Riccardo Galli

Mentana a Toti: “Ma che giornalista sei?” Toti a Mentana: “Politico come voi”

Giovanni Toti

Giovanni Toti (foto Lapresse)

ROMA – Avete presente quelle liti tra bambini in cui i pargoli, anche se cresciutelli, si rinfacciano, l’un l’altro, il classico “ha cominciato prima lui…”? I protagonisti della lite, solo verbale e a distanza, non sono in questo caso bambini ma la reazione di uno dei due, non è da quella di questi poi così dissimile. Oggetto del contendere, l’opportunità per un giornalista, già bi-direttore di tg, di prender parte ed essere partecipe, protagonista e non testimone, alle riunioni di vertice di un partito. Con la prospettiva, tutt’altro che nascosta, di divenire di quel partito uno dei massimi dirigenti.

Per chi non lo avesse capito i protagonisti della vicenda sono Giovanni Toti, direttore del Tg4 e di Tgcom, ed Enrico Mentana. Il partito in questione, nemmeno a dirlo, Forza Italia, di proprietà, pardon, di paternità di quel Berlusconi Silvio che è anche l’editore dei Tg diretti da Toti.

La polemica è nata ieri sera quando Mentana, dal suo tg in onda su La7, ha posto l’interrogativo sull’opportunità o meno per un giornalista, per di più con responsabilità direttoriali, di partecipare non come spettatore ma come attore all’attività politica di un partito.

“Apriamo una parentesi – ha detto Mentana nel suo consueto editoriale -, si può essere contemporaneamente giornalisti e prender parte alle riunioni di un partito? A proposito di questa questione non si è detto nulla sinora. Dirigere ed essere coordinatore è evidentemente impossibile, ma anche adesso sarebbe forse il caso di dare uno stacco rispetto alla responsabilità giornalistica nella quale noi ci ostiniamo a credere”.

Toti, detto il “pupino” in contrapposizione al “pupone” Totti che di “T” nel cognome ne ha due, non ha, come era prevedibile, gradito l’uscita dell’illustre collega. “Se leggesse i giornali – ha detto stizzito -, scoprirebbe che non rivesto cariche”. Cosa verissima, se però Toti guardasse i tg, si potrebbe obiettare, saprebbe che Mentana domandava se, anche senza rivestire cariche, non fosse “sconveniente” la sua doppia ubicazione.

Promettendo di dimettersi nel caso gli venisse assegnato qualche incarico, Toti ha poi voluto sottolineare come altri giornalisti prima di lui avessero messo piede in politica. Su La7, ha ricordato Toti, hanno lavorato “Santoro e Gruber” che sono stati europarlamentari, e Ruotolo che “non ce l’ha fatta”. Altrettanto vero, come è però vero che sia Santoro che la Gruber non hanno mai sovrapposto, almeno temporalmente, i due ruoli. O facevano i giornalisti, o i parlamentari.

La questione posta da Mentana non si risolve però analizzando le singole parole dette dall’uno o dall’altro, nemmeno quando suonano più come infantili risposte che altro. La questione dell’opportunità per un giornalista di “mischiarsi” con la politica è una questione antica e mai, in fondo, risolta.

Posto che ogni cittadino ha il diritto di dire la sua e di partecipare alla res publica, è anche vero che, nel caso dei giornalisti, questa partecipazione può essere fortemente, anzi ferocemente in contrasto con il loro lavoro. Come ha ricordato Mentana presupposti per essere un buon giornalista sono l’imparzialità e l’indipendenza. E che si tratti di Toti e Forza Italia o di Ruotolo e Rivoluzione Civile la questione non cambia, cambiano gli attori ma non la sostanza.

Un giornalista de La Padania può, ovviamente, candidarsi con la Lega e prendere parte al direttivo di questa. Ma un giornalista di una testata non “di partito” non potrebbe e non dovrebbe farlo. Partecipare alle riunioni, essere parte seppur senza incarichi della direzione di Forza Italia o del Partito Democratico, fa inevitabilmente venir meno quel principio di imparzialità che dovrebbe essere parte integrante dell’essere giornalista. Delle due l’una quindi, o Toti non è, almeno in questo momento, un buon professionista, o i Tg Mediaset somigliano un po’ troppo ai giornali di partito. La seconda che hai letto è quella giusta.

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