Castelnuovo di Porto: i bambini portati via da scuola

di Riccardo Galli
Pubblicato il 23 gennaio 2019 11:55 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2019 11:55
Castelnuovo di Porto: lo sgombero dei migranti dal Cara

Castelnuovo di Porto: lo sgombero dei migranti (foto Ansa)

ROMA – I bambini tolti, portati via dalle scuole. Separati dai compagni dell’asilo, dalle classi delle elementari e dai professori delle medie. Immaginate questo. Visualizzate questo. Chi non ha figli e soprattutto chi ne ha, perché questo è quello che è accaduto e sta accadendo ad una manciata di chilometri dalla capitale di un paese democratico, nel cuore di una delle prime dieci economie del Pianeta. Perché questo, sotto il velo e la scarsa concretezza delle polemiche politiche, è quel che succede a Castelnuovo di Porto.

Lo sgombero, o il trasferimento degli inquilini del Cara è cominciato ieri mattina e prosegue oggi come continuerà domani. Dei 500 e passa ospiti la maggior parte verranno trasferiti in altre strutture sparse per l’Italia e tenute sostanzialmente nascoste all’opinione pubblica, e soprattutto non comunicate agli interessati. Non andranno nella Cortina evocata dal ministro dell’Interno nonché vicepremier Matteo Salvini: “Tutti gli ospiti che erano dentro e che hanno diritto saranno trasferiti con altrettanta generosità, perché se sei qui a chiedere asilo politico, non puoi pretendere di andare a Cortina”.

E con tutto l’amore per Castelnuovo, il piccolo comune non è esattamente Cortina. E anche se poi non è vero che tutti quelli che avrebbero diritto saranno trasferiti. Una ventina di titolari di quella che era la protezione umanitaria, un diritto riconosciuto a livello internazionale ma disconosciuto da questo governo, sono infatti finiti a dormire a Roma. Alla stazione. Ma il punto non è questo come non lo sono i gruppi: uomini, donne e bambini, in cui sono stati divisi sostanzialmente all’improvviso gli ospiti del Cara e che ricordano le divisioni degli ebrei e degli zingari di quasi un secolo fa.

Il punto è invece un’immagine, un gesto dal peso enorme: portare via i bambini dalle scuole, dalla loro quotidianità e da un percorso che, seppur fatto tra mille immaginabili difficoltà, è un percorso che porta all’integrazione e alla civiltà. Sostanzialmente l’unico. E’ vero, e su questo ha persino ragione Salvini, che l’accoglienza in Italia è gestita malissimo. Poche le possibilità per chi arriva e chiede una forma di asilo di imparare la lingua o un mestiere, poche anzi pochissime le possibilità di trovare un lavoro, figuriamoci regolare, per chi è in attesa di un riconoscimento e situazione che crea, con le difficoltà d’integrazione, attriti con la società circostante. Se c’è però una strada, e questo quel Salvini che in ogni occasione non smette di ripetere ‘lo dico da padre’, per l’integrazione, per diventare comunità, questa è la scuola.

Li vediamo questi bambini che, probabilmente di colore, si ritrovano in una scuola dove tutti parlano un’altra lingua e hanno giochi e possibilità che loro, abitanti del Cara, nemmeno osano sognare. Andando a scuola ogni giorno però, e con l’aiuto delle maestre, piano piano superano la diffidenza e la paura, si fanno degli amici, cominciano a parlare italiano. E insieme a loro, i genitori, perché i genitori normali vogliono il bene dei loro figli, faranno altrettanto spinti dalla molla che ci anima dalla notte dei tempi di un futuro migliore. Ora pensate ad un banco che, all’improvviso, da un giorno all’altro rimane con un posto vuoto. Karim, Fatima ma anche, perché no, Marco e Maria non ci sono più.

Non si sa dove sono andati. Non verranno alla festa di compleanno di sabato e non ci saranno al compito in classe di lunedì. Perché? La spiegazione del ministro: “Se hai diritto rimani, altrimenti cominciano le pratiche perché tu torni da dove sei arrivato. Useremo i soldi risparmiati per aiutare gli italiani o chiunque abbia bisogno”, non convincerà i tanti compagni di classe. Ai loro perché dovranno rispondere i genitori e dovranno spiegare perché quella cosa che gli insegnano essere non importante ma fondamentale quale la scuola e l’istruzione sono un diritto, ma non per tutti.

Lo dice “da padre” ma i bambini tolti dalla scuola! I bambini tolti dalla scuola…padre di chi? Di quei bambini no di certo. Ma il ministro Salvini fa il ministro e lo fa come meglio crede.

Sono gli altri milioni di padri e madri italiani, che pensano, che provano, che sanno, che vogliono? I bambini tolti da scuola in una notte, ieri c’erano, oggi non più, via, tolti. Padri e madri, una guardata allo specchio a se stessi pensandoci sopra un poco? E, se sì, cosa davvero vedono nello specchio quei genitori, quei padri e quelle madri? O un’alzata di spalle, uno sbuffo? Uno sbuffo di noia per i bambini stranieri tolti da scuola? O ancora una soddisfazione, una condivisione, un’approvazione, quasi una festa per quei 5/6 milioni di euro risparmiati (dice il ministro) dagli italiani anche togliendo i bambini da scuola? In questo caso non resta per loro che il vecchio e caloroso augurio: quei soldi tutti in medicine!