Mucchio destra in Sicilia. “Drogato…figlio di puttana”, si erano tanto odiati

di Riccardo Galli
Pubblicato il 23 agosto 2012 14:28 | Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2012 14:28

Raffaele Lombardo (Lapresse)

PALERMO – “Micciché ha detto una mascalzonata, insieme a tante altro sciocchezze su questo suo finto Partito del Sud, forse in preda ad indotta eccitazione alla quale pensavo si fosse sottratto”. “Lombardo ha detto così perché è un figlio di puttana, ma non ha importanza, va bene così. E’ uno che si difende, è disperato, ormai è fallito”. E’ il simpatico scambio di opinioni che animò il duo Lombardo / Micciché non più di un paio di anni fa. Ma come Red e Toby, la favola Disney, Lombardo e Micciché devono essere nemici-amici perché oggi, dopo essersi dati rispettivamente e pubblicamente del drogato, fallito e figlio di puttana, sono stati i due primi e fondamentali sponsor di Nello Musumeci come candidato governatore siciliano. “Tutto quello che unisce il centro destra è bene” ha commentato Cicchitto dopo l’investitura dell’uomo di Storace, ma quello che era il Polo della libertà sembra essere ora la sagra del c’eravamo tanto odiati.

Ma se solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra, le critiche a questo modus operandi non possono certo venire dagli avversari politici. Proprio in Sicilia il Pd ha sostenuto la giunta Lombardo dopo che alle elezioni erano avversari e dopo aver detto di lui peste e corna: “E’ temibilissimo, perché ha costruito un sistema di potere clientelare spaventoso che ha riportato la Sicilia al Mediovo” aveva detto Anna Finocchiaro. E ancora in Sicilia le storie di Orlando, Fava e altri insegnano che in politica dimenticare in fretta per governare è una pratica assai diffusa.

Ma se gli avversari mantengono un silenzioso pudore, non altrettanto deve fare Gian Antonio Stella che, sul Corriere della Sera, racconta la “mossa del cavallo” del duo Lombardo / Micciché: da nemici giurati ad alleati d’odio, come Stella li definisce. Alleati contro per sostenere il “terzo incomodo” ritrovatosi, quasi inaspettatamente, il candidato ufficiale del Pdl per la poltrona da governatore dell’isola. Nello Musumeci infatti coniugava in sè il massimo fastidio e il massimo sgarbo che Lombardo e Micciché potessero infliggere ai loro nemici.

Lombardo aveva qualche conto da saldare con il Pd che, dopo averlo sostenuto, lo aveva di fatto spinto alle dimissioni. E cosa più di un uomo di Storace, della Destra, poteva infastidire il Pd? Domanda retorica ovviamente. Mentre Micciché, i suoi nemici, li ha soprattutto nelle fila del Pdl, tra quelli che hanno boicottato la sua candidatura e che avrebbero voluto al suo posto il rettore dell’università di Palermo. Imporgli Musumeci è stata per lui certo una piccola ma significativa rivincita.

Così i due, il “drogato” e il “figlio di puttana”, come si erano amichevolmente definiti, per colpire obiettivi diversi hanno trovato una strategia comune. E se come scrisse Balzac, citato da Stella, “l’odio senza desiderio di vendetta è come un seme gettato sul granito”, a Palermo il desiderio di vendetta ha fatto il miracolo, riunendo i nemici / amici. Aggiungere poi gli odi, al plurale, interni e manifesti dentro il Pdl siciliano e tra la varie famiglie del Pdl e le varie famiglie autonomiste e si ottiene la destra isolano “leghista” che ammucchia di fronte agli elettori Berlusconi, Alfano, Saverio Romano, Raffaele Lombardo, Nello Musumeci, Francesco Storace, Gianfranco Micciché. Ammucchiati un momento dopo essersi odiati, ferocemente odiati. Gli avversari non è che si vogliano bene: il candidato Udc-Pd Rosario Crocetta sta sullo stomaco, pubblicamente, a Claudio Fava e viceversa, Leoluca Orlando non l’ha perdonata a Fava, ma questa è un’altra storia e storia diversa: la destra si odia per mettersi insieme, la sinistra si odia per dividersi, mica solo in Sicilia.