Colpa del derby e degli elettori ladri. Alemanno e Grillo i “non ce vonno stà”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 28 Maggio 2013 - 13:52 OLTRE 6 MESI FA

Beppe Grillo inaugura la campagna elettorale della lista movimento 5 stelleROMA – I colpevoli sono tre e sono noti: il derby di coppa Italia, i giornali servi dei padroni e gli elettori ladri. Il primo è il maggior responsabile della sconfitta di Gianni Alemanno a Roma: “Ho sottovalutato il derby. È stato un trauma impressionante per la città e non abbiamo ben valutato il tifo calcistico, che ha bloccato 200 mila persone”. Parole sue, dell’unico sindaco che alle elezioni di secondo mandato ha raccolto niente meno che il 30% dei voti espressi e il 15% dei consensi di tutto il corpo elettorale. In effetti a farsi dire di no dal 70% o dallo 85% dei romani a seconda di come conti non c’era riuscito nessuno prima di Alemanno e forse mai nessuno ci riuscirà ancora. Deve essere proprio colpa del derby, detto anche l’oppio dell’urna.

I secondi, i giornali e la televisione, ma soprattutto gli elettori ladri o almeno complici che sanno quel che fanno mentre fanno il palo ai partiti ladri, sono quelli che hanno affossato il MoVimento 5 Stelle: i giornali mentendo e non dando spazio ai grillini, e gli elettori perché “ingrati” e, in sostanza, conniventi con i “ladri” che ci governano. Beppe Grillo gli elettori li ha presi di petto sul blog, ha tenuto a precisare che non sono stati ingannati o illusi. Tutt’altro, a giudizio esplicito di Beppe Grillo chi non ha votato M5S ha volutamente, scientemente, consapevolmente votato per il peggio sperando di ricavarne vantaggio e protezione. Su questo elettorato peccatore secondo Grillo calerà la punizione dello “autunno freddo”, quello in cui tutti pagheranno con nuova miseria e disoccupazione più altre piaghe più o meno bibliche.

Mea culpa no? Nelle analisi dei due principali sconfitti di questo primo turno di amministrative, il Pdl e il M5S, l’autocritica sembra non essere di casa. Il padre padrone del MoVimento, Beppe Grillo, ammette di aver fatto qualche errore: “Il M5S ha commesso errori, chissà quanti, ma è stato l’unico a restituire 42 milioni di euro allo Stato”. E soprattutto, la responsabilità della batosta elettorale, non è di questi errori ma degli italiani che non sono persone che “hanno sbagliato per consuetudine o per dabbenaggine, ma persone pienamente responsabili della loro scelta. – e aggiunge Grillo – Capisco chi ha votato, convinto, per il condannato in secondo grado per evasione fiscale e chi ha dato la sua preferenza ai responsabili del disastro dell’Ilva, del Monte Paschi che hanno come testimonial il prescritto Penati. Capisco chi ha mantenuto la barra dritta e premiato i partiti che succhiano i finanziamenti pubblici e non chi li ha restituiti allo Stato. Vi capisco. Il vostro voto è stato pesato, meditato”.

Posizione ampiamente condivisa all’interno dei 5 Stelle, dove l’irriconoscenza degli elettori viene rivendicata come principio dei mali del MoVimento. Michele Pinassi, il candidato sindaco dei grillini a Siena, non ha preso bene la sconfitta: “Che schifo. Speravamo in un minimo di riconoscenza. Invece niente. Neppure un grazie. Invece del nostro riscatto morale preferiscono le loro rendite di posizione, garantite dal sistema del Monte dei Paschi”.

Da Roma arriva invece la spiegazione del candidato sindaco Marcello De Vito. E, almeno nella capitale, più che gli elettori i veri responsabili sembrano essere i giornali e i media, rei di non aver dato voce e spazio, oltre che di non aver compreso le qualità del messaggio grillino, e con questo loro atteggiamento hanno causato l’allontanamento degli elettori dal MoVimento. Ma non erano tra l’altro i grillini quelli della linea “non si parla con i giornalisti” e “non si va ai talk show”?.

Sempre a Roma l’altro sconfitto, il sindaco uscente Gianni Alemanno, che seppur approdato al ballottaggio si è ritrovato con un distacco che mai si sarebbe immaginato, oltre i 12 punti percentuali, punta invece il dito contro il derby di Coppa Italia Roma-Lazio giocato nella domenica elettorale. “Per la tipologia delle candidature – ha spiegato Alemanno – quella di Marino è più lontana dallo stadio”. Sottolineando come la decisione di giocare sia stata presa da “prefetto, questore e Lega calcio”.

Pidiellini e grillini così lontani e che si ritrovano così vicini nella sconfitta, accomunati da quella condizione che proprio a Roma si riassume nella formula del “nun ce vonno stà”, cioè non vogliono stare alla sconfitta. E allora via libera alla caccia ai colpevoli, per quanto improbabili, senza ammettere quello che è il dato più ovvio: quando si perde le responsabilità sono di chi ha perso. Più che il derby Alemanno dovrebbe chiedersi forse come mai cinque romani su sei, considerando anche gli astenuti, o due su tre senza questi ultimi, non lo abbiano votato. Eppure storicamente i sindaci uscenti, almeno a Roma, tendono a vincere “facilmente” e a conquistare il secondo mandato.

Così come i grillini, cosa che fa la base ma molto meno i “cittadini”, dovrebbe cercare nella condotta di questi ultimi tre mesi le cause della contrazione del loro elettorato. Il voto di protesta, il “vaffa”, lo si esprime e lo si formula una volta o giù di lì. Se a questo segue il nulla, evapora. Questa, verosimilmente, suona come la spiegazione più plausibile della disfatta grillina. Altro che giornali bugiardi, elettori ingrati o scarso radicamento sul territorio.

“Nun ce vonno stà”. Ma in fondo è questo un abito piuttosto diffuso nel nostro Paese.