Carrione, l’argine crollato era farcito al polistirolo

di Riccardo Galli
Pubblicato il 10 novembre 2014 10:50 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 11:29
L'argine del fiume Carrione

L’argine del fiume Carrione (foto Ansa)

CARRARA – Era anche di polistirolo. L’argine del Carrione, il torrente che poco meno di una settimana fa con la sua esondazione ha messo in ginocchio un’intera cittadina, era fatto anche di polistirolo. Non molto differente da quello usato per imprigionare i giochi dei bambini e che, come quello, appena toccato si sfalda in mille, odiose, palline.

Sembra una battuta ma è, al contrario, semplicemente pura cronaca. Come ha raccontato e mostrato l’inviato di RaiNews Paolo Poggio, l’argine da poco tirato su per contenere il suddetto Carrione e che sotto la forza delle acque di questo ha ceduto, era fatto in parte di polistirolo.

“L’uso del polistirolo è ammesso ma è meno usato rispetto ad altre tecniche di costruzione – spiega Gianfranco Becciu, docente di costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano al Corriere della Sera – perché si tratta di un materiale, se pur più facile da utilizzare e meno caro, è più fragile rispetto a plastiche e particolari materiali in metallo e dunque poco adatto a resistere a tensioni anche molto piccole. In caso di errore di progettazione si potrebbe dunque rompere, quindi a mio avviso meglio non esagerare”.

La senatrice pentastellata Sara Paglini, dopo aver postato un video-denuncia su Facebook, è pronta a portare la questione in Parlamento anche se, come ha spiegato l’esperto, per quanto singolare e paradossale possa apparire l’uso del polistirolo per costruire un argine o simili è una pratica lecita, per quanto forse non la migliore.

Il punto quindi, nonostante lo stupore immediato suscitato in qualsiasi profano dalle immagini di RaiNews dove si vede l’inviato che con una mano stacca agevolmente ampi pezzi di quel muro che avrebbe dovuto proteggere le case, è piuttosto quanto ne è stato usato e come è stato usato.

“E’ più probabile – spiega ancora Becciu – che il cedimento sia stato provocato da un cattivo ancoraggio alla base della barriera, e forse da un errore di dimensionamento di questo argine”.

E probabilmente, anche senza essere dei tecnici, come logica ed esperienza insegnano, quando una struttura come quella di un argine cede, le cause sono il più delle volte molteplici. Nel senso che è difficile individuare un unico colpevole. E’ verosimile ad esempio che nel caso di Carrara un errore di progettazione si sia sommato ad una scelta non saggia dei materiali e su questi abbiano pesato le pessime condizioni dell’alveo del corso d’acqua.

Conoscendo però il nostro Paese bastano un paio di parole dell’esperto di turno a far accendere la spia dell’allarme e del malpensiero nelle teste di molti: “il polistirolo è meno caro”. Come la sabbia di mare nel cemento usata a L’Aquila per dire.

Servirà una perizia ora per stabilire come e perché quell’argine su cui Carrara faceva affidamento non abbia retto. Ma è certo che il sospetto che sia stato tirato su con tanto, e forse troppo polistirolo per contenere i costi e magari ‘dirottare’ i fondi, è difficile da ricacciare indietro e da scartare come priva di qualsiasi fondamento a priori.

“Un’ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione – chiosa Becciu – perché non credo si possa essere così incompetenti da alleggerire barriere che pur hanno bisogno di dilatazione come un argine”. Speriamo.