Riccardo Galli

Chapecoense, come ci si salva in aereo che precipita: non alzarsi, valigie…

Chapecoense, come ci si salva in aereo che precipita: non alzarsi, valige...

Chapecoense, come ci si salva in aereo che precipita: non alzarsi, valige… (foto Ansa)

MEDELLIN – Restare al proprio posto, tenere le cinture allacciate e rannicchiarsi nella famigerata posizione d’impatto. Consigli che nessuno o quasi ascolta quando, prima di un decollo, gli assistenti di volo ripetono come uno stanco mantra le procedure da seguire in caso d’emergenza. Indicazioni che non vengono solitamente degnate di grande attenzione anche perché, e difficile è sostenere il contrario, in caso di incidente aereo le possibilità di uscirne vivi sono minime. Consigli che però possono salvare la vita, perché se le possibilità sono minime, comunque esistono.

“Sono sopravvissuto perché ho seguito i protocolli di sicurezza. Di fronte a quel che accadeva, molti si sono alzati dai seggiolini e hanno cominciato a gridare. Io ho messo le valigie in mezzo alle gambe per formare la posizione fetale che si raccomanda negli incidenti”, ha raccontato Erwin Turin, tecnico di volo boliviano sopravvissuto al disastro aereo che ha cancellato la squadra di calcio brasiliana Chapecoense. Una tratta troppo lunga per quel modello di aereo, oltre il limite della sua autonomia di volo. Per questo, per aver volato troppo e per aver finito il carburante, oltre che per l’insorgere di problemi elettrici, è precipitato l’aereo che portava la squadra brasiliana verso la finale dell’equivalente sudamericana dell’Europa League. Tra i 77 che erano a bordo nessuno o quasi si è salvato. I superstiti si contano sulle dita delle mani, ma ci sono.

E allora perché 6 persone su 77 ce l’hanno fatta? Solo e soltanto fortuna? E’ evidente che nel caso del volo LaMia 2933, come in qualsiasi incidente aereo, la componente sorte giochi e abbia giocato un ruolo fondamentale. Per uscire vivi da una situazione del genere non si può fare a meno della fortuna e della buona sorte, ma come insegna anche la saggezza popolare, anche questa può essere aiutata. E può essere aiutata in primis mettendo in atto quegli ‘sciocchi’ consigli che hanno dato gli assistenti di volo. Innanzitutto dunque restare seduti al proprio posto con le cinture allacciate. E poi mettere la valigie in mezzo alle gambe, rannicchiarsi cercando di proteggere il più possibile la testa e, soprattutto, non lasciarsi prendere dal panico.

Dire o scrivere di non lasciarsi perdere dal panico comodamente seduti davanti ad un computer è però semplice, sin troppo. Altra e diversissima cosa deve essere mantenere la lucidità e il sangue freddo quando si è protagonisti di un incidente aereo. Quando a diversi chilometri di altezza si spengono le luci e i motori smettono di funzionare, quando si comincia a scendere in un modo che si era visto solo nei film e quando il pilota comunica che tenterà un disperato atterraggio d’emergenza. Il panico è comprensibilmente di casa. Ma nella frase che si pensa i comandanti possano dire in un simile frangente, e cioè “prepararsi all’impatto”, c’è il germe della speranza. Come dimostra il caso di Turin, l’essersi davvero preparato all’urto lo ha salvato. O almeno lo ha messo nelle condizioni di salvarsi. Cosa che non è accaduta a chi era in piedi.

Oltre a Turin, gli altri 5 sopravvissuti sono la hostess Ximena Suarez, che ha raccontato: “Le luci si sono spente poco prima dell’impatto. Non mi ricordo altro”: l’assistente di volo ha riportato la frattura alla tibia e al perone della gamba destra. E poi i giocatori Alan Ruschel, Jackson Follmann e Helio Neto, rinvenuto sotto i rottami dell’aereo. Ruschel, 27 anni, è arrivato in condizioni gravissime all’ospedale San Juan de Dios, con traumi multipli, una frattura della decima vertebra e una lesione spinale. Ai soccorritori avrebbe sussurrato: “La mia famiglia, i miei amici, dove sono?”. Helio Hermito Zampier, Neto, ultimo sopravvissuto trovato nei resti dell’aereo, è stato tratto in salvo dal capitano del corpo dei pompieri del Perù, Teobaldo Garay, che era in visita in Colombia . “Mi sono preso cura della testa e del collo, visto che il paziente aveva subito un grave trauma cranico e in stato quasi di incoscienza”, ha spiegato Garay, sottolineando che il giocatore è stato trovato con addosso i documenti sotto la fusoliera. Jackson Follman, portiere, 24 anni, è ricoverato in gravi condizioni in un ospedale di Medellin, dove gli è stata amputata la gamba destra e rischia l’amputazione anche della sinistra. A bordo del volo precipitato c’erano anche 22 giornalisti. L’unico sopravvissuto, attualmente in prognosi riservata, è un cronista di Radio Oeste Capital, Rafael Henzel Valmorbida.

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