La guerra dei droni: Usa, Russia, Iran, Turchia, Egitto, Israele…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 16 Settembre 2019 11:21 | Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2019 11:21
La guerra dei droni è già qui: Usa, Russia, Iran, Turchia, Egitto, Israele...

La guerra si fa con i droni (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – E’ già iniziata, anzi è in corso, la prima guerra dei droni. Succede in Medio Oriente dove a scontrarsi ed operare non sono i cloni di Guerre Stellari ma i droni di mezzo mondo. Teatro, il Medio Oriente, dove provare nuovi strumenti e nuove tecniche di guerra, come già successo molte volte in passato, e dove operano, direttamente o per interposta milizia, Usa, Russia, Israele, Turchia. Iran, Arabia Saudita, Egitto, Siria e Yemen.

Tra quello che sta accadendo nella penisola Arabica e il film ‘La Guerra dei Cloni’ delle saga di Star Wars non c’è solo un’assonanza fonetica, ma nell’uno come nell’altro caso c’è una guerra combattuta per interposta ‘persona’. E se nella pellicola a scontrarsi erano i cloni creati per formare un’esercito che prima non c’era, nella realtà sul campo di battaglia ci sono i droni, apparecchi a pilotaggio remoto che sgravano gli eserciti che prima si combattevano da perdite umane e responsabilità dirette.

Polveriera il Medio Oriente, come è sempre stato, capace di far sempre traballare gli equilibri geopolitici mondiali. Ma anche scenario e luogo dove mettere alla prova e testare le nuove tecniche di guerra. Accadde negli anni ’60 quando, nella guerra del Kippur, si affrontarono i carri armati di nuova generazione americani e sovietici; negli anni ’70 quando toccò ai caccia, sempre Usa-Urss e sempre di nuova generazione e quando, nel kibbutz di Maalot, fu messo in pratica per la prima volta un’attacco terroristico ‘moderno’. Ed è lì che furono messi in campo i camion bomba ed usati i primi cyberattacchi.

Un percorso e un terreno di prova in cui ora tocca ai droni, per la prima volta usati su larga scala e soprattutto da tanti Paesi diversi. Ultimo atto di questa guerra, l’attacco ai terminal petrolifici dell’Arabia Saudita. Attacchi rivendicati dai ribelli yemeniti Houti ma che potrebbero essere partiti anche da Nord, anziché da Sud.

Paradossalmente è però quasi irrilevante da dove siano partiti perché, in quella Regione, in molti usano ribelli o milizie non ufficiali per condurre le proprie operazioni. Così gli Houti, sciiti, sono armati dall’Iran contro l’Arabia Saudita, paladina dei sunniti. Iran, principale forza sciita della regione, che usa la tecnologia dei droni non solo attraverso lo Yemen ma anche attraverso Hezbollah in Libano e anche direttamente contro le petroliere nel Golfo Persico. Droni iraniani che sono però in nutrita compagnia perché, negli stessi cieli, volano anche quelli americani, come sempre all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, anche se almeno uno è stato abbattuto proprio dagli iraniani.

E ci sono poi quelli russi, da sempre tecnologia alternativa a quella a stelle e strisce che, dalla Siria e dalla basi costruite in quel Paese, testano le proprie capacità operative. Ci sono quelli Turchi e quelli egiziani, i primi in volo sulle teste dei curdi e i secondi a pattugliare il Sinai a caccia di cellule jihadiste. E poi ci sono, naturalmente, i droni europei dislocati a pattugliare le rotte del contrabbando, dei traffici illeciti e del traffico di esseri umani. Tanti attori in un teatro piccolo ma dal sicuro successo, almeno dal punto di vista militare. Lì infatti come racconta la storia recente si sono spesso misurati gli equilibri e le forze in campo a livello mondiale. Lo si è fatto con tanti tipi di armamenti diversi nel tempo e lo si fa ora con l’ultimo ritrovato a livello bellico: i droni. E’ cominciato poco più di un anno fa, nell’estate del 2018, quando un velivolo senza pilota iraniano fu abbattuto nei cieli israeliani. Dodici mesi dopo è la prima guerra dei droni.