Cgil San Giovanni: 200mila, no milione. Gonfiare, barare: viziaccio trasversale

di Riccardo Galli
Pubblicato il 31 ottobre 2014 17:03 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2014 17:28
La manifestazione Cgil a Piazza San Giovanni a Roma (Ansa)

La manifestazione Cgil a Piazza San Giovanni a Roma (Ansa)

ROMA – Lo sciopero dei metalmeccanici Fiom è appena stato indetto per il 21 novembre prossimo e, in quella data, a Napoli e Milano ci saranno due manifestazioni. Già tre settimane prima sappiamo però quante saranno le persone che sfileranno: esattamente quelle che saranno decise, decise e non contate, nelle dichiarazioni di Maurizio Landini, nei titoli di Enrico Mentana, nella prima pagina di Ezio Mauro… Andrà proprio così, le scommesse sono aperte. Ma non scommettete contro, perdereste.

Perché è già andata così: alla manifestazione della Cgil a Piazza San Giovanni a Roma, all’ultima mobilitazione indetta dalla Cgil hanno risposto secondo tutta la stampa nazionale un milione di persone. Esattamente quanto gli organizzatori e la stampa nazionale avevano detto nei giorni e settimane precedenti. un milione, peccato non fosse vero. Erano la rispettabilissima cifra e quantità di circa 200 mila persone. Tante, proprio tante da portare in piazza davvero. Duecentomila veri sono una manifestazione riuscita. Ma un milione sono, documenti e foto e calcoli alla mano, una bugia. Una bugia pigra, un malvezzo, una brutta e cara e vecchia abitudine di barare al rialzo.

Non scommettete contro la previsione che la stampa annuncerà con la Fiom in piazza esattamente quanti la Fiom e la stampa avranno comunicato e deciso per prima della piazza. Perdereste, perché va da sempre così. Sono decenni che il fanfaronismo italiano moltiplica spesso per dieci, mai per meno di tre, il numero della gente che effettivamente c’è alle manifestazioni. Lo faceva il Pdl di Berlusconi, lo faceva Rifondazione Comunista, lo fanno quelli della Lega Nord, lo fanno i No Tav, lo fanno i Comitati per la Vita. Lo fanno tutti.

E tutti accettano la moltiplicazione dei manifestanti. Si accetta la moltiplicazione per tre, cinque, dieci un po’ per pigrizia e un po’ per incompetenza. Nessuno si prende la briga di calcolare davvero e, alla lunga, nessuno sa più calcolare davvero. L’informazione più “fina” offre le due versioni: gli organizzatori dicono cento, la Questura venti, fate un po’ voi. Ma dal palco c’è sempre qualcuno che grida: siamo 500mila, oppure un milione. Ormai è un ruolo fisso e il telegiornale puntuale registra. Perché l’intero apparato della vita pubblica italiana senta il bisogno di gonfiare le cifre del reale come si gonfia una zampogna di aria è domanda più grande di queste poche righe.

Quante saranno davvero le persone che manifesteranno il prossimo mese non interessa in realtà quasi a nessuno e quasi nessuno davvero le conterà. Quello che conta, in quello strano mondo che è il circo mediatico italiano, non sono i numeri veri, ma quelli annunciati, urlati e quasi sempre assolutamente privi di fondamento. Colpa di chi li propaganda, certo, ma anche di chi quella propaganda interpreta come notizia e come tali le pubblica.

“Siamo un milione”, ha scandito dal palco Susanna Camusso nella manifestazione della scorsa settimana. E “saremo un milione”, aveva presagito giorni prima. Magia, assolutamente no. Come lei in mille altre occasioni altri leader, sindacali come politici, hanno sparato unj numero tondo.

Al massimo 176 mila – scrive il Corriere della Sera riprendendo i dati della trasmissione DiMartedì – Mappe e calcolatrici alla mano: la piazza di San Giovanni misura 42mila metri quadri; stimando una densità di tre persone per metro quadro, si arriva a 126mila partecipanti; considerando altri 50mila nelle via adiacenti si arriva a 176mila”. Lontanucci dal milione…

E’ evidente che anche il metodo utilizzato dalla trasmissione del La7 avrà un margine di errore, nonostante questo però sembra attendibile. O almeno fornisce un criterio per capire come a quella cifra si sia giunti.

Ma che a San Giovanni c’erano sì e no 200mila persone non lo saprà quasi mai nessuno. Ogni manifestazione che si celebra in Italia, di destra come di sinistra, di rivendicazione sindacale piuttosto che per l’orgoglio gay, viene raccontata con delle cifre, per lo più prese per buone da tutti, sparate senza apparente criterio.

La Camusso, ma il suo caso è in questione solo perché ultimo in ordine di tempo, ha forse spiegato come è arrivata a dire che a San Giovanni c’erano un milione di persone? La stampa, tranne rare eccezioni, si è premurata di verificare il “milione di persone”? Domande ovviamente retoriche.

In Italia chi per qualche insondabile motivo vuol sapere quante persone partecipano ad una manifestazione è costretto a fare una sorte di valutazione da mercato. E cioè prendere la cifra annunciata come certa dal leader di turno da una parte, quella comunicata dalla questura, e trovare il punto medio tra le due sapendo che il leader di solito la spara e la questura magari arrotonda per difetto.

Ma che male ci sarebbe a dire semplicemente la verità? Sono forse 176mila persone in una piazza poche? Assolutamente no, almeno nel mondo reale. Però nell’Italia fanfarona se le manifestazioni che non raggiungono almeno quota mezzo milione (nella fantasia) sono come fossero andate andate deserte. E poi, avete presente cosa vuol dire un milione vero di persone? Tante per stare a Roma sono 15 stadio Olimpico tutti pieni che si svuotano tutti insieme. Roba che non ci sarebbe un punto della città che non ne verrebbe investito. Tanto per stare ala storia e alla realtà un milione di persone è la dimensione reale dei funerali di Enrico Berlinguer. Basterebbe il buon senso senza nemmeno scomodare mappe e calcolatrici. Gli abitanti di Roma infatti, all’interno del raccordo anulare, sono tra i 2 e i 3 milioni, potrebbe forse più di un terzo della popolazione di Roma entrare in una singola piazza? No, ma a chi importa?