Consiglieri, i “mejo” trucchi: finta assunzione, residenza lontana…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 17 settembre 2012 13:44 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2012 13:45
Franco Fiorito

Franco Fiorito (foto Ansa)

ROMA – Finanziamenti, rimborsi, fondi per i gruppi e per la presidenza e, dulcis in fundo, la “manovra d’aula”, quella che destina una quota di svariati milioni a disposizione dei consiglieri comunali. Fin qui le soluzioni, cinque, “regolari”, a cui vanno aggiunte quelle più fantasiose, come farsi assumere da un amico dopo esser stati eletti o prendere la residenza lontano da Roma.

E’ questo il campionario che ogni eletto dal popolo “sul territorio” ha a disposizione per arricchirsi o almeno per spendere e spandere alla grande fino a che dura. Parola di Umberto Croppi, ex assessore della giunta Alemanno, uno che di queste cose se ne intende anche perché, come lui stesso racconta, è stato cacciato dal sindaco capitolino proprio perché troppo spesso si scontrava su questi temi con i consiglieri.

Le cronache recenti e non ci hanno illustrato come lo “schema Croppi” valga su scala nazionale come locale, Regione che vai, Lazio che trovi… Le cinque soluzioni sono praticate, in misura e modalità diverse tra loro, anche da partiti diversi tra loro. Qualcuno mette in tasca e spande, altri spandono solo ma quasi sempre, anzi sempre il denaro pubblico è denaro di “nessuno” e quindi quando passa per le mani dei politici non c’è controllo. Al loro “buon cuore” se non lo buttano, alla loro coscienza se non lo intascano.

Lega ed ex Margherita hanno legato le loro recenti disavventure finanziarie ai finanziamenti pubblici, pardon rimborsi elettorali. Il Pdl laziale con la vicenda Fiorito si è invece impantanato nell’allegra gestione dei fondi assegnati ai gruppi ma dal capogruppo gestiti. Ma il genio nostrano, l’inventiva italica si rivela più che altro nei sistemi alternativi.

Come Croppi ha illustrato in un’intervista su Repubblica, di modi per far soldi i politici disonesti ne hanno a disposizione diversi quasi regolari. Evidentemente però, non sono sufficienti.

“Prendere la residenza lontano da Roma, per presentare rimborsi chilometrici per gli spostamenti. Oppure, facendosi assumere da qualcuno, dopo essere stati eletti, anche con stipendi esorbitanti, approfittando del fatto che gli enti locali rimborsano il datore di lavoro per le ore che un dipendente impiega per il proprio compito istituzionale. Per quest’ultima ‘pratica’ sono stati rinviati a giudizio 13 consiglieri provinciale della scorsa legislatura, alcuni dei quali sono stati ‘promossi’ consiglieri regionali”.

Questi i due escamotage più gettonati secondo l’ex assessore. Se lo stipendio da consigliere regionale, provinciale o quel che sia è troppo basso, se rimborsi, fondi e benefit non gonfiano il portafogli del politico disonesto la soluzione più facile è quella di mettere la residenza nella casa che si ha magari lontano dalla città in cui si lavora. La regione Lazio, ad esempio, rimborsa i chilometri che i suoi consiglieri son costretti a percorrere per recarsi in ufficio. Gentili. E se si abita lontano anche munifici. Ma la soluzione migliore, per chi vuol strafare, è quella di farsi assumere dopo essere stato eletto.

Il trucco è semplice: si trova un amico, anche piccolo imprenditore, che ti assume, meglio se con uno stipendio molto alto. Per far cosa non è importante, l’unica cosa che conta è il contratto. Una volta creato questo rapporto di lavoro il gioco è fatto, a pagare lo stipendio non sarà infatti l’amico imprenditore, ma i contribuenti e così, l’imprenditore e il politico, potranno allegramente spartirsi lo stipendio. Un gioco da ragazzi.

Le generalizzazioni sono ovviamente sbagliate, non tutti rubano ed esistono anche politici onesti ma, se come racconta il Corriere della Sera su 17 gruppi consiliari della regione Lazio, solo 3 hanno reso pubblici i propri bilanci, il sospetto che l’eccezione possa farsi abitudine diviene legittimo.

Tra quei pochi “folli” che il bilancio hanno reso pubblico, il Pd. Ma anche all’interno dei democratici si riconosce che i soldi dati ai partiti sono troppi e con troppi pochi controlli su come vengono gestiti e spesi. Anche il Pd allinea conti e fatture per ristoranti ed hotel dove il confine tra la ricreazione e la riunione è troppo sottile.

“Un primo meccanismo di controllo è interno al gruppo. Poi, una commissione dell’ufficio di presidenza valuta e valida le pezze di appoggio. Quindi, i funzionari regionali esercitano un controllo amministrativo. Se uno spende 30 mila euro per una cena da qualche decina di persone, quella fattura l’hanno vista in molti che avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme”. Tante, troppe persone secondo Croppi ruotano attorno ai soldi pubblici spesi per fini privati. Talmente tante che non è pensabile che ci sia un solo colpevole che ha fregato tutti gli altri.

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