dote e dose di inumanità.

Carlo Tagliata, padre di Antonio che ha sparato e ucciso la madre della sua ragazza e ridotto in fin di vita il padre, eccolo: “Mio figlio, un gigante buono, uno schiavo di quella là…che era stata anche abusata da piccola…E’ lei che gli ha detto spara, mio figlio non farebbe male a nessuno, lo chiamano il gigante buono, è un bravissimo ragazzo, magari un po’ fragile…”.

Carlo Tagliata di suo figlio che va nella casa dove sparerà con una pistola dalla matricola abrasa, tre caricatori e una novantina di proiettili questo sa dire di suo figlio: un angelo traviato dalla mala femmina, un automa nelle sue mani, uno che trova armi e proiettili e ci va a sparare e a uccidere…a sua insaputa.

Vette, guglie, pinnacoli di irresponsabilità in quel che dice questo padre. Totale abdicazione dalla misura del dire e del pensare. Disprezzo, sì disprezzo totale nei confronti del resto dell’umano e degli umani che non siano la propria prole e famiglia. E attitudine all’inverosimile, dedizione, culto del vittimismo. Vittimismo che è una forma, e neanche piccola, di violenza verso il prossimo.

Nel caso dei Tagliata è già dramma, sangue, morti. Ma il pensare di Carlo Tagliata non viene da Marte. Su scala microscopica segnali profondi, segni marcati della stessa cultura sono anche nella cronaca per nulla nera. Quei genitori che si sono schierati con i figli che fabbricavano e diffondevano video per prendere per in fondelli gli insegnanti. Dal dileggio dei prof fatto hobby e diritto non si arriva certo a delinquere, tanto meno a sparare. Però una cosa comune c’è nelle due vicende, nel dramma e nella commedia sono sempre quei padri, i padri i veri e i primi colpevoli.