Docenti a 300 mila euro, ci sono… nelle scuole per i dirigenti pubblici

di Riccardo Galli
Pubblicato il 26 Marzo 2014 13:59 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2014 14:00

ROMA – Gli insegnanti italiani guadagnano poco, troppo poco. Antico mantra che puntualmente riecheggia nelle proteste di professori e maestri ogni volta che il tema scuola torna all’ordine del giorno. Un antico mantra cui però va aggiunta una postilla: sì, ma non tutti. Ci sono infatti, in Italia, insegnanti che guadagnano oltre 300mila euro l’anno. E magari facendo dell’insegnamento il loro secondo lavoro. Menti eccelse, i migliori della Pubblica Istruzione? Assolutamente no. Alti burocrati che grazie alle scuole di formazione per i dirigenti pubblici portano a casa stipendi astronomici. E non solo se confrontati con le retribuzioni degli insegnanti di matematica ed italiano di tutta Italia.

Fabrizio Forquet sul sole 24 Ore scrive:

“Non è dato sapere quante ore abbiano dedicato all’insegnamento, ma di certo saranno state molto dense di informazioni per gli studenti. Tanto dense da meritare stipendi fino a 300mila euro all’anno. A tanto ammontano, infatti, le retribuzioni garantite dalla Scuola di formazione del Mef e dalla Scuola superiore della Pa a dirigenti ministeriali di lungo corso, come – per citarne alcuni – Francesco Tomasone, Vincenzo Fortunato, Giuseppe Nerio Carugno, Marco Pinto. Tutti alti burocrati dalle tante relazioni e dagli infiniti incarichi. Tutti accomunati da questa passionaccia per l’insegnamento. Ovviamente molto ben retribuita. È davanti a cifre come queste che si capisce come, nell’affrontare il tema delle retribuzioni ai vertici della Pa, è fondamentale innanzitutto conoscere i numeri. Tutti i numeri. Ci si accorge allora che gli abusi più insopportabili, e soprattutto onerosi per le finanze pubbliche, vanno ben al di là di quella ventina di incarichi apicali che sono sotto i riflettori dei media. Quello delle scuole è un caso limite, giustamente sollevato da un articolo del Fatto Quotidiano di qualche giorno fa sulla scuola del Mef, e rilanciato dall’inchiesta di Mariolina Sesto sul Sole 24 Ore di oggi. Una vera vergogna nazionale per la quale tutti i dirigenti coinvolti dovrebbero chiedere scusa al Paese. È stato, ed è ancora, un vero e proprio saccheggio di risorse pubbliche, perpetuato nell’arroganza del potere e nell’opacità del sistema”.

E scorrendo tutti i numeri che il Sole 24 Ore cita e pubblica, anche l’infelice uscita dell’amministratore delegato delle ferrovie Mauro Moretti appare meno urticante. Moretti come è noto guadagna infatti una montagna di denaro ma, a prescindere dai risultati raggiunti, è abbastanza certo che dedichi buona parte delle sua giornata al suo lavoro. I super insegnanti invece, spesso se non sempre, all’insegnamento dedicano se non i ritagli di tempo almeno la mano sinistra. Tutti o quasi titolari infatti di qualche altro incarico, da cui ovviamente percepiscono altro e lauto reddito.

“Ex capi di gabinetto di superministeri – racconta la Sesto sempre sul Sole – che adesso insegnano i regimi speciali Iva piuttosto che la responsabilità nel pubblico impiego. E guadagnano fino a oltre 300mila euro annui, che cumulano ai loro già lauti stipendi. Scuole che tante volte si è tentato di accorpare ma senza risultati. A tutt’oggi sono ancora cinque: la Scuola superiore di economia e finanze, la Scuola superiore della pubblica amministrazione, quella dell’amministrazione locale, quella dell’Interno e l’istituto diplomatico Mario Toscano. Strutture simili che moltiplicano per cinque spese di funzionamento, stipendi per i docenti e per i dirigenti e magari anche affitti d’oro per le sedi”.

Ma chi sono questi super insegnanti che guadagno quanto e più della somma di tutte le retribuzioni di un piccolo liceo. Alcuni, certo, sono persone preparate e competenti, anche se comunque sovra pagate, ma non tutti. Tra di loro si annidano anche nomi che fanno a dir poco storcere la bocca. E tra quelli citati dal Sole l’esempio più lampante è Marco Milanese. Quello di Tremonti, dell’appartamento in centro a Roma e delle inchieste, tanto per dire. Il buon Milanese, che insegna presso il dipartimento di Scienze Tributarie (e non è un refuso), porta a casa 194 mila euro l’anno, solo per questo incarico. Anzi portava, almeno sino a pochi mesi fa, il suo stipendio nel dicembre scorso è infatti stato tagliato ed ora, per insegnare, percepisce poco più di 97 mila euro annui.

Milanese è solo uno dei tanti, e nemmeno di quelli che guadagnano di più, forse solo il più noto alle cronache suo malgrado. In vetta alla classifica dei professori meglio retribuiti c’è invece l’ex capo di gabinetto del ministero delle Finanze sotto Giulio Tremonti, Mario Monti e Vittorio Grilli, Vincenzo Fortunato. La Scuola legata al ministero del Tesoro, che altro nome per le Finanze, gli stacca ogni anno un assegno da 301mila euro, vicino a quel tetto di 311mila euro che è la retribuzione del primo presidente della Cassazione. Fortunato, in qualità di presidente dell’Invimit, società al 100% del Tesoro ma fuori del perimetro della Pa, non rientra neppure nel novero di coloro i quali devono rispettare il divieto di cumulo. E dunque ha il via libera all’accumulo di un doppio, lauto stipendio. Non fatelo sapere ai prof del resto del Paese.

Docenti a 300 mila euro, ci sono... nelle scuole per i dirigenti pubblici

La tabella riportata dal Sole 24 Ore